Enrique Castro González detto Quini

Le disavventure di Quini,
l’asso che ha ispirato Montalban

Enrique Castro Gonzalez, Quini nella liturgia del calcio spagnolo, non ha mai nascosto una punta d’orgoglio nel sapere di avere ispirato uno dei più grandi scrittori al mondo, Manuel Vazquez Montalban. Ne Il centravanti è stato assassinato verso sera, che proprio in questi giorni compie trent’anni dalla pubblicazione, Montalban prese in prestito un episodio della vita del leader dell’attacco prima dello Sporting di Gijon e successivamente del Barcellona, il suo rapimento. Montalban, scomparso nel 2003, è sempre stato un grande appassionato di pallone. Per lui tifare e identificarsi con il Barça, ha avuto soprattutto un’interpretazione di impegno politico. E oggi che anche Quini è morto, d’infarto proprio come Montalban, il parallelismo tra i due personaggi torna d’attualità. L’impegno politico dello scrittore a favore della «Desconexion» dalla Spagna, prima ancora che Artur Mas e Carles Puigdemont apparissero sulla scena, fa il paio con il rapimento del calciatore, avvenuto nel 1981 in un contesto di separatismo.

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Quini è destinato a essere ricordato non solo per i suoi sette titoli di Pichichi (capocannoniere), di cui due in Segunda Division con lo Sporting Gijon, e i quasi 400 gol fra club e nazionale, ma per il sequestro avvenuto quando era arrivato da pochi mesi nel Barcellona guidato da Helenio Herrera. Il 1° marzo del 1981 Quini si recò all’aeroporto per aspettare moglie e figli di ritorno da un viaggio. La sua Ford Granada a El Prat de Llobregat non arrivò mai, lungo il tragitto venne rapito da un gruppo di malviventi. Due ore dopo, con una telefonata anonima alla redazione del quotidiano La Vanguardia, venne rivendicato il rapimento. La voce chiese al Barcellona 350 milioni di pesetas (circa 8 milioni degli attuali euro). Nella notte seguente fu concesso all’ostaggio di chiamare la moglie: «Sto bene, state calmi». La pista battuta dagli inquirenti fu quella che riconduceva a un Battaglione catalano-spagnolo, organizzazione di estrema destra che avrebbe voluto impedire che la Liga venisse vinta dal Barcellona, espressione appunto di una città separatista. Con il passare dei giorni si capì in realtà che il rapimento era stato perpetrato a scopo di estorsione, forse per finanziare operazioni dell’Eta, i separatisti baschi. Le settimane passarono e finalmente la polizia il 25 marzo riuscì a liberarlo, localizzando l’ostaggio in un’officina di Saragozza, arrestando nel blitz anche tre elementi della banda di sequestratori. Quini apparve scosso, con la barba lunga e senza forze per reggersi in piedi. «Per qualche giorno ho pensato al suicidio – scrisse nella sua biografia – nei rimanenti giorni ho avuto paura di essere ammazzato. I malviventi non si sono mai fatti vedere in faccia ma ogni tanto mi davano una copia del quotidiano sportivo Marca per tenermi informato sui risultati del Barcellona», che senza Quini non ottenne più vittorie.

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Rientrò in campo pochi giorni dopo la liberazione, non riuscendo però a regalare il titolo agli azulgrana, sorpassati in classifica dalla sorprendente Real Sociedad, squadra basca. Montalban ha sempre avuto un debole per Quini e non ci pensò due volte, attraverso le colonne del quotidiano El Pais, a criticare l’allora ct della Spagna Santamaria che lo sacrificò a sorpresa nel mondiale iberico, quello della gloria degli azzurri, per far spazio a Jesús María Satrústegui. Lo scrittore decise quindi di omaggiare Quini, ispirandosi al calciatore di origini asturiane per dedicargli il celebre Il centravanti è stato assassinato verso sera. È un thriller a maglie larghe che si apre all’interno di una pensione gestita da un’ex prostituta, dove arriva un ospite che si scoprirà essere Alberto Palacín, calciatore già famoso e ormai in declino atletico e umano, acquistato dal Centellas, una squadra minore e un po’ losca della città. Una serie di lettere anonime in cui si parla della prossima morte di un centravanti, che tutti identificano con l´inglese Jack Mortimer (nella realtà è Gary Lineker), il nuovo acquisto del grande Barcellona, mette in moto il caso e le indagini dell’investigatore privato Pepe Carvalho, con relativa suspense e sacrosanta imprevedibilità di soluzione. L’incipit delle lettere minatorie rappresentano un piccolo capolavoro di Montalban: «…perché avete usurpato il ruolo degli dèi che in altri tempi guidarono la condotta degli uomini… perché il vostro centravanti vi fa gestire vittorie e sconfitte dalla comoda poltrona di cesari minori: il centravanti verrà ucciso all’imbrunire». In questa frase c’è la visione di Montalban per il calcio, trasformato in una religione sostitutiva di tipo laico, con una sua ritualità, i suoi simboli, le sue cattedrali, le sue sette. Il calcio è una religione monoteista, crede in un solo dio per volta. Non tollera il conflitto, non ammette lo scisma, vuole una sola incarnazione. Dato il proprio tempo, la figura carismatica non può che essere una per volta. E per Montalban era appunto Quini, la divinità pagana del Camp Nou prima di Maradona, Ronaldinho e Messi. Il sipario sulla sua carriera calò nell’estate del 1987, a 35 anni e con 448 gare nella Liga. Per cinque volte fu capocannoniere, come Alfredo Di Stefano e Hugo Sanchez. Eppure se Quini è ricordato, in Spagna così come all’estero, lo deve a quei 24 drammatici giorni, che tennero il mondo dello sport con il fiato sospeso, e che, come detto, ispirarono una delle pene più feconde della letteratura spagnola.

Luigi Guelpa