GK_Sierra_Security_Contractors_in_Afganistan

L’ascesa dei contractors americani
Perché contano sempre di più

Il peso dei mercenari (o dei contractors) all’interno degli apparati di sicurezza degli Stati Uniti è in rapida ascesa. L’amministrazione Trump ha avviato da tempo dei contatti sempre più forti con le società nordamericane che si occupano di questo settore e la Academi di Erik Prince, quella che prima era nota come Blackwater, sta diventando ormai parte integrante dei piani strategici del Pentagono e degli alleati americani. Una prova, in questo senso, può essere fornita dalla notizia che gli Emirati Arabi Uniti avessero già pronte decine di migliaia di contractors per invadere il Qatar nel periodo di maggiore tensione fra blocco saudita e Doha. E un’altra prova, sempre nella direzione del coinvolgimento dei mercenari all’interno dei piani militari degli Stati Uniti, fu quella delle notizie filtrate da molte fonti vicine alla Casa Bianca che avevano scoperto un progetto del presidente Trump di usare i miliziani privati per rinfoltire le forze Usa in Afghanistan senza inviare nuove migliaia di soldati delle forze armate americane. Il fondatore dell’ex Blackwater fece pressioni su Trump per riuscire a strappare un contratto milionario per inviare i suoi soldati sul territorio afghano e sembra che per molto tempo il presidente e il suo entourage (non i militari, questo è certo) abbiano riflettuto seriamente sulla possibilità di “appaltare” la guerra. E questa possibilità di inviare contractors invece di soldati dell’esercito sembra essere ancora un obiettivo del capo di Academi, Erik Prince, che in un’intervista rilasciata alla Cnn ha dichiarato di ritenere un errore la scelta del presidente perché si sarebbe ripetuto quanto già accaduto con Obama.

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Quello che è certo è che mai come prima il presidente di una società di contractors ha iniziato a essere considerato un interlocutore pubblico dell’amministrazione statunitense e non solo. Fino a pochi anni fa era difficile vedere un presidente di una milizia privata coinvolto in dichiarazioni pubbliche o interviste, o addirittura in una possibile corsa a un posto da senatore. Oggi invece sembra quasi assodato che esista un sistema privato parallelo alle forze armate da coinvolgere in una guerra o in uno scenario di crisi. L’ultima azione, in ordine di tempo, è quella che Trump ha richiesto all’Academi sul fronte della sicurezza dell’isola di Porto Rico. Da quanto confermato al New York Post da Paul Donahue, CEO di Constellis che è la società madre di Academi, ci sarebbero già cinque richieste d’intervento nell’isola devastata dall’uragano Maria. Una di queste richieste proviene dal Federal Protective Services, che è parte integrante del Department of Homeland Security, ovvero il dipartimento per la Sicurezza interna. In particolare si richiederebbero servizi inerenti la protezione dei generi di prima necessità e per la sicurezza del trasporto di carburante e acqua, elementi fondamentali per la ripresa di ogni attività nell’isola.

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Questa richiesta d’intervento di una compagnia privata per una catastrofe naturale può esser eletta come un altro indizio della crescente domanda di servizi, anche in ambito pubblico, di una società privata di contractors. Società che, fra l’altro, ha un legame molto solido con l’amministrazione Trump. Il fondatore di Blackwater (ora Academi) è, infatti, il fratello del segretario all’Educazione, Betsy DeVos, ed ha collaborato come consulente informale con la Casa Bianca. Il suo ingresso nel circuito delle consulenze si deve in particolare alla mano di Steve Bannon, quando era ancora a capo della strategia della presidenza Trump. L’idea di Bannon era quella di costruire una sorta di società parallela a quella dei burocrati Usa e del cosiddetto deep-State, e un personaggio come Prince poteva rappresentare un contrappeso alle pressioni del Pentagono. Pressioni che poi sono diventate certezza dal momento che oggi Donald Trump ha come consulenti principali della propria politica estera e nazionale tre generali, ovvero John F. Kelly, James Mattis e H. R. McMaster, mentre Bannon è stato silurato, e con lui i suoi propositi anti-establishment. Non è stato silurato però Prince, che evidentemente rappresenta ancora parte integrante dei piani di Trump, soprattutto per i lavori “sporchi” che il Pentagono vorrebbe evitare di svolgere. Ma tutto ha un prezzo, e quello di Prince, oltre al pagamento per i servizi resi dalla sua organizzazione, potrebbe essere una carica politica. Dopo aver paventato la possibilità di correre alla carica di senatore per il Michigan, adesso potrebbe invece aver puntato al posto da senatore del Wyoming. E al Washington Examiner, ha detto anche qualcosa in più: vorrebbe il sostegno Usa nell’indipendenza dei curdi e una ridefinizione dei confini del Medio Oriente. Un’idea che qualcuno, nell’establishment Usa, da tempo sta prendendo sul serio.

 

 

  • johnny rotten

    É solo un altro sintomo della morte dell’occidente.

  • enricodiba

    Gli Usa sono a pezzi militarmente