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L’allarme dell’Onu su Gaza

La Striscia di Gaza diventerà assolutamente invivibile entro il 2020. L’allarme è stato dato dalle Nazioni Unite che hanno stilato un report sulla situazione della vita all’interno dell’enclave palestinese. Secondo l’Onu, i parametri sociali ed economici della vita dei palestinesi si stanno inesorabilmente deteriorando. Gli stipendi sono ridotti al minimo, le condizioni igieniche sempre peggiori, l’elettricità c’è solo per pochissime ore al giorno e le fonti di acqua potabile si andranno ad esaurire in pochissimo tempo. Se le Nazioni Unite, già nel 2012 avevano previsto un rapido deterioramento delle condizioni di vita a Gaza e nella Striscia entro il decennio successivo, l’ultima relazione dei funzionari Onu presenti in Palestina dimostra, purtroppo, che le aspettative debbano essere riviste al ribasso e che la decrescita della vita di Gaza è un fenomeno sempre peggiore.

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Israeliani e palestinesi si sono ovviamente accusati a vicenda di essere i responsabili di una tale catastrofe umanitaria, seppure con un comune denominatore, che è il considerare Hamas quale il vero artefice di un tale disastro. Secondo l’inviato israeliano all’Onu, Dannon, la gestione di Hamas in questo decennio avrebbe condotto soltanto a una recrudescenza dello scontro con Israele e alla diminuzione degli aiuti umanitari, che, sempre secondo gli israeliani, sarebbero in larga parte finiti nelle mani dell’organizzazione di Hamas invece che per aiutare la popolazione civile palestinese. Sulla stessa linea si è assestato il governo palestinese di Abu Mazen, che accusa Hamas di aver creato uno scontro interno alla causa palestinese e di aver condotto il governo di Fatah a dover porre in essere misure drastiche contro il governo dell’organizzazione nella Striscia di Gaza.

La verità, come in ogni cosa, sta nel mezzo: anche in questo caso. La Striscia di Gaza rappresenta il simbolo di una tragedia dove ci sono soltanto responsabilità di tutti: di Israele, di Hamas e del governo palestinese. Israele ha imposto da dieci anni un embargo sulla Striscia che ha reso le condizioni di vita della popolazione palestinese assolutamente pessime. Ogni bene, anche quelli di prima necessità, passa sotto il controllo delle forze israeliane, che però, con la giustificazione di evitare che entrino nel territorio palestinese oggetti utilizzabili per costruire armi, privano la popolazione di oggetti essenziali per la vita comune, a partire dai materiali edili. Questo embargo capillare delle forze israeliane ha due scopi: controllare tutto ciò che entra nella Striscia di Gaza e fare in modo che la popolazione civile si ribelli alle forze di Hamas. Scopo che per ora non sembra raggiunto anche grazie ai tunnel che partono dalla Striscia e che collegano il territorio con l’Egitto e Israele: tunnel che se da una parte servono per portare anche armi e soldi, dall’altro lato sono necessari, molto spesso, per rifornire l’enclave di quei beni di prima necessità che Israele blocca ai valichi. Da parte palestinese, l’ostilità fra Hamas e Fatah ha fatto sì che la Striscia diventasse terreno di scontro fra lo Stato di Palestina e l’organizzazione che controlla Gaza. Abu Mazen, per piegare Hamas e fare in modo che cedesse il controllo del territorio al governo, ha tagliato gli stipendi ai funzionari palestinesi residenti nella regione ed ha approvato il taglio della fornitura dell’energia elettrica, chiedendo di fare altrettanto anche all’Egitto. Conseguenza di questo è che oggi i due milioni di cittadini di Gaza vivono senza luce e soltanto grazie agli aiuti umanitari internazionali, costringendo molti a fuggire o a unirsi alla guerra.

Agli scontri interni, si aggiunge un problema non irrilevante per Gaza che è la crisi internazionale scaturita dal blocco saudita al Qatar, principale finanziatore di Hamas. Il flusso di denaro che da Doha giungeva a Gaza ora è in concreto bloccato, e così anche i canali di comunicazione e di rifornimento. All’interruzione dei rifornimenti economici e del supporto politico del Qatar verso Hamas, si aggiunge la presenza dell’Egitto nella coalizione a guida saudita che ha deciso di imporre il blocco all’emirato. L’essere al confine con la Striscia di Gaza permette al governo del Cairo di fare in modo che anche l’enclave palestinese entri nel gioco della guerra al Qatar, e di fatto contribuisce a rendere difficile l’accesso di materie prime e di energia elettrica nel territorio.

  • Buba17

    la situazione a gaza non è affatto male come la dipingono. se qualcosa passa è proprio grazie ad israele essendo il valico di rafah sempre chiuso. di certo la situazione sarebbe di molto migliore se hamas evitasse di spendere tutti gli aiuti per razzi e tunnel.