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Assalto finale dell’esercito di Assad
contro i ribelli della Ghouta orientale

Damasco non ha subito le stesse devastazioni di Aleppo nella guerra: nel centro della capitale siriana, il conflitto si è fatto sentire maggiormente negli aumenti dei prezzi, nella precarietà della quotidianità e nell’impoverimento di una città diventata dimora anche per migliaia di cittadini scappati dal resto del Paese in fiamme; pur tuttavia, la più importante città siriana non è esente dal problema della sicurezza e dalle operazioni belliche, alcune delle quali tengono con il fiato sospeso gran parte della sua popolazione. È il caso della regione damascena denominata “Ghouta Est”, la quale si estende dall’estrema periferia della capitale e comprende numerose importanti cittadine dell’area urbana di Damasco, quali ad esempio Duma ed Harasta oltre che un vasto territorio della campagna circostante; questa zona è diventata tristemente famosa per essere sede della cosiddetta “sacca” ribelle – islamista più grande attorno la capitale siriana, da cui spesso partono razzi e missili verso il centro di Damasco.

Le Tiger Force pronte ad intervenire

Da qualche settimana a questa parte, i comandi militari siriani sembrano aver cambiato strategia sulla Ghouta: non più azioni di contenimento, volte semplicemente ad impedire pericoli per il centro di Damasco, ma la preparazione di operazioni in grado di ridimensionare una volta e per tutte l’enclave islamista a pochi chilometri dal centro del cuore politico siriano. Lo si è compreso osservando i trasferimenti di mezzi, uomini e munizioni da altri fronti oramai considerati più stabilizzati e sicuri; in particolare, diversi video su Twitter e sui canali social vicini all’esercito siriano hanno mostrato l’arrivo nei pressi della Ghouta Est delle squadre d’élite delle truppe di Damasco e questo, di fatto, dovrebbe significare l’imminente avvio delle più importanti e grandi operazioni afferenti allo smantellamento della sacca islamista. Ad intervenire dovrebbero essere anche le Tiger Force, l’unità di punta dell’esercito fedele al presidente Assad; sono loro gli squadroni più temuti dagli islamisti, in questi sette anni di guerra il loro apporto ha spesso risolto in maniera decisiva diverse battaglie sia contro Al Nusra che contro l’Isis.

Le Tiger Force non vengono adoperate per azioni di semplice contenimento, bensì di assalto alle principali e fortificate linee nemiche soprattutto quando è necessario guadagnare terreno nel più breve tempo possibile; Damasco vuole chiudere i conti con la sacca della Ghouta Est, ma la battaglia non si prevede affatto semplice: questa zona, soprattutto negli ambienti urbani a ridosso della capitale, si presenta come un reticolato complesso fatto di bunker, nascondigli e depositi di armi e munizioni, grazie ai quali nonostante quattro anni di assedio gli islamisti ed i terroristi presenti hanno potuto resistere senza abbandonare le loro posizioni. Questa sacca è una vera e propria spina nel fianco per Damasco: da lì partono razzi verso il centro, mentre numerosi soldati sono costretti ad essere tolti dai vari fronti per sorvegliare un territorio che, anche se assediato, rappresenta un pericolo per la capitale in quanto molto vicino ai palazzi della politica siriana. Adesso i vertici dell’esercito sono pronti alla definitiva resa dei conti contro la miriade di sigle che minacciano da vicino la città più rappresentativa del Paese.

La storia della sacca della Ghouta Est

Il territorio a ridosso della periferia orientale di Damasco occupato dai terroristi rappresenta ciò che rimane del grande assedio che ha riguardato la capitale siriana nel luglio 2012, quando cioè sembrava che oramai il governo di Assad fosse destinato a cadere e crollare sotto la pressione delle forze islamiste; in quelle settimane, Damasco era circondata quasi interamente dai gruppi cosiddetti “ribelli”, le vie di fuga per l’esercito regolare erano limitate pur tuttavia il mancato appoggio popolare ai nemici del governo e la risposta dei lealisti ha determinato una respinta dell’assalto, con conseguente recupero del territorio da parte di Assad. In questo contesto, alcune zone però sono rimaste in mano islamiste con la formazione di piccole sacche anti governative attorno al centro di Damasco; tra il 2013 ed il 2017, gran parte di queste enclavi fuori controllo sono state estinte sia per “manu militari” che a seguito di iniziative politiche: l’ultima ed unica sacca, rimane quindi quella della Ghouta Est, contro la quale è dunque prossima l’azione delle Tiger Force.

La sacca della Ghouta Est è tristemente famosa anche per l’episodio di Jobar, accaduto nel settembre 2013; in questo quartiere di Damasco, controllato dagli islamisti, si è verificato un bombardamento chimico che ha ucciso diversi civili: l’attribuzione all’aviazione di Assad di tale episodio ha portato ad un passo dall’attacco Usa contro la Siria da parte dell’amministrazione guidata da Barack Obama, pur tuttavia indagini successive hanno dimostrato l’estraneità del governo di Damasco a quel bombardamento. Nella Ghouta Est alcune zone sono oramai prive di civili, come nella stessa Jobar dove sono rimasti soltanto miliziani islamisti a difesa degli scheletri dei palazzi sventrati da anni di conflitto, ma in città come Duma ed Harasta sono ancora migliaia i cittadini “intrappolati” ed a rischio quindi di essere coinvolti in quella che, inevitabilmente, si prevede come una delle più importanti operazioni militari del conflitto siriano.

  • johnny rotten

    Nei racconti dei giornalisti occidentali si continua a confondere Assad con il Popolo Syriano, comunque le sacche sono due intorno a Damasco, a sud c’è ancora la sacca di Yarmuk contesa tra due diverse fazioni di terroristi al soldo dell’occidente e di israele.

  • Vlado Cremisi

    Già si parla che Aleppo è superata in fatto di atrocità e vorrei sottolineare che quella battaglia di liberazione era per difendersi dall’avanzare dello stato islamico, qui è il contrario
    Adesso voglio vedere dopo quante bombe le unità speciali e, sopratutto Hezbollah, interverranno
    Il target principale di Assad è chiarissimo, eliminare qualunque mussulmano civile da quelle zone perchè la questione il presidente l’ha trasportata sul piano religioso