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L’enigma della foto di Puigdemont
(che prepara il ritorno in Catalogna)

Scegliere un’immagine, molto spesso, vale più di mille parole, soprattutto nel mondo di oggi dominato dai social network. Carles Puigdemont, da esperto di media e di tecnologia, ne è perfettamente consapevole. Il suo utilizzo di internet, di Twitter e Facebook, è stato uno dei principali motori della campagna secessionista e della crescita del suo partito. E in questo sistema mediatico in cui la vita pubblica e privata di un politico si uniscono in uno strano intreccio da cui è difficile comprendere dove inizia una e termina l’altra, anche una foto postata su Instagram può diventare oggetto di interpretazioni. Puigdemont probabilmente lo sapeva benissimo quando ha deciso di inserire nel suo account una foto così densa di significati. L’ex presidente della Catalogna ha deciso di pubblicare sul social una foto che immortala due persone che camminano su una strada al confine tra Francia e Spagna, proprio in quella provincia di Girona che ha visto nascere e crescere la stella di Puigdemont, ora in auto-esilio a Bruxelles. I media spagnoli, in particolare il quotidiano catalano La Vanguardia, hanno individuato il luogo fotografato nella carrettera C-38, all’uscita di Campodron, direzione Mollò, le ultime due località spagnole prima della frontiera francese, dove sorge Prats-de-Mollo-la-Preste (in catalano Prats de Molló i la Presta).  In lontananza una caserma della Guardia Civil, forza di sicurezza divenuta il simbolo del pugno duro del governo di Madrid contro il referendum (illegale) del primo ottobre.

Scegliere di pubblicare questa foto non è evidentemente una decisione casuale. Il luogo immortalato ha, infatti, un significato molto preciso nella storia recente della Catalogna e di tutta la Spagna, perché il tracciato della carrettera C-38 è lo stesso della strada percorsa dai tanti esiliati che scappavano in Francia durante la Guerra Civile. Un luogo di fuga dunque, ma anche un luogo che per il secessionismo catalano rappresenta il simbolo della lotta per l’indipendenza. Fu proprio dalla località di Prats de Molló che Francesc Macià, l’Avi, “il nonno”, come veniva chiamato dai suoi sostenitori catalani, lanciò la fallita insurrezione della Catalogna nel 1926, durante la dittatura di Primo de Rivera. Il suo tentativo di scendere in Catalogna e proclamare la Repubblica fu però fermato dall’intervento della Gendarmeria francese, che costrinse Macià a un periodo in esilio tra Belgio e Argentina, sognando di ritornare a Barcellona e dintorni e provare a realizzare il suo sogno repubblicano. Sogno che si concretizzò (e si infranse subito dopo) nel 1931, quando, alla guida di Esquerra Republicana, proclamò la Repubblica. Insurrezione finita dopo pochi mesi quando rinunciò alla carica di presidente della repubblica per accontentarsi si quella di presidente della ricostituita Generalitat de Catalunya con più ampia autonomia.

Ci sono tante assonanze tra l’avventura di Macià e quella di Puigdemont. Il tentativo di secessione, la condanna della giustizia, la fuga in Belgio, e la vittoria elettorale. E pubblicare una foto da Campodron non lascia dubbi sul fatto che ci sia un chiaro intento di lanciare un messaggio politico. Ma quale? Molti parlano di un possibile ritorno di Puigdemont in Catalogna per essere investito della carica di presidente dopo che il suo partito è risultato il più votato del blocco indipendentista. Ma c’è la spada di Damocle della giustizia spagnola che pende sulla sua testa: se rientra, la polizia lo arresta ed è pronto il processo per sedizione. Potrebbe essere anche una foto che indica l’esilio, la fuga, come avveniva su quella stessa carretera durante la Guerra Civil, tema sempre molto caro e utilizzato dalla propaganda catalanista per attaccare il governo Rajoy. Ma è una foto che potrebbe anche tradursi nel fatto che la fuga non ferma la volontà di guidare il processo indipendentista con la possibilità di farsi eleggere presidente “da remoto” mentre è a Bruxelles. Oppure vuole rievocare Macià, tornare a Barcellona, rinunciare all’indipendenza e ottenere più poteri. Il tutto mentre la situazione in Catalogna appare tutt’altro che semplice. E dove sono in molti a credere che l’unica soluzione a questa paralisi istituzionale sia indire nuove elezioni, che si terranno tra la primavera e l’estate di quest’anno. La spaccatura della Catalogna è evidente nei risultati di questo voto: un parlamento diviso a metà come la cittadinanza. Gli indipendentisti non sembrano intenzionati a scendere a compromessi, mentre Ciudadanos, il partito più votato, chiede di fermare le velleità secessioniste. Punti di convergenza non ce ne sono e Puigdemont, adesso, gioca le sue carte da Bruxelles mentre Junqueras, leader di Esquerra, continua a rimanere in prigione. Intanto, Joan Maria Piquè, portavoce dell’ex presidente della Generalitat, ha annunciato che Junts per Catalunya e Esquerra Republicana de Catalunyahanno raggiunto un accordo per confermare Puigdemont come candidato presidente della Catalogna: ipotesi rifiutata sia da Ciudadanos che dal governo Rajoy e che spalanca le porte a una nuova crisi. Quella foto rivelerà tante cose.