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L’esercito iracheno libera Hawija:
il Califfato perde un altro pezzo

L’esercito iracheno ha liberato Hawija, l’ultima roccaforte dello Stato islamico nel nord del Paese. L’offensiva, iniziata il 21 settembre scorso, prosegue però nella provincia di Kirkuk, dove i jihadisti controllano ancora le località di Saidia e Hilua. Nell’ultimo mese, gli aerei della coalizione a guida americana hanno bombardato pesantemente le postazioni dei terroristi, proprio come era successo lo scorso luglio a Mosul (Guarda il reportage di Fausto Biloslavo sugli ultimi giorni della capitale irachena dell’Isis).

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Ieri, le forze di sicurezza irachene avevano annunciato di aver lanciato l’offensiva finale contro le bandiere nere. Sono state di parola: in meno di 24 ore, infatti, hanno eliminato la minaccia jihadista. La battaglia – che ha visto in campo anche la polizia federale, le unità di reazione rapida e i miliziani sciiti delle Hashd Shaabi,  le celebri “Unità di mobilitazione popolare” – si è concentrata sul centro di Hawija, sulla regione di al-Riyad e sui villaggi della zona. Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione per le Nazioni Unite, sarebbero più di 12mila le persone in fuga mentre quelle rimaste in città sarebbero 78mila.

Come ha scritto Giordano Stabile su La Stampa, “nel distretto di Hawija, secondo i servizi curdi, c’erano ancora circa duemila jihadisti che però, come a Tal Afar un mese fa, hanno opposto poca resistenza. Il timore è che si siano mimetizzati fra la popolazione arabo-sunnita per creare cellule silenti da usare poi in attacchi a sorpresa e attentati. Kirkuk dista solo 60 chilometri e ha una popolazione mista, con un terzo circa di arabi sunniti. I curdi temono attacchi che potrebbero innescare scontri settari e complicare la marcia verso l’indipendenza”. 

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Nella serata di ieri dozzine di terroristi dello Stato islamico si sono arrese di fronte all’esercito iracheno. 

L’avanzata è stata, come al solito, difficoltosa, soprattutto dopo il ritrovamento di una fossa comune di militari dell’esercito iracheno giustiziati dalle bandiere nere. Le bandiere nere, come già successo in passato, ha dato fuoco a due pozzi petroliferi per fermare il cammino delle truppe di Baghdad.

Ucciso lo “sceicco dei cecchini”

Nella battaglia, inoltre, è stato ucciso anche “lo sceicco dei cecchini”, come era conosciuto Abu Tahsin al Salhi, 63 anni, iracheno, e veterano della Guerra dello Yom Kippure del 1973 dei Paesi arabi contro Israele. Lo sniper era riuscito a eliminare 320 uomini di Al Baghdadi. Come riporta l’Agi, Al Salhi aveva iniziato a sparare nel 1973, come membro della brigata irachena che combatté nelle Alture del Golan contro Israele. Lo sceicco non si è mai tirato indietro di fronte a una guerra. Nel 1980 è in prima linea contro Teheran, poi partecipa all’invasione del Kuwait e, infine, contro le truppe americane durante la Seconda guerra del Golfo. 

Trentamila bambini in pericolo

Secondo quanto riporta Save the Children , “fino a 30mila bambini nella città di Hawija sono in estremo pericolo, esposti a bombe e combattimenti”. Aram Shakaram, vicedirettore dell’Ong in Iraq, fa sapere che i bimbi della città “hanno già sofferto orribilmente mentre la città era sotto il controllo dell’Is. Cibo, acqua e medicine stanno finendo e ci risulta che molti bambini siano deboli e malnutriti. Scuole e ospedali sono stati chiusi. Ora le famiglie affrontano una scelta terribile: restare, mentre i combattimenti si intensificano, oppure mettere a rischio la propria vita fuggendo a piedi, per 12 ore attraverso campi minati e con la presenza dei cecchini e infine guadare un fiume per raggiungere la salvezza”. Shakaram aggiunge inoltre che, “con le strade interrotte, è imperativo che tutte le forze irachene e della coalizione aprano vie di fuga per le persone, consentendo ai civili di scappare ovunque vi sia maggiore sicurezza”.

L’Isis sta per scomparire

Se si guardano le mappe che aggiornano in tempo reale ciò che sta accadendo in Medio Oriente (qui), si nota che lo Stato islamico ha perso la gran parte dei suoi territori. In Siria controlla la parte orientale del Paese, mentre in Iraq quella occidentale. Le grandi città sono ormai state perse. Raqqa sta per cadere. Il Califfato dovrà diventare, come suggerisce Stabile, “soltanto una forza jihadista in clandestinità, come lo è stato nel periodo fra il 2008 e il 2013, quando Al-Qaeda in Iraq, poi Stato islamico in Iraq (Isi), era stata cacciata dalle principali città ed era passata alla guerriglia fino a riemergere con la guerra civile in Siria e la crisi innescata in Iraq dalla cattiva gestione dell’ex premier Nouri al-Maliki”.

  • deadkennedy

    anita…. o ma i tuoi ameri-stronzi li prendono a calci in culo ovunque…. HAHAHAHAHA