Mohammed bin Salman, principe dell'Arabia Saudita (Getty)

La vendita di Aramco slitta ancora
(e manda in crisi Bin Salman)

La vendita di importanti quote di Aramco potrebbe slittare ulteriormente e rallentare così gli ambiziosi piani del principe ereditario Mohamed Bin Salman. Avevamo lasciato l’Arabia Saudita un paio di settimane fa nel tripudio della carta stampata, che ne tesseva le lodi per la concessione alle donne del diritto di guida.

Il futuro ambizioso dell’Arabia Saudita

Nella narrazione mainstream, molto discutibile, questo Paese sembrava dunque destinato ad un futuro di successo, ma soprattutto di avanguardia. Insieme a questo presunto progressismo in fatto di diritti, la narrazione principale vuole infatti l’Arabia Saudita in prima linea sulla strada della riconversione dell’economia nazionale. Da una dipendenza totale verso gli idrocarburi, il “giovane e dinamico” principe ereditario Mohamed Bin Salman (MbS), vuole costruire il nuovo volto del suo Paese entro il 2030.

La dinastia regnante ha un vero e proprio piano per questo, il Vision 2030, che, se rispettato, ridisegnerebbe l’assetto economico non solo dell’Arabia Saudita, ma di tutto il Medio Oriente e per certi versi di tutto il resto del mondo. Tuttavia per poter intraprendere questo grande sogno, la casa regnante deve portare a termine un primo step, che in realtà sembra più complicato del previsto.

La vendita di Aramco è un passo imprescindibile per i piani di MbS

È dal 2016 infatti che MbS ha annunciato l’imminente IPO (offerta pubblica iniziale) del 5% delle quote di Aramco, l’azienda saudita che produce ad oggi il 10% del fabbisogno petrolifero mondiale. Secondo i piani sauditi si sarebbe dovuto trattare del “più grande collocamento azionario iniziale, non solo del secolo ma di tutti i tempi”. Un affare che avrebbe dovuto portare nelle casse della corona saudita più di 2,5 trilioni di dollari. Una somma imprescindibile per la mole di investimenti che il regno saudita avrebbe poi dovuto impegnare per il mastodontico progetto Vision 2030.

Dopo mesi di attesa è arrivata infine la fumata nera. Bloomberg annuncia che la quotazione non potrà avvenire prima del 2019, e anzi potrebbe slittare ulteriormente. Il Sole24Ore è ancora più severo. Secondo il quotidiano milanese “niente più Ipo per Aramco, per ora e forse per il prevedibile futuro”. Sembra quindi essersi addirittura aperta la possibilità di una rinuncia definitiva ad un affare necessario per i futuri passi dell’economia saudita. Questo ritardo avrà infatti delle ripercussioni sulle tempistiche attese per il Vision2030.

Donald Trump ha stroncato i sogni di MbS con un tweet

Quali sono le cause di questo fallimento? Secondo Bloomberg il motivo dello slittamento è da ricercarsi unicamente nelle recenti dinamiche che stanno influenzando il prezzo del petrolio. Riyadh ha infatti bisogno di prezzi del petrolio più alti di quelli attuali per far sì che la valutazione dell’Aramco possa raggiungere il massimo di 2 trilioni di dollari. L’Arabia Saudita non ha però una grande libertà di manovra per questo, visto che alla minima variazione verso l’alto del prezzo del petrolio, Donald Trump è pronto a redarguire lo storico alleato. “L’OPEC riduca i prezzi!” aveva recentemente twittato il tycoon tracciando così il confine oltre il quale i sauditi non possono andare.

Anche la Russia di Vladimir Putin sembra sulla stessa lunghezza d’onda di Washington visto che a fine maggio il presidente russo aveva espresso il desiderio di mantenere il prezzo del greggio sui 60$ al barile, contro le richieste saudite che ambivano agli 80$. L’Arabia Saudita sembra dunque essere arrivata ad una fase di impasse e la situazione internazionale non sembra esserle favorevole. MBS, con buona probabilità, sarà dunque costretto a rivedere i piani di riconversione dell’economia nazionale, un duro colpo per le sue ambizioni di principe ereditario.