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Le donne diventano simboli solo se sono di sinistra

Le leader politiche nel mondo sono poche, scandalosamente poche a fronte invece di una crescente affermazione nel settore privato dove, secondo Fortune, nel 2016 le ceo sono aumentate del 20 per cento rispetto al 2015. Sempre nel 2016 capi di Stato e Premier donne nel mondo erano solo nove, la metà rispetto al 2014: «In due anni sono tornate a quante erano nel 2009», ha scritto il Washington Post nel gennaio scorso, commentando la sconfitta di Hillary Clinton nella corsa alla presidenza e prendendo il fiasco della navigata ex Segretaria di Stato come caso emblematico di un trend internazionale a considerare sempre meno le donne una risorsa etica e pragmatica per il riscatto della politica corrotta, compromissoria e vaniloquente di stampo maschile. Vengono invece sempre più percepite come parte dell’establishment, corresponsabili anche loro del distacco dalla società reale e dell’illegalità nella cosa pubblica. Nel mondo è certo ancora sproporzionata la rappresentanza femminile nei partiti, nei governi, nelle istituzioni (la media è del 28 per cento rispetto agli uomini). Ma il dato che fa impressione è che, nonostante siano in forte aumento quelle politiche che si candidano o vengono candidate alla guida di un Paese, poi sono punite dagli elettori: «Dal 2014 hanno preso parte alla massima contesa elettorale 28 volte su 105, ma hanno vinto solo in cinque sfide», riferisce il quotidiano Usa.

Hillary indubbiamente non ha fatto un buon servizio alla causa, difficilmente oggi nel mondo una candidata leader progressista per farsi eleggere oserebbe richiamarsi all’esempio della ormai odiatissima (soprattutto dalle donne) front runner democratica. Da moglie tradita ha esibito l’inclinazione al calcolo personale e al realismo cinico, ha poi sprecato l’immagine di senatrice secchiona e preparata, prima remando contro Barack Obama nel partito e poi, durante gli anni alla Segreteria di Stato, gestendo nel più oscuro e maldestro dei modi l’incidente dell’assalto al consolato Usa di Bengasi, fino a rischiare la messa sotto accusa per l’uso improprio delle email di Stato. Infine la sua disastrosa campagna presidenziale, anacronistica ed elitarista, ha consegnato chiavi in mano la Casa Bianca a Donald Trump. Ma non è l’unica a deludere chi invoca una maggiore leadership femminile, un cambio di rotta e di genere in tempi d’emergenze epocali, clima, immigrazione, disuguaglianze sociali. Scarseggiano riferimenti forti internazionali con cui rigenerare un’azione politica a traino maschile sempre più incartata. Mancano soprattutto per chi ha come stella polare dell’azione politica il femminismo e i diritti delle minoranze.

Aung San Suu Kyi doveva essere la versione femminile di Mandela, Gandhi o del Dalai Lama, una storia straordinaria da raccontare nelle scuole, eroismo, riscatto, emancipazione. Icona di democrazia contro il regime dei colonnelli di Rangoon. Invece la signora, una volta conquistato il potere, si sta rendendo complice di un genocidio ai danni della minoranza musulmana del popolo Rohingya. Cinquecentomila persone hanno lasciato la Birmania per sfuggire ai massacri, agli incendi e agli stupri dei militari governativi. Ma la signora, dopo un lungo silenzio, ha parlato solo per accusare i media di disinformazione. Per la vergogna l’università di Oxford ha rimosso il ritratto di Aung San Suu Kyi dall’ingresso principale del college, dove l’ex dissidente birmana aveva studiato negli anni Sessanta. Circola una petizione per far ritirare il Nobel per la Pace che le fu assegnato nel 1991.

In Sud America, terra tradizionalmente associata a machismo, caudillismo, disuguaglianza sociale e corruzione, l’ascesa di una generazione di donne formatesi nella lotta, anche armata, contro quelle piaghe, si è sgonfiata in una serie di fallimenti, che hanno portato alla rovina la sinistra latinoamericana e pregiudicato vittorie come quella, lo scorso anno, della giovane Keiko Fujimori favorita alle presidenziali peruviane fino a quando il suo rivale conservatore Pedro Kuczynski fece leva, con poca eleganza, sulla performance di certe donne sudamericane al potere. Dilma Rousseff, ex guerrigliera marxista contro la dittatura, aveva raccolto dal compagno Lula il testimone per la guida di un Brasile in scalpitante sviluppo, una locomotiva economica che prometteva di trainare l’intero continente. Invece il Brasile ha fortemente rallentato la sua corsa, fino a entrare in crisi anche per la sfiducia internazionale creata dalla caduta della Rousseff, rimossa dalla presidenza della Repubblica e messa in stato d’accusa per aver taroccato i dati del deficit di bilancio annuale. Anche l’argentina Cristina Kirchner, avvocatessa peronista di sinistra e in gioventù membro delle Fuerzas armadas revolucionarias, aveva suscitato grandi speranze conquistando la Casa Rosada dopo la morte del marito presidente come era accaduto a Evita Peron. Cristina, proprio come Evita, comiziava sotto la pioggia per comunicare spirito combattivo e rivoluzionario. Le sue nazionalizzazioni, la spregiudicata politica monetaria e soprattutto la dilagante corruzione hanno fatto precipitare l’Argentina nel default. Accusata di aver truccato i dati sull’inflazione e di censura sui media indipendenti, è finita al centro di inchieste pesanti come quella d’insabbiamento del processo sulle responsabilità dell’Iran nell’attentato contro il centro ebraico di Buenos Aires del 1994. Ora si è anche scoperto che non ha mai ottenuto la laurea in legge. La progressista cilena Michelle Bachelet, alla fine del secondo mandato, si batte dal 2006 per la parità di genere (tra una presidenza e l’altra è anche stata la prima a dirigere la Un Women, agenzia Onu per i diritti delle donne) ma lascia un Paese dove la presenza femminile in parlamento è del 16 per cento e il gap di stipendio tra uomini e donne in Cile è tra i più bassi del continente, quasi il 40 per cento.

Dall’Asia, oltre alla Nobel birmana in odore di immoralità, solo brutte notizie sul fronte leadership politica femminile: lo scorso marzo è finita nella polvere la presidente sudcoreana Park Geun-hye, costretta alle dimissioni dopo l’incriminazione del Parlamento per uno scandalo di corruzione e clientelismo. L’accusa è di aver orchestrato un giro di tangenti e favori per circa 66 milioni di euro. Con l’imminente uscita di scena di Ellen Johnson Sirleaf che termina il suo secondo mandato alla presidenza della Liberia, per la prima volta in 15 anni nessun paese africano avrà una leader donna. Eppure è il continente dove l’avanzata politica femminile è stata negli ultimi due decenni più travolgente ed eroica. Ci sono paesi come il Ruanda dove il 61 per cento delle parlamentari sono donne, il 40 per cento in Sud Africa, superano il 30 per cento in sette paesi e 16 governi africani hanno imposto le quote rosa per legge.

C’è poi l’Europa, che in un certo senso fa eccezione, perché le leader non mancano; ma non vengono portate come esempio di controtendenza rispetto al trend negativo internazionale perché, non essendo progressiste e femministe, non rientrano nei canoni della corretta leadership femminile militante. Quelle che puntano al potere guidano partiti sovranisti e di estrema destra, quelle che il potere l’hanno conquistato sono ultra conservatrici, come la premier polacca Beata Szydlo, oppure conservatrici come la norvegese Erna Solberg (al governo con la destra della populista Siv Jensen) o come la tory Theresa May, reduce dal suicidio elettorale sull’onda emotiva della Brexit. C’è soprattutto la democristiana Angela Merkel, leader über alles. Forse l’ultimo statista nel senso tradizionale, anche se logorata dal lungo potere e se pare aver perso il contatto con il tedesco della birreria. Eppure Angela è fuori dal pantheon e fuori quota rosa, non è un’icona di leadership femminile internazionale come lo sarebbe diventata una presidente Hillary Clinton o una presidente Segolene Royal in Francia. Il perché forse lo spiegò tempo fa la velenosa e radical Tina Brown: «Più che da donna governa da tedesca, come la Thatcher governava da inglese».

Marzio G. Mian

  • beppe casciano

    Perchè? la Clinton è di sinistra? ahahahahhahahahahahahahahahahahahahahahaha

    • Demy M

      I terroristi non hanno colore, sono kriminali e basta.

      • beppe casciano

        ce l’hanno, ce l’hanno… ultimamente è bianco rosso e blu… il bianco e il rosso sono alternati a strisce… e poi c’è un fondo blu in alto a sinistra con 50 stelline bianche… o 51 non ricordo bene…

    • Claudio

      ma tu avreti voluto che vincesse, vero? e invece ha perso, ahahahahhahahahahahahahahahahahahahahahaha

      • beppe casciano

        io?????? la clinton??? ahahahahahhahahahahahahahahah

  • cristina cappugi

    L’errore è questo continuo farla lunga col genere e aspettarsi che una donna al potere rimetta a posto le cose come una mamma giudiziosa rispetto a quelle teste calde dei maschietti. Ci sono poche donne capaci al potere, come pochi uomini.

    • Pelzen

      Infatti e provo ribrezzo per quelle indicazioni delle “quote rosa”. Non si giudica la qualità di genere con la quantità, tanto per le donne quanto per gli uomini.

    • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

      Strano giudizio dal momento che finora sulla Terra abbiamo avuto assai meno donne al potere …

      • Pelzen

        Anita…hai poca conoscenza della storia e non hai ancora capito che essa è solo che iol prodotto della cultura che si è tramandata “dalle madri alla progenie” visto che il padre il piùà delle volte era assente.

        • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

          Si parla di vespe, arrivi tu e parli di scarpe …

  • Idleproc

    Conordo largamente con la demistifiazione dello “in quanto donna” e dello “in quanto maschio” o “altro”.
    E’ ovvio che esistono delle specificità che tra l’altro non sono quelle comunemente intese ma conta solo ed è sempre prevalente il “sistema”.
    La Kraken ad es. è solo una lobbista di un sistema, tra l’atro molto determinata sui suoi interessi privati e come ad es. Obama e altri con un ego ipertrofico con poca sostanza.
    Strategia reale, obbiettivi e ideologia di supporto e mistifiazione di quella reale, la fornisce l’intorno di riferimento.
    Sono solo dei front end.
    Quando sono degli outsaider arrivati o non arivvati imprevedibilmente e con strategie personali o di riferimento sociale estranee al meccanismo fengono fatti fuori o inglobati.
    Il popolo soggetto esclusivamente a messaggi di propaganda e mistificatoria delle strategie reali, lo capisce anche “a pelle”.

    A titolo di esempio, “i russi”, non solo Putin, esprimono una strategia politica, economica e sopratutto sociale ome gruppo dirigente di uomini e donne.
    Il popolo queste cose, dopo le opportune verifiche storiche sperimentali, vedi con Eltsin tanto amato dalle nostre parti, le capisce perfettamente come sta capendo, perfettamente, sia la strategia reale che le “ricadute” pratiche di quanto sta accadendo sia in europa che in Italia.
    E’ la ragione per la quale sbatterano il naso, mi dispiace per l’Annunziata&C.

  • Roby 83

    Altro caso eclatante: il 24 giugno 2010 per la prima volta una femminista di sinistra diventava prima ministra dell’Australia. Julia Gillard arrivava al potere non grazie al voto dei cittadini ma sostituendo il primo ministro Kevin Rudd tramite una manovra interna al suo partito di sinistra, descritta come “accoltellamento” dalla stampa. Alle successive elezioni non riusciva a vincere, ma quattro politici di altri partiti le davano i voti mancanti per rimanere al potere con un governo di minoranza.

    Fra le riforme del governo Gillard c’è l’aver di fatto smantellato la popolare legge Australiana sull’affido condiviso. Julia Gillard ha attaccato gli uomini con la propaganda femminista: “un miliardo di donne vengono picchiate o stuprate”. Al solito, dati falsi. Però gli uomini australiani non si sono messi a ridere: diffamati come violenti e stupratori le hanno levato il voto. Le donne australiane la hanno ignorata. Allora la Gillard ha detto che non votare per lei era un ritorno al ‘patriarcato’. Nel suo partito si è iniziato a parlare di “autodistruzione elettorale”, di “suicidio politico”.

    E così i parlamentari del suo partito le hanno staccato la spina.

    Troppo tardi: per il suo partito è stata la peggiore sconfitta elettorale in 80 anni.

  • silver

    Le donne in gamba si sono sempre fatta strada. Le donne in posti di comando Hanno problemi con le altre donne e con gli uomini cretini.

    • Nick2

      Probabilmente tu sei l’eccezione che conferma la regola…

    • Zorz.zorz

      Buon dì.Le categorie a priori sono solo quelle kantiane.Io sono dell’idea che tutti i giovani dovrebbero essere di sinistra e tutti gli adulti( saggi) di destra.Dire che un adulto di sinistra è un cretino a prescindere fa un torto all’umana intelligenza.Per una donna è più facile essere di sinistra proprio perché più portata a donarsi agli altri( marito.figli genitori…) e meno cinico/ razionale e più umorale nei rapporti saluti

      • silver

        Tu vorresti dunque che tutti i giovani fossero cretini. Bella soluzione davvero. Per fortuna non è così.

        • Zorz.zorz

          buon dì.La cosa più brutta è vedere un ragazzo razzista( la vita gli dirà che non è vero che tutti siamo eguali).I pre_concetti precludono la vera conoscenza.I pregiudizi ,quelli sì sono per i cretini. Purtroppo,sempre più i ragazzi sono preconfezionati.

          • silver

            Quella del razzismo è la bufala sparsa a piene mani dai sinistri alla Boldrini, alla Fiano, dato che il razzismo inteso in senso letterale non esiste e non è mai esisistito. Non c’era razzismo nemmeno nella Germania Nazista. Quello che li c’era era l’Antisemitismo, un sentimento di odio e antipatia nei confronti degli Ebrei profuso specialemente nel corso dei secoli dalla Chiesa Cattolica e Protestante che vedeva negli Ebrei i Deicidi, quelli che avevano messo in croce Gesù Cristo, quelli che tenevano in mano il potere finanziario (le Banche) e affamavano i popoli (come succede pure oggi-lobbi giudaico massoniche a guida Soros). I Nazisti erano alleati di ferro con i Giapponesi (razza Gialla altamente quotata!) e amicissimi dei Turchi e dei Musulmani (grande amico di Hitler e di Himmler era il Gran Mufti di Gerusalemme). Nelle Waffen-SS c’erano intere divisioni di Musulmani e anche di Indiani (dell’India). L’Italia Fascista attaccò il Negus di Etiopia al canto di “Faccetta Nera”. Quello che non volevano le autorità Italiane in Africa era addirittura il meticciato, ma nessun odio verso i neri. Le più fedeli truppe dell ‘Italia Fascista in A.O.I. erano quelle formate dagli Ascari Somali che si arresero agli Inglesi addirittura dopo gli Italiani. Quello che non viene tollerato a ragione ora in Italia è l’invasione irregolare di gente che vuole solo occupare il territorio e farsi mantenere dagli Italiani ed ha solo pretese.. Un’altra cosa va detta. I ragazzi di destra sono ‘razzisti’ solo nei confronti dei sinistri. Loro sono pìù pronti a fare amicizia con gente di colore, ma con le quali condividono stessi valori e stessi punti di vista che con bianchi della porta accanto, ma di sinistra. L’unica cosa che i ragazzi di destra, ma non solo i ragazzi, hanno in comune con i sinistri è l’abisso che li divide. Quello è incolmabile

          • Zorz.zorz

            Buona sera.Vede,una persona nasce neutra.Da giovane,a parità di educazione e/o ambiente è naturale che sia di sinistra ( per quello che significa antropologicamente parlando).La socialità,la comunione dei ” beni”, l’apertura verso il diverso,nuovo è tipica della gioventù.La maturità,vecchiaia,ci rende sospettosi( vista l’ esperienza e la disillusione),razzisti ( nell’ accezione di settario ,esclusivista).Nulla di nuovo sotto il sole…

          • silver

            Per quale dannato motivo è naturale che un giovane sia di sinistra?. Sarebbe come dire è naturale essere idiota da giovane. Ma che razza di studi ha fatto lei?

          • Antonello

            In sinagoga……

          • Zorz.zorz

            Anche Nostro Signore si è perso nel tempio…

          • Antonello

            Il tuo signore….

          • silver

            Nostro Signore? Noi non abbiamo alcun signore. Tu forse….

          • Antonello

            Concordo in toto e aggiungo che e’ naturale lo scegliere il simile, cosi’ come proteggere identita’, territori etc .. L uomo “moderno” lobotizzato ” si sta’ distaccando dalle leggi naturali, ne paghera’ le conseguenze…

          • Zorz.zorz

            Buona sera.Le leggi naturali sono quelle in cui il gatto mangia il topo,in cui il maschio forte feconda tutte le femmine……meditare.studiare.pensare prima di parlare

          • Antonello

            E le leggi naturali di conservazione che vigono nei branchi e nelle specie ? Vedi che sei idiota…..

          • Antonello

            Tu non hai bisogno di meditare… vattene a…o e senza pensarci 2 volte, o ti piace collezionare figure di merda ?

          • Antonello

            Beh coglio coglio… qui non rispondi ?

      • Claudio

        stai forse cercando di confermare la generalizzazione che chi e` a sx ha piu’ sensibilita` verso i problemi sociali, e che maturando poi li sa invece risolvere?

  • Nick2

    Come spesso succede, l’articolo smentisce il titolo. Ma tanto qui, chi se ne accorge?

  • challant

    E’ vero, pare che le donne in politica posano essere prese come modello solo se sono di sinistra. La questione trattata e’ comunque insidiosa, giacche’ i politici dovrebbero essere scelti per le loro qualita’ amministrative e personali, non per il loro sesso. E io starei ben attento a celebrare i progressi dell’Africa in materia di rappresentanza femminile: con la splendida eccezione del Rwanda dell’illuminato autocrate, il nobile Tutsi (e’ nipote dell’ultimo re del Rwanda Kigeli V Ndahindurwa) Generale Paul Kagame, negli altri Paesi le donne sono presenti in gran numero soltanto perche’ l’appartenenza tribale e’ una scriminante molto piu’ potente di quella sessuale. Cio’ significa che in Congo una donna Katanga (tribu’ del presidente Kabila) conta molto di piu’ di un uomo Nande o Kivu. E questa e’ una discriminazione ancor piu’ perfida di quella basata sul sesso (la moglie di un uomo potente e’ ench’ella potente, mentre una tribu’ discriminata rimane discriminata nella sua totalita’, uomini e donne).
    In ogni caso, la colpa dello stato delle cose – se colpa c’e’ – e’ delle donne stesse, che quasi in ogni paese costituiscono la gran maggioranza dell’elettorato e preferiscono votare uomini anziche’ donne. Per cui la smettano di frignare e cerchino di presentare candidate credibile anziche’ Hillary, la Kyenge o la Boldrini,

  • dagoleo

    Simbolo? Simbolo dell’inettitudine. I suoi lacrimoni dopo la sconfitta contro Trump hanno fatto ridere tutto il mondo. Che divertimento in quei giorni. Nel vederla stravolta e distrutta dopo la sconfitta godevo come un matto. Me la sono rivista decine di volte. Un piacere unico.

  • Claudio

    ma non e` certamente l’unica situazione dove, se non si e` di sinistra, non si e` nessuno…
    questo stato di cose esiste ed e` promosso da anni ed anni
    vedi nel mondo dell’arte, dello spettacolo, della letteratura,
    la tendenza e` sempre stata quella di cercare di far apparire intelligenti-intellettuali solo ed unicamente gente di sx, al tempo stesso presentare come ignoranti caproni tutti gli altri, infatti, verro’ io stesso definito ignorante caprone da questi presunti geni, proprio per aver scritto queste righe
    ma non funziona piu’, sprecano tempo ed hanno ormai perso ogni credibilita`