LAPRESSE_20171008180124_24568524

La strategia italiana per l’Africa:
il nuovo piano economico e militare

Esiste un tema, come quello inerente la presenza italiana in Africa, sul quale in passato le forze politiche si sono spesso confrontate ma che, al tempo stesso, ha segnato per anni una delle tante note dolenti della politica estera di Roma; è trasversale la convergenza circa la consapevolezza dell’importanza di essere nel continente nero, pur tuttavia è soltanto nell’ultimo decennio che l’Italia ha iniziato a guadagnare il terreno perduto. Un dato deve, in tal senso, far riflettere: nel 2016 il nostro paese si è piazzato dietro soltanto la Cina e gli Emirati Arabi Uniti come investitore nel continente, un giro d’affari complessivo di 11.6 miliardi di Dollari; un aspetto senza dubbio incoraggiante, ma che deve fungere come mera base di partenza per i futuri governi che verranno, a prescindere dal loro colore politico. L’Italia dunque è tornata in Africa, gli intrecci economici e militari con il continente a noi dirimpettaio sono in espansione, è forse adesso il momento per Roma di raccogliere dopo aver costruito solide basi.

L’Italia in Africa trainata dall’energia

Il dato che vede il nostro paese al terzo posto tra i paesi investitori in Africa, da un lato ha spinto verso l’ottimismo, dall’altro non può che portare ad importanti considerazioni e riflessioni: sugli 11.6 miliardi di investimenti dell’Italia, ben otto sono dell’Eni; il cane a sei zampe ha avuto inevitabilmente guai dalla guerra in Libia, pur tuttavia in Africa il colosso dell’energia italiana è presente in sedici paesi. Eni non vuol dire soltanto gas e petrolio, ma anche un indotto che ha provocato un positivo ‘effetto trascinamento’ capace, in pochi anni, di portare nel continente altre numerose piccole e medie aziende italiane. I contratti legati all’energia sono quindi quelli più importanti, considerando anche la presenza dell’Enel in diversi paesi africani; questo non ha voluto significare solo contratti per le società in questione, ma anche aumento del peso politico italiano in un continente che rappresenta il naturale sbocco per il nostro paese, verso cui gli stessi governi africani guardano con un certo interesse.

Le note dolenti

Al fianco dei positivi segnali premonitori di una vera e propria ‘rimonta’ italiana in Africa, vi sono però da segnalare alcuni dati preoccupanti; in primo luogo, nervo scoperto per eccellenza per gli affari italiani nel continente nero è rappresentato dalla Libia: come affermato, in occasione del forum trai due paesi tenuto ad Agrigento nel mese di luglio, da Gianfranco Damiano, presidente della Camera di Commercio italo – libica, molte aziende rischiano il fallimento per crediti mai ripagati dal governo di Tripoli che, complessivamente, sfiorano i duecento milioni di Euro. Ma non solo: tanti progetti che riguardano la costruzione di infrastrutture e grandi opere, sottoscritti nell’ambito del trattato di amicizia del 2008, sono ovviamente rimasti fermi e non possono procedere per via della guerra in corso; diverse società hanno perso occasioni di investimenti e l’Italia ancora oggi rischia di perdere, complessivamente, il proprio storico ruolo nella sua ex colonia.

In poche parole, la guerra contro Gheddafi è stata un errore ed è una vera spada di Damocle per la crescita della presenza italiana in Africa; una Libia saldamente vicino Roma, avrebbe potuto rappresentare una testa di ponte verso il Sahel e verso la parte più profonda del continente. Altro dato da tenere in considerazione, è la concorrenza di tanti altri paesi europei in Africa; tardamente l’occidente, dopo aver lasciato campo libero alla Cina, si sta accorgendo delle potenzialità del territorio africano e di molti dei suoi Stati capaci di offrire una crescita lenta ma costante delle proprie economie e, di conseguenza, la possibilità di espandersi in diversi settori essenziali. Germania e Francia stanno cercando di concludere diversi affari in molti paesi, Parigi in particolare risulta in questo momento molto dinamica in alcune delle sue ex colonie; l’Italia dunque, non può permettersi ‘pause’ nella sua politica africana e per l’Africa, pena la perdita di quanto di buono fin qui recuperato.

L’impegno militare

Forse è anche grazie alla consapevolezza dell’ultimo punto sopra citato che a Roma, nei mesi scorsi, si è iniziato a programmare una nuova missione militare nel cuore del Sahel; “Gentiloni in Niger come Cavour in Crimea”, ha scritto a dicembre Marco Perduca: in effetti una tale equazione non è affatto azzardata. Se da un lato è vero che sussistono motivazioni pratiche circa l’impegno di nostri soldati nel paese africano confinante con la Libia, le quali riguardano il contrasto al dilagante fenomeno jihadista e, soprattutto, il blocco delle carovane che trasportano migranti verso le nostre coste, dall’altro è pur vero che, essendo il Niger uno degli Stati cruciali ed essenziali per gli equilibri del Sahel, non portare lì un nostro contingente (mentre anche altre nazioni europee si muovono in tal senso) avrebbe comportato un autentico suicidio politico dell’Italia. Ecco quindi, che al fianco di una rimonta del nostro paese in campo economico, adesso è da sottolineare un ritorno di carattere militare del nostro paese nel continente nero.

Prospettive future

Come detto sopra, a prescindere dal colore dei governi l’Italia in Africa deve avere una chiara strategia ed una visione a lungo termine, capace anche di andare oltre le scadenze delle legislature; il continente nero è in espansione, la sua importanza da un punto di vista strategico assumerà negli anni venturi sempre più vigore, l’Italia per ragioni storico/geografiche non può permettersi di stare a guardare. Lì dove forse ancora è possibile rimontare, al di là del settore energetico, è quello delle infrastrutture: per adesso sono stati i cinesi a monopolizzare la costruzione di ferrovie ed autostrade in diversi paesi africani, l’Italia può fare la voce grossa essendo già impegnata, in questo settore, con successo all’estero tra Gran Bretagna, Grecia ed Iran.

  • http://www.exeo.it Paolo Loro

    E una strategia italiana per l’Italia?

  • berserker2

    Ma a noi……..ce serve o non ce serve….

    • berserker2

      Basterebbe mandare un paio di ingegneri e una decina di capomastri…… invece mandiamo centinaia di soldati nostri a fare che poi si capirà…..le solite costose buffonate solidariste ovvero NIENTE!!!!
      Li voglio proprio vedere come fermano l’immigrazione clandestina.
      Non sono capaci qui in Italia, di fermare un paio di marocchini a un posto di blocco….. e invece in Nigger saranno terribili ed efficenti e fermeranno l’immigrazione clandestina…….. ma fateci il piacere…….. sarà come per mare nostrum e tutte le altre missioni….. a parole ci dicevano che era per contrastare gli scafisti, fermare l’immigrazione incontrollata, combattere gli schiavisti ecc. ecc…… e infatti si è visto come ha funzionato.
      Milioni di euro buttati dalla finestra, navi e militari in abbondanza in mare che sono serviti a meglio trasportare feccia clandestina.
      E adesso il giochetto lo fanno da terra, addirittura dal Niccer…… vedrete, li faranno venire da li con un ponte aereo….. com’è che lo chiamano…..ah si….corridoio umanitario…..
      Essì perchè il giochetto sarà, che secondo le animucce belle catto/sinistrate, stabiliranno da lì chi ha o non ha diritto di venire in Occidente (e pensa te……lo faranno decidere alle stesse ONG complici degli scafisti coadiuvate dall’UNHCR,….), e allora, con benedizione papale….. caricheremo donne incinte, negretti finti minori, anziani sdentati, malati immaginari, i cosiddetti “soggetti deboli” così come piace chiamarli ai sinistrati e già che ci siamo, pure qualche manzo con cellulare compreso……. insomma tutti.
      E poi vaiiiii, 35 euro al giorno cadauno a tutte le brave Coop catto/sinistrati e ci togliamo il pensiero.

      • Marco Bi

        bers, c’è da dire una cosa però… l’Italia, continuando di questo passo, diventerà esattamente come un qualsiasi cesso di Stato africano… quindi tra non molto, i cialtronescamente definiti “corridoi umanitari” verranno aperti qui da noi per salvare gli italiani.
        Io chiedo di essere portato in Giappone…

        • AlbertNola

          Con un barcone?

          • Marco Bi

            Con un barcone, con Easycess, se la vedano loro… io chiedo d’essere accolto come profugo in Giappone

    • Marco Bi

      Ciao bers… nella foga hai dimenticato una cosa importantissima, che mentre soldati e soldatesse vengono inviati in Nicceria a fare le crocerossine, i nicceriani qui in Italia, spacciano, stuprano, rubano, spaccano… ma lo fanno per senso di reciprocità… mica per cattiveria.

  • Franco

    il piano economico serve per l’Italia e per i pensionati con la minima che non possono comprare le medicine , ma finiranno queste infamie.

    • AlbertNola

      Sì, finiranno sicuramente “queste infamie” quando avremo altri 10 milioni di pensionati e zero nascite di bambini italiani!!

      • Bragadin a Famagosta

        io ti avrei sterilizzato da tempo..

      • Zeneize

        Ma tu esisti o fai finta?

        • AlbertNola

          Ho due laure. Ho fatto il militare a Cuneo.

  • Bilfab Bilfab

    Sono gli africani stessi a dirci di non mandare soldi, perché se li pappano i loro governanti corrotti e compagnia bella. Riguardo ai sensi di colpa che i nostri ci instillano per legittimare l’entrata di persone senza abilità, cultura, spesso dal passato burrascoso per non dire criminale, con usi e costumi agli antipodi dai nostri e ben consapevoli che noi non sappiamo far rispettare la legge, posso dire che il popolo italiano paga tutti i beni materiali che arrivano dall’Africa. Perciò lo sfruttamento della manodopera africana, della devastazione della flora e fauna africana, la destabilizzazione causata dalle multinazionali e il post colonialismo perché lo deve paga sempre e solo il popolo ? Gli africani, che non hanno problemi a scatenare guerre civili, se la prendessero con i loro governanti, con le multinazionali, ecc. Noi non dobbiamo nulla all’Africa, oppure se dobbiamo accettare tutta l’umanità del continente nero, vorremmo ogni materia prima totalmente gratis, o ancora potremmo renderci indipendenti dai prodotti africani e rivolgersi ad altri partners. Infine, vorrei far notare che altre nazioni che attualmente stanno sfruttando l’Africa alla grande (vedi Cina ed India), non accettano nessun ricatto. Loro operano politiche neo coloniali usando la filosofia del più forte che vince basata sul denaro. Comprano terreni e impiantano i loro interessi, ma non pensano minimamente di ripagare l’Africa facendo entrare nel loro territorio 500.000 profughi in 4 anni come da noi. Come mai nessuno contesta queste loro politiche ???

    • AlbertNola

      Cosa devi contestare, non siamo nel ’68. L’Africa con più di un miliardo di abitanti, giovani e aggressivi, fra qualche anno ci schiaccerà!

  • Frank Duezero

    L’Italia, che non sta nemmeno in piedi, avrebbe un piano economico e militare per l’Africa?
    Un piano oltre a quello di fregarsi i Rolex?
    ahahah
    Ma quanto siamo ridicoli?

  • John C.

    Ma come? Non e’ “l’Africa agli africani”? Sono problemi loro, no? Dicevano che volevano l’indipendenza e che sanno fare tutto loro. Allora? L’unico nostro impegno e’ di tenerli fuori dall’Italia. Africa agli africani? Giustissimo. E l’Italia agli italiani. E i nostri soldi per noi. Nessun governo ha il diritto di levarci tasse per mandare i soldi altrove. Siamo fessi?

    • virgilio

      si l’ultima che hai detto!
      siete 3 volte fessi perche l’Africa non e un problema,da sempre come ora il problema sono gli USraeliani ai quali continuate a calare le braghe e a piegarvi a 90
      ti sei mai domandato come questi morti di fame fanno a pagarsi un gommone per venire da te??

      • John C.

        Bravo! Sappiamo chi gli e’ dietro. Almeno alcuni di noi. Ma al nocciolo ci si arriva un po’ alla volta. Una cosa e’ certa: se non fossimo stati invasi nel ’44-’45 non saremo invasi oggi.

  • montezuma

    Fin qui l’italia ha fatto poco in Africa, in generale e in particolare per quelli che erano ex colonie (Somalia, Eritrea, Etiopia e Libia) o con legami particolari (Egitto, Tunisia, Kenya, Congo). La nostra politica ha fatto poco e talvolta danni Salvo distribuire aiuti a pioggia con … ritorni per i soliti noti! La “strategia” di Gentiloni e Minniti non ha fondamenta se non le solute della sinistra, senza ritorni sensibili per il Paese.

    • Emilia2

      Qualsiasi politica tentata dall’Italia in Somalia, Eritrea o Libia e’ stata osteggiata dagli altri paesi occidentali.

      • montezuma

        Proprio per questo non ci possiamo più permettere una politica succube e sottomessa.

  • Bragadin a Famagosta

    la nostra strategia per l’Africa? farsi invadere e fare la cresta con le tasse sui poveracci italiani.

    • AlbertNola

      Tu, poveraccio italiano?

      • Bragadin a Famagosta

        io poveraccio italiano, tu poveraccio

  • L’ultimo dominatore del web

    italia troppo debole, se non per fare il vassallo di turno

  • virgilio

    “La strategia italiana per l’Africa:”
    l’italia non ha nessuna strategia oramai da secoli,la sola strategia che gli rimane e……
    “ciapa tel kul e porta a casa!”
    oramai su questa portaerei USA il minimo che hanno un po di indioendenza sono il vaticano e San Marino!

  • best67

    visto che non si può contare sui locali!

  • Ernesto Pesce

    fidarsi e’ bene, ma non fidarsi e’ meglio. il nostro paese. non solo ha tradito la libia, ma ha pugnalata alla schiena. questa e’ una lezione che abbiamo imparato dai nostri oppressori americani

    • Emilia2

      L’Italia non puo’ avere una politica estera indipendente (a meno che quelli coraggiosi come Lei non vadano dagli Americani a ingiungere di sloggiare con le loro basi militari)

  • Ernesto Pesce

    CHI SI FIDERA’ DELL’ITALIA? AI POSTERI L’ARDUA SENTENZA

  • Franco

    Nola si potrebbero eliminare i 60enni così si risparmierebbe in quanto a figli ci sono gli extracomunitari che li fanno con le vostre donne che ne pensi?