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L’ex militante

Nei primi anni settanta l’Irlanda del Nord attraversava il periodo più cupo del conflitto. Le strade di Belfast erano uno scenario di guerra fatto di bombe e scontri a fuoco quotidiani. Era difficile anche spostarsi per andare a scuola o al lavoro. Gli autubus di linea, infatti, erano stati sospesi perchè venivano usati come barricate durante i troubles e, la zona Ovest di Belfast – quella dove viveva la maggioranza della popolazione irlandese – era praticamente isolata dal resto della città. Serviva una soluzione veloce per aiutarli. E proprio per questo, il giovane repubblicano Sonny O’Reilly, ebbe l’idea di andare a Londra per comprare dei vecchi taxi degli anni quaranta e utilizzarli a Belfast. Così, quelli che qui sono chiamati «Black Taxi», sono diventati l’unico mezzo di trasporto per i nazionalisti irlandesi.
«Il governo britannico cercò di ostacolare questo servizio per la popolazione con tutta una serie di provvedimenti e limitazioni». A parlare a ilGiornale.it è Eddie Fay, 59 anni, ex militante in prima linea della «Provisional Irish Republican Army» (PIRA), la corrente nazionalista dell’Esercito Repubblicano Irlandese (IRA) che si differenziava da quella di ispirazione marxista dell’«Irish National Liberation Army» (INLA). Eddie ora ha lasciato la lotta armata alle spalle ma continua ad aiutare il suo popolo. Come molti suoi ex camerati è un simpatizzante dello Sinn Féin – diventato attualmente il secondo partito dell’Irlanda del Nord –, ed è nel direttivo del «West Belfast Taxi Association», l’associazione che gestisce ufficialmente i taxi neri dal 1981.

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«Mentre erano in servizio durante gli scontri, moti autisti sono stati uccisi. Caduti sotto il fuoco delle truppe britanniche». Perchè i «Black Taxi» non solo trasportavano le persone dalla zona repubblicana di Falls Road a Castle Street – dove inizia il Centro di Belfast e dove ora ha sede l’autorimessa dell’associazione -, ma erano ovunque quando c’era bisogno. «Quando c’era un attentato e bisognava soccorrere i feriti e portarli all’ospedale, i Black Taxi erano lì pronti a farlo. Nonostante il pericolo. Nonostante la RUC (Royal Ulster Constabulary, il corpo di polizia dell’Irlanda del Nord rimasto attivo fino al 2001, Ndr) gli sparava addosso». Ma Eddie può solo raccontare quello che gli è stato detto. Perchè lui, in quegli anni, era un soldato.


La lotta armata come unica soluzione


«Mi sono arruolato nell’Esercito Repubblicano Irlandese nel 1970 perchè mi sembrava l’unica cosa giusta per poter aiutare la mia gente». Erano gli anni che le truppe britanniche avevano occupato Falls Road e tutta la parte Ovest di Belfast. «C’era il coprifuoco e senza motivo i militari inglesi venivano nelle nostre case per perquisirle e le intimidazioni contro la popolazione erano continue. Ma soprattutto, entrai a far parte dell’IRA dopo il catrastofico incendio di Bombay Street, quando nell’agosto del 1969, gruppi di lealisti armati bruciano le case di più di mille e cinquecento persone». Questo attacco porto molta gente del posto ad unirsi alla lotta armata come reazione più naturale in risposta alla violenza britannica.

Eddie non stava nelle retrovie. Mi dice che era nella prima linea in servizio attivo del 1° battaglione della «Belfast Brigade», quello che operava fino alla zona di Andersonstown. Ma quando gli chiedo alcuni dettagli preferisce non rispondere. Taglia corto: «Nel 1976 sono stato arrestato». Per cosa? «Per una esplosione a Belfast», risponde senza aggiungere altro. E’ stato imprigionato nei blocchi H della prigione Long Kesh, nello stesso periodo di Bobby Sands, il giovane repubblicano morto il 5 maggio del 1981 dopo 66 giorni di sciopero della fame. L’obiettivo del suo gesto, seguito presto da altri volontari detenuti, era quello di richiedere ai suoi carcerieri alcuni diritti che avrebbero consentito agli esponenti dell’IRA di ottenere lo status di prigionieri politici.

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La vita dopo il carcere


«Nel 1986 quando sono uscito dal carcere avevo ancora il desiderio di torrnare a combattere per la mia gente impungnando le armi. Ma molte cose stavano cambiando: stava inizando il processo di pace e lo Sinn Féin stava crescendo. Così ho deciso di continuare la mia lotta pacificamente». Eddie dal 1993 lavora con i «Black Taxi» assieme a molti suoi ex compagni di combattimento. Ancora oggi, infatti, alla «West Belfast Taxi Association», ci lavorano per la maggioranza ex militanti dell’IRA ed ex prigionieri politici. Con lo stesso spirito con il quale sono nati i taxi neri. E con la stessa voglia di vedere, prima o poi, un’Irlanda unita e libera dall’oppressione britannica.