Tribù dei ratti in Cina (Alessandro Diviggiano)

La tribù dei ratti

Nonostante sia la seconda economia del pianeta, la Cina vive ancora profonde contraddizioni. Mentre i cieli delle sue città si adornano di nuovi palazzi, e le strade si riempiono di auto sportive, una parte della popolazione non riesce a permettersi la luce del sole. È il sottoproletariato urbano, in buona parte artefice della strabiliante crescita economica, che ancora fatica a trovare il proprio posto nella nuova Cina.

Tribù dei Ratti è il neologismo con cui ci si riferisce a loro. Sono lavoratori precari, in gran parte provenienti dalle zone meno sviluppate della Cina, attratti dalle possibilità di guadagno della capitale. Per loro, gli affitti in superficie sono proibitivi.

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Vivere sottoterra allora diventa una soluzione accettabile, almeno nei primi tempi, in attesa di avere risparmi sufficienti a permettersi una casa normale. Per alcuni invece è una scelta quasi obbligata: potendo contare solo su uno stipendio di poche centinaia di euro, l’alternativa sarebbe vivere fuori dal sesto anello, l’estrema periferia pechinese.

Questo, però, comporta spese maggiori, e trascorrere ore di viaggio in un sovraffollato vagone della metropolitana. Per risparmiare tempo e denaro, si lesina su sicurezza e salute. Si vive mediamente in spazi dai 7 ai 9 metri quadri, magari in condivisione, in stanze buie e umide, l’ambiente ideale per scarafaggi e piattole.

I bagni, salvo rare eccezioni, sono in comune con tutti gli altri abitanti. Al contrario di ciò che il termine “tribù” lascia immaginare, i rapporti con i vicini sono pressoché inesistenti. “Ognuno vive per fatti suoi”, racconta Wilma, 27 anni. “Dal punto di vista della mia esperienza, è una specie di protezione. Aprirsi agli altri vuol dire aprirsi anche alle loro richieste, e questo molto spesso significa seccature in più”.

Così, al termine di una giornata di lavoro, si fa ritorno al proprio alloggio evitando di incrociare gli sguardi. Quella di Wilma è una storia atipica. È nata e cresciuta a Pechino, dove vivono anche i suoi genitori, ma con loro non ha un gran rapporto. Qualche anno fa, ha conosciuto il suo ragazzo ed è andata via di casa. Quando lui è finito in prigione, lei gli ha prestato i soldi necessari per le spese legali, usando gran parte dei suoi risparmi. Da qualche tempo, è rimasta senza lavoro e ha dovuto cercare un posto più economico dove abitare. Sua è la voce femminile all’inizio del reportage, ma ha chiesto di non comparire nel video.

Il fenomeno dei sotterranei ha origine negli anni Sessanta, ai tempi delle tensioni con l’Unione Sovietica. Temendo un attacco imminente, il presidente Mao fece costruire una rete di rifugi sotterranei che si estendeva per 85 chilometri quadrati. La guerra non arrivò, e per un certo periodo, i bunker rimasero inutilizzati. Quando negli anni Settanta le riforme economiche resero il denaro nuovamente attraente, milioni di cinesi si trasferirono nei centri urbani cercando migliori condizioni di vita.

I rifugi sotterranei vennero allora occupati dai migranti provenienti dalle campagne, in cerca di un alloggio economico, ma soprattutto sprovvisti dell’Hukou, il passaporto interno che regola i permessi di residenza nel Paese e consente l’accesso ai servizi pubblici ai residenti. Quei rifugi oggi sono stati convertiti in fondamenta o tunnel della metropolitana.

I nuovi dixiashi (appartamenti sotterranei) sono prevalentemente frutto della speculazione edilizia: nascono come parcheggi, e vengono poi convertiti in piccoli alloggi a scopo abitativo, per aumentare i profitti. In tempi recenti il governo ha dichiarato queste abitazioni illegali, ma come per molti altri aspetti, il fenomeno persiste in una sorta di zona grigia.

“Se nessuno denuncia, e il governo non se ne accorge” – racconta un tassista – “la gente lo fa e basta”. È difficile sapere quante persone vivano ancora nei sotterranei di Pechino. Una stima di qualche anno fa ne contava approssimativamente un centinaio di migliaia, ma è molto probabile che questo numero oggi sia stato drasticamente ridotto dall’ondata di sgomberi da parte della polizia avvenuti alla fine del 2017. La capitale cinese, da qualche anno, è interessata da numerosi cambiamenti volti a trasformare Pechino in un polo di eccellenza e servizi ad alto valore aggiunto. Resta da capire, però, dove andranno queste persone quando anche l’ultimo dixiashi verrà evacuato. Nella nuova Pechino che ha in mente il Partito, non sembra esserci posto per loro.

  • montezuma

    In qualche viaggio in Cina ho avuto occasione di venire a contatto con questa realtà di povertà estrema, materiale e culturale. Anche se non la immaginavo così estesa. Un’altra conseguenza logica dello stravolgimento comunista di un certo ordine naturale. Mi auguro, per il bene di tutti, che i responsabili governativi mettano mano a queste situazioni prima che … le metastasi prendano il sopravvento.

  • Fracaxxodavelletri

    Che importa se la loro gente vive come le pantegane: l’importante é avere il piú grande esercito del mondo, il migliore equipaggiato, i migliori caccia, le bombe atomiche, razzi, le migliori navi da guerra, razzi e…….. pidocchi.

  • Menono Incariola

    Che reazione si aspetta, l’autore dell’articolo, da parte del lettore di turno?
    Repulsione?
    Orrore?
    Compassione?
    Denuncia dei cattivi compagni che lo hanno permesso?
    Ridimensionamento dell’idea, oggi sempre piu` diffusa, della Grande Cina?
    Se devo essere sincero, per rispondere alla prima domanda, la mia reazione e`: “Ma guarda un po’ qua, ci si meraviglia di trovare, in una grande metropoli, un’enclave di “fuori casta!”
    Come se questo non accadesse naturalmente in tutti gli angoli del globo.
    Un altro po’, li andremo a cercare pure a Canicatti`…
    Vabbe`… qualcuno ha riscoperto l’acqua calda.

  • best67

    il comunismo reale!

  • Alox2

    La Cina? Speculazione Edilizia? Magari anche finanziaria? … vi state confondendo con il demonio capitalista Occidentale gli USA..impossibile in questi paradisi rossi.

  • montezuma

    In alcuni viaggi in Cina ho avuto occasione di venire a contatto con questa realtà di povertà estrema, materiale e culturale. Anche se non la immaginavo così estesa. Un’altra conseguenza logica dello stravolgimento comunista dell’ordine naturale. Mi auguro, per il bene di tutti, che i responsabili governativi cinesi mettano mano a queste situazioni prima che … le metastasi prendano il sopravvento.