“L’Isis si annida tra noi”

Ci sono storie che aleggiano nell’aria, volteggiano come una foglia morta e alla fine, proprio mentre ti domandavi quando ti ci saresti imbattuto, ti capitano fra le mani all’improvviso.

Tutti sapevamo che il tema dell’immigrazione è strettamente legato all’espansione delterrorismo. I racconti dei profughi lo confermano a ogni piè sospinto. Le carovane di siriani (o, bisogna dirlo presunti tali) abbondano di storie truculente sulle vendette dei miliziani dell’Isis contro chiunque non si unisca a loro.

Era solo questione di tempo, dunque, prima che qualche combattente dello Stato Islamico imboccasse la strada contraria a quella intrapresa dai foreign fighters e si imbarcasse per l’Europa partendo dal Medio Oriente. Magari nascondendosi proprio nella massa dei profughi, che ormai arrivano nel continente al ritmo di quattromila al giorno.

A Subotica, nella Serbia settentrionale, faccio la conoscenza di due cristiani copti egiziani, un po’ confusi ma pieni di zelo religioso. Dopo avermi mostrato i tatuaggi con le croci e le immaginette di Gesù sul cellulare, mi spiegano di essere diretti in Germania, sulla rotta percorsa da altre centinaia di migliaia di migranti.

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Mi raccontano che, attraversando la Turchia, hanno conosciuto diversi migranti che raccontavano di essere affiliati al Califfato, o al Daesh, come viene chiamato in Medio Oriente.

Non troppi in percentuale, mi confida il più magro dei due, che risponde al fantasioso nome di John Jesus: loro ne hanno incontrati tre o quattro, ma sono certi che siano molti di più.

Nessuno ha ammesso di progettare attentati, ma tutti sono concordi su un obiettivo: l’Europa dev’essere islamizzata radicalmente.

Convertendo tutti i cristiani alla parola del Corano, naturalmente, ma anche stabilendo lashari’a e occupando i gangli vitali necessari a manovrare le leve del potere.

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“Imporranno il velo alle donne e impediranno loro di uscire di casa – gesticola agitato John – Aboliranno musica e teatro, fino a trasformare completamente il volto dell’Europa”.

Molti, anche tra i migranti islamici, confermano queste parole. Nel nostro viaggio clandestino a cavallo del confine serbo-ungherese, diversi profughi ci hanno raccontato dell’espansionismo del califfato islamico, attraverso il canale dell’immigrazione.

Recentemente la televisione ungherese ha riportato la notizia di due “terroristi” che sarebbero stati identificati tra i migranti in viaggio attraverso l’Europa. Un combattente per lo Stato Islamico e un altro arruolato nelle Brigate Al-Nusra.

Il network magiaro avvalorava la propria tesi con una serie di fotografie che ritraggono i due presunti terroristi prima in Medio Oriente, armati e sorridenti, e poi in Europa, novelli profughi ma altrettanto sorridenti.

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Nelle stesse ore, i servizi danesi lanciavano lo stesso allarme: tra i profughi potrebbero nascondersi dei tagliagole. Un segreto di Pulcinella, si dirà. Ma è un segreto che giova ricordare, e che nasconde più di una verità.

Non basta certo per sostenere che tutti i migranti vadano trattati alla stregua di terroristi, per carità. Ma dovrebbe bastare per farci riflettere sul fatto che quello dell’immigrazione è un canale fin troppo facile da sfruttare, per chi voglia infiltrarne, di terroristi.

La colpa, naturalmente, è solo di chi non garantisce i controlli. Che, ancora una volta, richiedono tempo, uomini e quantità ingenti di denaro.

  • STENDARDO CROCIATO

    Come diceva Oriana Fallaci piu’ che il terrorismo la vera minaccia e’ l’immigrazione islamica, che ANDREBBE FERMATA.