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Le elezioni presidenziali a Cipro
e la prospettiva della riunificazione

Il voto ha decretato la continuità, così come del resto era previsto già alla vigilia: il riferimento è alle elezioni presidenziali tenutesi a Cipro nella giornata di domenica, che ha visto l’affermazione del capo di Stato uscente, Nicos Anastasiades, leader di una coalizione di centro – destra; il vincitore si è imposto con il 56% dei consensi, a fronte del 44% invece dell’avversario Stavros Malas. Quest’ultimo era a capo di una coalizione di centro – sinistra ed era, soprattutto, sostenuto dall’AKEL, ossia il Partito Progressista dei Lavoratori; tra i due le divergenze, durante le campagna elettorale, hanno riguardato la sfera economica mentre, dall’altro lato, entrambi hanno rilanciato la necessità di tornare a sedersi al tavolo dei negoziati con i turco ciprioti.

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In quest’isola, la terza più grande del Mediterraneo dopo Sicilia e Sardegna, si è infatti votato soltanto da una parte: le urne sono state aperte nella zona greca, quella cioè dove ha sede la Repubblica Cipriota riconosciuta a livello internazionale e legata, da un punto di vista linguistico e culturale, alla Grecia; la zona turca è in mano invece alla Repubblica di Cipro del Nord, riconosciuta soltanto da Ankara.

Le ragioni del successo di Anastasiades

Il capo di Stato uscente ha chiuso in testa il primo turno con il 35% dei consensi, seguito con il 25% da Malas; il ballottaggio nato da questi risultati, è stato di fatto il medesimo di cinque anni fa: Anastasiades e Malas si sono già sfidati nel 2013, con il leader del centro – destra uscito vincitore proprio come nelle scorse ore. Nelle scorse presidenziali, la parte greca di Cipro è andata al voto nel bel mezzo di una tempesta economica e finanziaria che ha rischiato di far collassare il sistema bancario, ma anche sociale, della parte controllata dalla Repubblica riconosciuta internazionalmente ed appartenente dal 2004 all’UE; in questo quinquennio, l’economia è tornata ad essere sotto controllo e leggermente in ripresa ed è stata questa la carta vincente del capo di Stato che, in questo sistema presidenziale, è anche capo dell’esecutivo.  

Per la verità, le difficoltà economiche anche negli ultimi tempi non sono mancate, così come alcune politiche di tagli e di austerity che hanno penalizzato il ceto medio; pur tuttavia, per Anastasiades a risultare maggiormente favorevole è stato il confronto con i ‘fratelli maggiori’ greci, alle prese dopo quasi dieci anni ancora con i devastanti effetti della crisi e con le gravi conseguenze sociali prodotte dalle politiche della troika. Con Atene i greco ciprioti hanno ovviamente un rapporto diretto e privilegiato, gli abitanti dell’isola hanno ben chiare le condizioni in cui versa la madrepatria ed è stato proprio il paragone con la Grecia a determinare forse l’esito del voto: a fronte di una popolazione ellenica ancora stremata dal caos causato dall’economia, la tenuta della situazione a Nicosia e nelle altre città greco cipriote ha dato, al capo di Stato uscente, la spinta giusta alla vittoria elettorale ed alla sua riconferma.

Il nodo spinoso della riunificazione

“La sfida più grande è riunificare il paese”: Anastasiades non ha certo usato molti giri di parole per evidenziare quella che appare come il principale obiettivo del suo prossimo governo, ponendo ancora una volta come prioritaria la questione della riunificazione dell’isola. Se da un lato il dialogo per giungere finalmente ad un accordo si è arenato lo scorso anno, dall’altro però lo stesso riconfermato capo di Stato ha evidenziato e sottolineato come, durante la sua presidenza, si è arrivati comunque molto più vicini alla risoluzione del conflitto rispetto che in passato. Secondo Anastasiades, i negoziati anche se arenati sono comunque un’ottima base di partenza per riprendere il filo del dialogo con la parte turca di Cipro; anche il suo avversario sconfitto si è presentato d’accordo nel sostenere questa prospettiva, dunque il quadro politico uscito da queste consultazioni appare vocato all’ottimismo sul ritorno ai tavoli dei negoziati. Dall’altro lato del muro di Nicosia, il governo che rappresenta i turco ciprioti osserva con interesse l’evolversi della situazione e sembra comunque pronto a riprendere il filo dei discorsi interrotti pochi mesi fa.

La questione cipriota si trascina oramai da quasi 44 anni: era il 1974 quando, per difendere la minoranza turca dai presunti pericoli derivanti da un colpo di Stato voluto per far annettere Cipro alla Grecia, l’esercito di Ankara ha inviato numerose truppe che hanno occupato le regioni storicamente a maggioranza turcofona. Pur tuttavia, la neonata Repubblica di Cipro del Nord, riconosciuta solo dalla Turchia, ha inglobato diverse zone greco cipriote e, da allora, il muro innalzato a Nicosia ha rappresentato un confine mai più smilitarizzato; adesso però, dopo vari tentativi, le due parti sembrano nuovamente tornare ad esprimere la volontà di provare a siglare quanto meno un primo accordo.

  • L’ultimo dominatore del web

    Ritengo l’unificazione di Cipro una cosa giusta, d’altronde storicamente
    sono sempre stati un popolo unico. Tuttavia la Turchia non lascerà mai che ciò
    avvenga. Un’isola di Cipro unita farebbe comodo sia agli autoctoni sia in
    chiave UE e NATO.