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La strategia di Trump con la Cina

La Cina guarda con un mix di grande interesse e apprensione l’inizio dell’era Trump. L’annunciato protezionismo del presidente eletto, e la conseguente fine della globalizzazione così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, ha allarmato i vertici del Partito Comunista della Repubblica Popolare Cinese. “Il protezionismo commerciale e l’isolamento non danno alcun beneficio”, ha dichiarato il Presidente cinese Xi Jinping a Ginevra, in un recente incontro svoltosi presso le Nazioni Unite.

“I grandi paesi dovrebbero trattare quelli più piccoli come partner a pari merito invece di agire come egemoni e imporre la loro volontà agli altri. Ci impegneremo a costruire un nuovo modello di relazioni con gli Stati Uniti e un partenariato strategico globale con la Russia, allo scopo di favorire la crescita, le riforme, la cooperazione e la pace tra diverse civiltà” – ha aggiunto, in quello che suonava come un preciso monito al presidente americano Donald Trump, in risposta alle paventate “minacce” di guerre commerciali tra le due super potenze.

Export cinese in calo

I dati, evidenziati dal quotidiano cinese China Daily, dicono che lo scorso anno le esportazioni cinesi sono calate del 7,7%, e le importazioni del 5,5%: pur rimanendo in attivo il saldo della bilancia commerciale, a +509,6 miliardi di dollari, il timore di funzionari e analisti cinesi è che nel 2017 i dati possano peggiorare con l’arrivo alla Casa Bianca di Trump. Secondo i calcoli del ministero del Commercio di Pechino, l’interscambio commerciale tra Cina e Stati Uniti ha raggiunto quota 519,6 miliardi di dollari lo scorso anno, moltiplicando di 211 volte il valore dell’interscambio del 1979, pari a 2,5 miliardi di dollari, quando si sono riaperte le relazioni diplomatiche tra i due Paesi.

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Le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti hanno segnato quota 385,2 miliardi di dollari lo scorso anno, mentre gli scambi nel settore dei servizi tra le due sponde del Pacifico hanno raggiunto quota cento miliardi di dollari. Complessivamente, gli Stati Uniti pesano per il 18% del totale delle esportazioni cinesi, mentre il mercato cinese riceve il 7,7% delle esportazioni statunitensi.

Guerra commerciale? Lo scenario è incerto

Come rileva il China Daily, “a differenza dei suoi recenti predecessori, Trump è visto come un concentrato di incertezza e imprevedibilità dal resto del mondo, e in particolare da molti esperti analisti di politica estera e relazioni Cina-USA. La scelta di nominare Peter Navarro a capo del consiglio nazionale del commercio, ha suscitato una certa preoccupazione a Pechino. Navarro ha scritto diversi libri in cui accusa la Cina di essere la prima responsabile dei problemi economici degli Stati Unitii”.

Secondo il quotidiano cinese, una “trade war” sarebbe devastante per l’economia mondiale: “Una guerra commerciale tra i due paesi avrebbe conseguenze inimmaginabili per la già fragile economia globale. Alcuni esperti americani sostengono che una guerra commerciale, inoltre, non consentirebbe a Trump di mantenere la sua grande promessa fatta agli elettori di creare di posti di lavoro negli Stati Uniti. Gli scambi commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina danno infatti lavoro a 2,6 milioni di persone negli Usa, secondo un recente studio”.

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Lo stralcio del TPP è una buona notizia per Pechino

Durante la campagna elettorale, Trump ha più volte accusato la Cina di manipolare il valore della propria valuta (Yuan) al fine di aiutare l’export e dunque “sottrarre” posti di lavoro negli Stati Uniti. “Per Pechino l’allarme è rosso – osserva Wei Li, vice-presidente di iShares, in un’intervista a TradingFloor – c’è grande incertezza e molte persone prestano attenzione a Twitter anche alle 2 di notte. Stiamo operando in un ambiente molto diverso in cui i mercati stanno reagendo, cercando di adattarsi a cambiamenti che non si vedevano da almeno un decennio. Tuttavia, se gli Stati Uniti abbandonano il TPP  – sottolinea – si potrebbe creare un vuoto, e per la Cina questa è una notizia positiva, poiché potrebbe penetrare quei mercati”.

La “Trade Ware” con la Cina conviene davvero a Trump?

Matthew Lynn offre una lettura alternativa. Secondo l’autorevole analista finanziario, è difficile che da una guerra commerciale con la Cina il presidente eletto possa trarre qualche beneficio reale. Al contrario The Donald dovrebbe alimentare la “trade war” con la Germania: “Quando Trump parla di ripristinare posti di lavoro manifatturieri ben pagati, è difficile pensare come una guerra commerciale con Pechino possa essere di aiuto – sottolinea l’esperto su Marketwatch – Gli operai del Michigan non vogliono assemblare giocattoli 12 ore al giorno con salari quasi da fame, come fanno i colleghi cinesi. Le esportazioni della Germania verso gli Stati Uniti sono beni di fascia alta come le automobili, che rappresentano il 12% dell’export totale, seguiti da parti di veicoli, prodotti chimici e aerospaziali. Quelli sono i lavori ben pagati che gli elettori Trump vorrebbero”.

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Lo scenario, dunque, è ancora incerto e il futuro tutto da scrivere. Riavvicinare la Russia, offrendo a Putin delle condizioni e degli accordi vantaggiosi, potrebbe essere la strategia seguita da Donald Trump per ridimensionare la potenza commerciale cinese. Pechino glielo permetterà?

  • errico carloni

    LA CINA E’ IN PROFONDA CRISI DI CRESCITA, DI DEBITI E DI RISERVE IN VALUTA PREGIATA. PERTANTO DAVANTI A TRUMP DOVRA’ GENUFLETTERSI !!

    • Ling Noi

      Veramente… la Cina detiene buona parte del debito pubblico Usa. Se volessero fare un vero dispetto alla Cina, gli Usa dovrebbero svalutare il dollaro, e cosi, pure i prodotti cinesi e stranieri sarebbero meno competitivi sul mercato americano.

      • telepaco

        Molto più semplice creare dei dazi doganali, non troppo forti per non uccidere il commercio internazionale ma nemmeno inestistenti come ora che permettono a cinesi, pakistani, cngalesi ecc ecc di esportare tranquillamente senza rispettare norme ambientali, paghe decenti e sistema produttivo sostenibile. In questo modo i prodotti cinesi non sarebbero poi cosi competitivi come ora e i prodotti americani di maggiore qualità sarebbero più competitivi. Ovvio che la cina imporrebbe dazi dogani uguali alle merci americane ma essendo molto più sbilanciata la bilancia commerciale verso l’esportazione chi rimane fregato sarebberocomunque i cinesi i quali non possono innondare il mercato di prodotti scadenti e spesso cancerogeni distruggendo l’economia degli altri paesi, questa storia deve finire. Gli USA ci guadagnerebbero con una maggiore produzione interna, maggiori consumi, migliore economia

        • Ling Noi

          Se il loro dollaro rimane alto, le esportazioni Usa rimangono al palo comunque. Sul discorso dei prodotti scadenti, il problema sono i committenti che li richiedono, anche perchè con l’attuale povertà diffusa che è stata seminata a piene mani, c’è poco da “brasolare”.

        • rokko eisuoifratelli

          Scusa quali sarebbero i prodotti cinesi “spesso cancerogeni”?
          Per i dazi, tu ti illudi: spesso nemmeno con un dazio del 50% ci sarebbe convenienza per un’azienda occidentale mettersi a fabbricare l’equivalente del prodotto cinese, e se pure qualche folle volesse provarci avrebbe solo il mercato interno per sopravvivere, perché sugli altri mercati sarebbe spacciato.
          I dazi sono un’illusione, e se Trump è intelligente come dicono, capirà da solo abbastanza presto che al massimo possono essere usato come minaccia, non certo attuati.

          • telepaco

            I giocattoli per bambini, che spesso segquestrano nei negozzi cinesi da noi, dove hanno trovato addirittura del piombo. Nei vestiti dove hanno scoperto che alcuni facevano venire il cancro alle ascelle, basta seguire i servizi che ogni tanto timidamente fanno. L’occiendte da solo ha un mercato “interno” di 800 milioni di abitanti, non ha bisogno di comprare prodotti scadenti cinesi e i dazi servono a non renderli troppo competitivi. Se costassero poco meno la gente non ne comprerebbe tanti, e si incentiva la produzione nazionale

      • errico carloni

        Recentemente la cina ha perso il primato di primo creditore e sempre meno lo sarà in futuro. Quella cinese è una bolla (o meglio un pallone gonfiato) che si va sgonfiando rapidamente.

        • Ling Noi

          Io non faccio il tifo per la Cina, ma le tua affermazioni anti-Cina sono fuori dalla realtà.

    • rokko eisuoifratelli

      Mi piacerebbe che fossimo noi ad avere la stessa crisi di crescita della Cina.
      Ma cosa scrivi?!?

  • errico carloni

    W DONALD TRUMP PRESIDENTE PER 8 ANNI !!

  • mortimermouse

    quindi gli affari fatti con obama sono affari sballati! ovvio, un cretino comunista non sarà mai un abile capitalista! e cuba era comunista ma castro un capitalista con i soldi degli altri! e infatti viveva nel lusso con decine di donne , mentre il “suo” popolo cubano crepava di fame…. avanti, continuate a credere nel socialismo, nel comunismo! buffoni! W TRUMP!!!!!!!

  • agosvac

    Quando la Cina cresceva del 12/13% annuo basava la propria crescita sulle esportazioni ma il popolo cinese in larghissima parte restava povero, non fruiva dei suoi stessi prodotti perché, appunto, destinati solo all’esportazione. Questo è sbagliato perché si dovrebbe sempre prima pensare al proprio stesso popolo e destinare all’esportazione solo il surplus! Pensare alla propria Nazione è quello che vuole fare Trump. Se lo si facesse come regola fondamentale di un buon Governo, il Mondo andrebbe meglio e non ci sarebbero gli scompensi attuali.

    • telepaco

      In realtà i cinesi appena hanno due soldi comprano prodotti europei o stranieri in generale, sanno benissimo che cio’ che producono ed esportano nel mondo sono solo porcherie. Vai a vedere nei quartieri eleganti di Pechino e Shangai se comprano i loro vestiti schifosi e cancerogeni che producono nelle loro fabbriche bettole o se invece comprano le firme e marche dei nostri stilisti…il punto non è tanto vendere solo il surplus, perchè c’è chi si specializza nella tecnologia e chi si specializza nella produzione agricola, come la Spagna ad esempio, o la carne come l’Argentina. Il punto è che si puo’ commerciare e competere a livello globale si ci sono regole e livelli di civiltà rispettati da tutti. Non possiamo competere con paesi che non rispettano alcuna norma ambientale per la produzione inquinando ovunque, che fanno lavorare bambini 12 ore al giorno, che fanno firmare ai dipendeti (succede in Cina con i dipendenti della Apple americana) un impegno a non suicidarsi per la troppa male di lavoro pagata con una ciotola di riso. Questa non è concorrenza, questo è farsi fottere da paesi che non hanno i presupposti base per commerciare con noi. Il commercio internazionale ha senso e va lasciato libero quando tutti giocano alla pari, quando molti barano con salari da fame e senza alcuna norma da rispettare in fabbrica ci si fa solo del male

      • Ling Noi

        Giocare alla pari è impossibile, ad esempio nessuna azienda straniera può concorrere per appalti pubblici negli Usa. Come mai le ferrovie Usa sono così arretrate? In Usa, da sempre, fai strada solo se sei amico dell’amico, alla faccia della libera concorrenza.

        • telepaco

          Se è impossibile si mettono dazi a quei paesi che non rispettono determinate norme, tutto qua. Il commercio aperto lo faccio tra paesi europei o extraeuropei che hanno determinati standard qualitativi, a tutti gli altri metto dei dazi, semplice. Non è possibile che da noi si debbano rispettare le norme della sicurezza per i lavoratori, le norme contro l’inquinamento che costano molto alle imprese, contributi e mutua per tutti e poi importiamo prodotti dove vige il medio evo produttivo, basta. Non conosco la realtà delle ferrovie USA per cui non metto lingua….

          • Ling Noi

            Da noi ci sono tutta una serie di gabole per fregare le regole, come la Boeing che ha sede in un paradiso fiscale e poi accusa la Airbus di aiuti di stato. E anche i diversi costi dell’energia fra stato e stato e i costi della burocrazia, anche quelli incidono, oltre ai diversi livelli di tassazione.

          • Roberto Moranduzzo

            Da noi dove??? le faccio osservare che se nomina Boeing dovrebbe nominare anche moltissime altre ditte nel mondo intero che applicano gli stessi sotterfugi che detto fra me e lei non mi piacciono per nulla tutt’altro se potessi gli abolirei tutti questi previlegi truffaldini.

          • Ling Noi

            E io cosa ho detto? Da noi inteso come mondo occidentale che vuole spacciarsi come moralmente superiore alla Cina.

          • rokko eisuoifratelli

            Se si mettono dazi doganali l’unico risultato è che la popolazioni ne si impoverisce, punto.
            Vedrai che Trump non metterà alcun dazio, perché non è stupido

          • telepaco

            Quale popolazione? Quella cinese o quella americana? Se si mettono dazi chi produce negli USA vende di più e assume più dipendenti, i quali a loro volta consumano di più….se ai cinesi venditori di prodotti farlocchi e dannosi alla salute gli affari vanno male chi se ne frega?

          • rokko eisuoifratelli

            Scusa, ma se tu acquisti un prodotto dalla Cina e il governo ti mette un dazio del 50%, chi si impoverisce di più secondo te? Tu o il cinese che ti vende il prodotto allo stesso prezzo più il dazio, solo ne vende qualcuno in meno? Facciamo un esempio, l’iPhone.
            Se un americano è abituato a comprare un iPhone a 800 dollari, secondo te sarebbe disposto a comprarlo a 1200 perché fabbricato negli Usa? E poi, chi fabbrica l’iPhone negli Usa vendendoli a 1200, riuscirebbe a venderli anche nel resto del mondo a quel prezzo o dovrebbe accontentarsi del mercato interno, e fallire dopo uno due anni? E infine, sei sicuro che negli Usa ci sono le persone con le competenze per fabbricare un iPhone a partire da domani? Io ne dubito fortemente.

          • telepaco

            Se il governo mette un dazio del 50% sul prodotto cinese io non lo aquisto più perchè mi costa troppo, e invece di comprarmi un Apple mi compro un Nokia fatto in finlandia, semplice. Se gli americani mettono i dazi stai tranquillo che la Apple sposta gli stabilimenti negli USA, con grande beneficio. Se tu compri un iphone da 800 dollari non lo paghi meno perchè fatto in Cina, ma perchè la Apple ci guadagna molto di più, semplice. Potrebbe venderlo allo stesso prezzo fatt in America, ma guadagnerebbe molto meno la multinazionale. Tu poi pensi solo ai telefonini, ma il problema più grave sono i vestiti, le scarpe, i giocattoli per bambini, ecc ecc tutti prodotti scadenti fabbricati in condizioni gieniche schifose, spesso cancerogeni. Il 90% delle esportazioni cinesi non è di iphone di fabbriche occidentali li’ impiantate, ma di schifezze varie, dagli accendini alle bambole per bambine.
            “E infine, sei sicuro che negli Usa ci sono le persone con le competenze per fabbricare un iPhone a partire da domani?….” ahaahahh questa è bellissima, le fabbriche cinesi funzionano perchè ci sono occidentali che hanno le competenze per farle funzionare, specialmente quelle ad alto contenuto tecnologico, i micricips vengono progettati negli USA e poi asssemblati in Cina. Di prodotti altamente tecnologici progettati da cinesi non ce ne sono, la hanno solo manodopera a bassisimo costo

          • rokko eisuoifratelli

            Tu nella tua analisi trascuri alcune coae, ed in più si basa su dei luoghi comuni che sono sostanzialmente errati.
            Primo, nemmeno la Nokia produce più telefonini in Finlandia, quindi compreresti anche in questo caso un prodotto con il dazio. Secondo, la apple non vende solo negli Usa ma in tutto il mondo, un incremento dei costi di produzione del 20/30% stai tranquillo tu che sarebbe la sua morte, perciò non è con il dazio che la fai produrre in Usa. Terzo, il fatto che la produzione cinese sia cancerogena di per sè è uno spauracchio comodo e falso. Quarto, l’abbigliamento non prodotto in Cina è prodotto in India, Bangladesh, ecc ecc non di certo in occidente, e la qualità è la stessa del prodotto di fabbriche occidentali fatte in Cina, la gente se ne è accorta e non è più disposta a pagare a prezzi occodentali un capo cinese.
            Quinto, l’idea che i cinesi siano degli automi che assemblano prodotti progettati dalle “grandi menti” occidentali è sbagliata. Innanzitutto ormai sono 30 anni che i prodotti informatici di tutto il mondo si fanno in Cina e Taiwan, per cui ormai le competenze, ti piaccia o no, sono lì. Gli americani e chiunque altro, a parte il costo, per produrre in casa dovrebbero superare uno scoglio iniziale dato dalla formazione delle competenze, a meno di non prenderle dalla Cina ma saremmo punto a capo.
            Infine, ti faccio notare che in Cina si fabbricano prodotti cinesi di elevatissima tecnologia ed alta qualità, come ad esempio i prodotti Huawei o altro simile, e tu ti sbagli di grosso a pensare che abbiano solo manodopera a basso costo ipersfruttata.
            Se davvero vuoi produrre di più in casa, non c’è strada più sbagliata dei dazi. L’unica strategia possibile è per le aziende quella di concentrare la produzione su prodotti ad alto valore aggiunto, per i quali il costo del lavoro è marginale; per i governi quella di ridurre le tasse sul lavoro e la burocrazia. Altre strade non ne esistono.

          • telepaco

            Abbiamo idee diverse, che io rispetto ma non condivido. Secondo me commerciare con chi non rispetta nessun limite di diritti dei lavoratori e di inquinamento ambientale è sbagliato anche dal punto di vista etico, non solo controproducente in termini commerciali. L’occidente che si erge a paladino dei diritti umani poi compra prodotti da industrie che inquinano a tutto spiano e pagano con una ciotola di riso i suoi dipendenti, per me è assurdo. 1 Forse non sai che esistono smartphone italiani prodotti in Italia, e costano anche meno della Apple di cui tu paghi quasi sempre e solo il nome, e non sono neanche male anche se ovviamente non sono il meglio del meglio. Il mio Nokia fa le stesse cose del modello Apple della stessa epoca, ma costava molto meno. Ti piace comprare la mela morsa che fa figo e trendy? Pagatela il triplo, punto. Non mi venire a dire pero’ che vale il triplo del Nokia perchè ti rido in faccia 2. I prodotti cinesi sono cancerogeni, ci sono stati un sacco di servizi televisivi, spesso vengono sequestrati interi container di merci tossiche, servizi delle iene su negozi di cianfrusaglia cinese, specialmente nei giocattoli per bambini, non è una mia invenzione. Il cinese non rispetta nulla, ucciderebbe sua madre per fare soldi, non hanno la stessa nostra moralità. Bisognerabbe aver vissuto in Asia per sapere cosa intendo dire, non mi dilungo oltre. 3 i dazi andrebbero fatti anche a tutti quai paesi come india e balgladesh, chi non produce con canoni occidentali non puo’ e non deve fare concorrenza sleale, qui di lealtà e rispetto non c’è nulla. I dazi non significa divieto di importazione, significa maggiori costi per non rendere competitive merci create in paesi che non hanno obblighi e che fanno quindi una concorrenza sleale alle nostre meci prodotti con tutti i canoni CEE, norme sicurezza, ambientali , diritti lavoratori ecc ecc. Negli anni 70 e 80 compravamo benissimo vestiti nostri e stavamo meglio, anche se li pagavamo di più ma erano migliori e duravano di più. 4 Non confondere Cina con Taiwan, la seconda è un paese sviluppato con canoni quasi occidentali ed un costo della vita elavato. I microcips vengono progettati li’, oppure in Giappone o in Corea del Sud, altro paese a cui non fari pagare alcun dazio, non in Cina. Poi si, anche i cinesi stanno sviluppando tecnologia nuove, ma il meglio di Samsung e Apple vengono progettati a Seoul o nelle Silicon Valley, non a Pechino o Shangay garantito. Il punto è evitare la concorrenza sleale perchè di questo si tratta.

          • rokko eisuoifratelli

            Di nuovo con lo stereotipo degli impiegati cinesi pagati con una ciotola di riso? Guarda che è un’immagine obsoleta. Cmq su un punto sono d’accordo con te: occorrerebbe farsi un giro in Cina per capire come stanno veramente le cose; le tue convinzioni subirebbero un gran colpo.
            Parli di inquinamento, ma forse non sai che i cinesi stanno investendo circa 600 miliardi di dollari in ricerca per le tecnologie di produzione di energia pulita, mentre gli americani fracassano il loro suolo per estrarre gas e per Trump il riscaldamento globale non esiste.
            Negli anni 70 e 80 compravamo vestiti nostri perché li producevamo buoni, poi abbiamo smesso di farli buoni ed iniziato a farli in Cina uguali a quelli cinesi e preteso che fossero etichettati made in Italy, ecco che il mercato è morto. Comunque, vedremo se i dazi americani funzioneranno e vedremo se gli americani vorranno comprare prodotti americani anche se più scadenti rispetto al prodotto estero, perché alla fine di questo si tratta.

          • telepaco

            Non è uno stereotipo, la Cina si trova al 90° posto come reddito pro capite, molto più indietro di tanti disastrati paesi del sud america per esempio, che si trovano tra il 50° e il 70° posto, più indietro della Thailandia, Malaysia e Indonesia, tanto per citare un dato. Persino i cinesi che lavorano nelle fabbrica di Prato sono praticamente schiavizzati, se hai seguito i servizi del dopo incendio in una di esse. Costretti a lavorare da 12 a 16 ore al giorno col passaporto sequestrato per una paga di 2 euro l’ora. Figuriamoci in patria. La Cina caro mio non è solo Shangai, Pechino ed Hong Kong, ma altresi 800 milioni di contadini che vivono nell’entroterra povero lontano dalla costa del pacifico, e quelli vivono ancora oggi in condizioni pessime. Tu guardi solo i lavoratori specializzati nella produzione di tecnologie quando ripeto la maggioranza della produzione cinese deriva da prodotti plastici e tessili di basso contenuto tecnologico e altamente inquinanti. In Colombia dove risiedo hanno messo i dazi già 10 anni fa ai prodotti cinesi, perchè stavano invadendo i mercati e mettendo in ginocchio le fabbriche tessili e calzaturiere di qua, con il risultato che in questi anni il paese è crescito dal 4% al 7% a seconda degli anni. Che la Cina sia il paese più inquinato al mondo non è un mistero, che poi altresi investa nell’energia pulita è verissimo, ma proprio perchè hanno un problema serio di fiumi ormai morti e aria irrespirabile, specialmente a Pechino. Le fabbriche non hanno pero’ a tutt’oggi alcun tipo di depuratore o filtri per acque sporche o fumi tossici, anche se investono nell’eolico e nel solare. Io ho un amico che vive in Cina e mi passa informazioni di prima mano, l’aria a volte è irrespirabile a Pechino.Negli USA fracassano anche il suolo, ma le norme ambientali sono rigorose e spesso più dure dell’Europa. Per ultimo da noi si producono ancora vestiti , e buoni anche, come le calzature che compro io online da marche italiane. Il tessile nel biellese, per citare un esempio che conosco, non è affatto morto anche se è in difficoltà per la concorrenza sleale di quegli sporcaccioni. Vedremo se Trump avrà successo, ma i dazi alla Cina servono anche per la sua guerra geostrategica contro un competitore globale, non solo per motivi economici. Staremo a vedere

          • rokko eisuoifratelli

            Il tessile nel biellese non è morto a causa della concorrenza sleale degli “sporcaccioni”, ma perché i prodotti sono paragonabili per qualità a quelli cinesi, ma costano molto di più. Il 90simo posto della Cina è una media del pollo, nella quale sono conteggiati quasi due terzi di popolazione che vice ancora dei prodotti della terra.
            Se limitassi la media a coloro che lavorano nelle fabbriche, vedresti che il loro reddito non è poi da fame come dici tu. Infine, Prato è una cosa e la Cina è un’altra, cosa c’entra?

          • Roberto Moranduzzo

            Tutto dipende se é obbligata ad importare,se si accontenterà dei prodotti nazionali non vedo il danno costituito dall’imposizione dei dazi. Poi le faccio presente che esiste l’ ALENA (USA’CANADA e MESSICO) ho comperato come privato un’attrezzo prodotto negli USA me lo sono fatto spedire via UPS in Canada e guarda caso ho dovuto pagare la dogana,dunque il libero scambio vale solo per le ditte o le grandi imprese ma non per i semplici cittadini? allora non ho nessun interesse al libero scambio.

          • rivobravo

            Molto probabilmente hai pagatp GST e Provincialt Tax if applicable, e se non sei un cliente di UPS o Fedex ti fanno pagare le spese di sdoganamento.

    • nicola savino

      caro agosvac quasi sempre coincido con i tuoi commenti con questo pero no, se il governo cinese arricchiisce la propria popolazione , pagando di piu il popolo che lavora, come fara a competere nei prezzi internazionalmente? sono i salari miiserabbili (per noi) con i quali il governo cino produce e guadagna miliardi non altrimenti saluti p. s. fammi sapere il tuo parere al riguardo grazie

      • agosvac

        Riguardo quanto lei dice, più che giusto, vorrei fare l’esempio del Giappone. Hanno cominciato a costruire automobili copiando quelle europee ed americane basandosi più sulla quantità che sulla qualità. Poi hanno capito che in questo modo non sarebbero andati da nessuna parte. Allora hanno cominciato a “migliorare” il prodotto, piano, piano. Oggi costruiscono automobili che nulla hanno da invidiare a quelle europee ed americane e ne vendono di più basandosi sulla qualità. Credo che la Cina debba compiere lo stesso passo: pagare di più la loro enorme, da un punto di vista quantitativo, manodopera e costruire prodotti di qualità superiore. Quel che potrebbero perdere in quantità lo recupererebbero in qualità. Il Giappone ha impiegato decenni per fare questo cambiamento, anche la Cina ne potrebbe impiegare altrettanto ma di sicuro ci arriverà perché sarà necessario arrivarci. In parole povere deve trasformare una manodopera basata sulla quantità in manodopera qualificata.

  • Ilario Fontanella

    ling noi ha perfettamente centrato il problema, svalutando il dollaro aumenterebbero le esportazioni degli USA, che finalmente avrebbero una bilancia commerciale attiva, dando posti di lavoro agli americani per produrre tutte quelle merci che adesso importano, gli Americani andrebbero meno in vacanza, ma all’interno del loro paese starebbero meglio, paghe più alte, e un rapporto fra datore di lavoro e operaio più equilibrato…

    • Ling Noi

      Inoltre, l’americano tipico non ha la smania di visitare il mondo, già anche troppo se una volta nella vita va a Disneyland, per cui, anche se avessero il dollaro più debole, non li danneggerebbe per quel che riguarda il turismo.

  • Giovanni B.

    Molto terra terra: mi piacerebbe che gli iPhone e gli altri prodotti Apple venissero prodotti in USA e non in Cina, vorrei che le fabbriche tedesche di giocattoli la smettessero di costruire in Cina anche perché da quando l’hanno fatto i loro prodotti sono diventati veramente scadenti e nessuno li acquista più, vorrei che le industrie italiane la smettessero di produrre in Cina o altri paesi a loro più conveniente, lasciando poi i prezzi al consumatore finale uguali a prima (gli stronzi egoisti vogliono sempre guadagnarci di più…), insomma in parole povere vorrei vedere la fine della globalizzazione voluta dal massonico Governo Ombra Mondiale (costituito da quelle poche centinaia di famiglie più ricche e influenti del pianeta che non solo possiedono ingiustamente e criminalmente quasi tutte le ricchezze di questa Terra ma di fatto costituiscono la più infima espressione dell’Anticristo), vorrei vedere un maggiore equilibrio (in termini di guadagno) tra datore di lavoro e lavoratore, vorrei non sentire mai più la (finta) contrapposizione tra comunisti e fascisti/capitalisti (questi due termini dovrebbero scomparire perché son solamente le due facce del male), vorrei non sentire più commenti di deficienti che danno del sinistrorso o del destrorso all’altro lettore che non la pensa come lui, vorrei vedere al patibolo delinquenti ipocriti come Barack Obama, Merkel, Schäuble, Schulz,Juncker, i reali dell’Arabia Saudita e del Qatar, Renzi, Monti, Letta, Berlusconi, Cameron, Hollande, Trudeau, Netanyahu, tutti i vertici della NATO, tutti i membri (dei liv. più elevati) della massoneria, e infine tutti i deficienti che in vari blog si firmano come Anita Mueller, M.P. Breedlove o carlo.

    • gennarino

      Si, è vero, confermo che M.P. Breedlove è un vero deficiente e presuntuoso, mentre per gli altri invece ormai lo sanno tutti!

    • Ling Noi

      Clap clap clap.

    • Lino G. Beretta

      Bene, lei provveda personalmente a innalzare patiboli e ghigliottine. Temo che lo show sarà però rinviato, e le tricoteuses rimarranno a casa tessere la maglia. Oggi per fortuna esistono altri metodi per regolare le cose, non siamo nel 1789 e D. Trump ieri ha fatto un discorso dignitoso e illuminato, affermando che almeno una volta ogni quattro anni gli americani (beati loro) possono riprendersi in mano le redini del loro destino. Non è un fatto da poco. Votando, gli americani erano certamente consapevoli che il 55% del costo del loro iPhone è rappresentato da utili della Apple, e solo il 5% dalla manodopera sottopagata delle fabbriche cinesi.

      • Mirco Baldari

        Credo che quando Giovanni B. parla di patibolo intenda quello che Giorgio Bongiovanni chiama la “morte seconda”, ovvero quelle conseguenze di azioni negative (karma) perpetrate da quelle persone molto egoiste e prive di amore e del senso di giustizia, “morte seconda” che avverrà nel giorno del giudizio universale quando Cristo tornerà a breve sulla Terra per giudicare e dividere l’umanità in due gruppi ben distinti: da una parte ci saranno gli eletti (ovvero quelle persone le cui azioni in questa vita sono state impeccabili, circa 10 milioni di persone più tutti i bambini) mentre dall’altra ci sarà tutto il resto di miliardi di persone che non meritano di ereditare una nuova Terra rinata: questo secondo gruppo di persone a seconda della gravità degli loro errori commessi morirà e non avrà mai più il permesso di reincarnarsi su questa Terra, ma solo su altri pianeti dove ci sono guerre e sofferenza. Quelli che hanno commesso crimini molto gravi (vedi tutti i nostri burattini politici o i loro mandanti) oltre ad avere un karma molto negativo nella loro prossima incarnazione, non potranno neanche più reincarnarsi come esseri umani (visto che in questa vita si sono comportati in modo bestiale e al tempo stesso razionale), ma verranno retrocessi nel regno animale, dove strisceranno come vermi, o ullulleranno come lupi o pecore e avranno il triste ricordo che una volta erano umani. E questo non avverrà tra 100 o 1000 anni, ma molto presto, non si sa se nel 2017, nel 2020 o qualche annetto in più: una cosa è certa: tutti noi attuali abitanti della Terra, nel bene o nel male saremo testimoni di questo evento, che ci piacia oppure no, che ci crediamo oppure no! E fare battuttine tipo “non siamo più nel 1789” non servirà proprio a niente questa volta!

      • Mirco Baldari

        Mi permetta di farle un bel copia e incolla tratto del sito di giorgiobongiovanni che mette bene in evidenza quanto è così “democratica” e “avanzata” l’America:

        La Storia di Kurt Sonnenfeld

        LA STORIA DI KURT SONNENFELD, L’UOMO CHE A GROUND ZERO HA FILMATO QUEL CHE NON SI DEVE SAPERE

        New York, 11 settembre 2001, la protezione civile interviene subito. Le Torri non sono state colpite ancora, ma loro, le squadre di soccorso sono lì già da ieri, 10 settembre, per una delle tante strane esercitazioni che punteggiano lo scenario della giornata destinata a cambiare il mondo. Alle squadre viene aggregato Kurt Sonnenfeld, un cameraman molto specializzato.

        Una storia pazzesca, la sua, che parte dai miasmi di Ground Zero, passa per un dramma terribile in Colorado e approda in un esilio a Buenos Aires. Una storia che in Italia è quasi ignota. Lui l’ha raccontata in un libro pubblicato in Argentina, El Perseguido, ossia “il perseguitato”.

        Dopo i mega-attentati dell’11 settembre 2001, in mezzo alle macerie, è tempo di soccorso, ma è anche tempo di documentazione a caldo. La FEMA, la protezione civile USA, decide che un documentarista plurilaureato e fotografo lavori nel luogo in cui sino a poco prima svettavano le Torri Gemelle. È Sonnenfeld.

        Non è certo un novellino. La FEMA lo aveva chiamato a documentare altre situazioni critiche e di catastrofi, in segretezza. Aveva anche operato in luoghi dove si immagazzinavano, sviluppavano o trasportavano armi nucleari, biologiche e chimiche. Le competenze della FEMA sono vaste, molto più penetranti della protezione civile di altri paesi occidentali. La FEMA è nel cuore di una formidabile e opaca costituzione materiale in cui la sicurezza militare è al centro di procedure misteriose e complesse.

        Sonnenfeld racconta che «quando è avvenuto il terribile attentato dell’11 settembre, il governo USA chiuse tutta l’area nei pressi del World Trade Center, tutta la parte sud di Manhattan, e fu vietato l’ingresso di qualsiasi tipo di apparecchio di ripresa visiva. Solo a due persone al mondo fu concesso di accedere per documentare quanto era accaduto. Io fui una di queste persone, con accesso totale e assoluto» al WTC.

        «Io dovevo documentare con la mia videocamera quotidianamente per ore e ore, e poi in base ai rigidi parametri che mi erano stati impartiti, mettere a disposizione delle catene informative mondiali quindici o venti minuti di immagini», ricorda il professionista, che aggiunge: «dovevo consegnare tutte queste ore di filmati per le indagini che si supponeva stessero procedendo.»

        Sonnenfeld assolve al suo dovere a Ground Zero per cinque settimane. Ma a causa di una tragica catena di eventi che si succedono, non consegna mai le registrazioni.

        In una recente intervista alla Rete Voltaire, Sonnenfeld fa notare le anomalie che percepisce sin da subito:

        «Ripensandoci, c’erano molte cose a Ground Zero che non quadravano. Era strano, a mio avviso, che mi fosse stato comunicato di andare a New York ancora prima che il secondo aereo colpisse la Torre Sud, quando i media parlavano ancora di un “piccolo aereo” entrato in collisione con la Torre Nord; una catastrofe, fino a quel punto, di dimensioni troppo ridotte per poter interessare la FEMA. Invece la FEMA fu mobilitata in pochi minuti, mentre ci vollero dieci giorni per inviarla a New Orleans dopo l’uragano Kathrina, nonostante l’abbondante preavviso! Era strano che ogni videocamera fosse severamente proibita entro il perimetro di sicurezza di Ground Zero, che l’intera zona fosse dichiarata “scena del delitto”, ma poi tutte le “prove” all’interno della scena del delitto venissero rimosse e distrutte con grande rapidità. Infine trovai molto strano che la FEMA e altre agenzie federali si fossero già posizionate nel loro centro operativo al Molo 91 il 10 settembre 2001, il giorno prima degli attacchi!»

        Mentre iniziano a presentarsi questi dubbi, Sonnenfeld lavora a ritmo sostenuto. Altri dubbi più pesanti verranno più avanti, come vedremo. Intanto immortala ore e ore di scene dal disastro.

        Un evento terribile irrompe nella sua vita, qualche mese dopo. Lo racconta lo stesso Sonnenfeld: «Poco dopo aver compiuto il servizio al Ground Zero del WTC, dove quasi tremila vite erano state stroncate, la mia stessa moglie prese la triste e tragica decisione di suicidarsi, la mattina del 1° gennaio 2002».

        «Lo avevo attribuito dapprima al suo quadro depressivo. Purtroppo proveniva da una famiglia segnata dai suicidi. Le autorità procedettero all’inchiesta formale pertinente che stabilì la mia innocenza. Tutte le prove, compreso un biglietto suicida scritto di suo pugno, incontrovertibili prove forensi nonché le dichiarazioni sotto giuramento di poliziotti e testimoni nella corte, provarono il suicidio», spiega il documentarista, che nell’intervista alla Rete Voltaire ha anche ricordato che la donna «teneva un diario in cui registrava i suoi propositi suicidi».

        Il biglietto suicida di Nancy Sonnenfeld ha qualcosa di criptico, per la verità. «Cosa c’è di più bello dell’amore e della morte?» con la parola “amore” depennata. «Kurt, per favore cerca aiuto!».

        I guai per Kurt Sonnenfeld continuano ancora. Sino al limite delle torture. Durante la detenzione «fui picchiato brutalmente. Alla stazione di polizia due ufficiali mi strangolarono, impedendomi di respirare, nello stesso momento in cui un altro ufficiale mi dava vari calci all’inguine, e poi mi ficcarono una sostanza chimica corrosiva su per le narici».

        Il racconto di Sonnenfeld descrive come poi cade a terra, in tempo per ricevere ancora altri calci prima di essere abbandonato al suolo, quasi senza respiro, le mani legate dietro la schiena e perciò impossibilitato a togliersi la sostanza irritante che gli cola sul viso.

        Le prove che lo scagionano non bastano, la detenzione su input governativo dura sei mesi. «Durante questo tempo, le autorità mi confiscarono irregolarmente la casa e cambiarono le serrature».

        A quanto riferisce Sonnenfeld, a causa delle «prove schiaccianti che dimostravano che quello di mia moglie era un suicidio, l’accusa vide che non c’erano elementi a mio carico e chiese il mio proscioglimento. Il giudice concordò in pieno sulla mia innocenza e venni rilasciato».

        Una volta liberato, dopo aver perso tutto, snervato da tanti e tali abusi, Sonnenfeld fa causa alla polizia e alle autorità della città per arresto arbitrario, coercizione illegale e torture, detenzione arbitraria, diffamazione, uso eccessivo della forza, violazione dei diritti umani e civili. Sonnenfeld parla pubblicamente contro le autorità e le critica sui media.

        Alle sue denunce seguono ulteriori procedimenti: «Notai allora delle auto ferme di fronte a casa mia a osservarmi; certe volte, quando rientravo, l’allarme era disattivato; la polizia mi poneva in stato di fermo senza motivo. Dovetti starmene a casa di alcuni amici in un’altra città. Ma il loro domicilio fu violato, benché nulla venisse loro rubato».

        La pressione e l’apparenza di un accanimento personale contro di lui crescono. Sonnenfeld abbandona lo stato del Colorado, dov’era nato e cresciuto, senza che questo fermi la persecuzione. «Fu a quel punto che alcuni degli amici che avevano parenti qui, in Argentina, mi proposero di venire e di farmi dare la chiave di uno dei loro appartamenti a San Bernardo (sulla costa atlantica della provincia di Buenos Aires)», ricorda Sonnenfeld. Arrivato con l’intento di stare lì solo poche settimane, il tempo di far decantare le spaventose pressioni e tensioni, Sonnenfeld si trattiene invece più a lungo, fino a conoscere Paula, la donna che poi sposa nel 2003. Una nuova vita, che ricomincia in Argentina e che, negli intenti degli sposi, deve continuare negli Stati Uniti. Serve il visto per Paula. L’ambasciata USA oppone ostacoli burocratici. Il tempo d’attesa è usato per chiedere un visto permanente per lei, una donna combattiva che se ne intende di pratiche di emigrazione. È infatti un avvocato, consulente legale di un’associazione che si occupa di donne immigrate e rifugiate in Argentina la AMUMRA,.

        Kurt fa in tempo a fare i primi passi da produttore indipendente. Tra giugno e luglio 2004, dopo aver consegnato un videoclip con immagini uniche a un produttore, viene fermato da alcuni agenti dell’Interpol. Su di lui pende una richiesta di estradizione dagli USA.

        Per Sonnenfeld «negli Stati Uniti si tenne un’udienza segreta e si decise di chiedere la mia estradizione, dicendo che dopo oltre due anni, avevano improvvisamente incontrato nuove prove».

        Quali?

        «Due detenuti condannati, che in cambio di una riduzione nelle pene inflittegli, dicono che io avevo loro confessato che mia moglie non si era suicidata. Ignorando a quel punto la mia assoluzione e tutte le prove del suicidio», spiega Sonnenfeld, «reinventarono il caso e architettarono queste presunte nuove prove».

        L’ordine di arresto inviato alle autorità argentine è molto insistente, in più punti, nel chiedere che siano sequestrati, confiscati e spediti negli USA tutti gli oggetti e documenti del documentarista.

        «Nel processo originario, la mia casa rimase per sei mesi in mano alle autorità degli Stati Uniti. Allora, cosa continuano a cercare sei anni dopo?», si indigna.

        «L’estradizione è un pretesto falso. Designato a ricondurmi sul suolo nordamericano e pormi entro la loro orbita di controllo. Ovviamente mi stanno perseguendo per via del timore che certi funzionari del governo nordamericano hanno nei confronti delle informazioni in mio possesso, e di ciò che son stato testimone», dichiara l’uomo dei documentari segreti.

        In sostanza, quel che sostiene Sonnenfeld è che la sua versione dei fatti «si contrappone alla versione ufficiale di quanto accaduto l’11/9» poiché «metto in discussione le ragioni che giustificano la cosiddetta ‘Guerra al terrorismo’».

        Kurt Sonnenfeld passa sette mesi nel carcere di Devoto. Altro che permessi per andare in USA, ora si tratta di evitare il ritorno. La moglie incinta, in mezzo a tanto stress, perde il bimbo. L’estradizione viene negata. È marzo 2005. Il giudice federale argentino Daniel Rafecas nota le irregolarità e «le ombre in questo caso» e la totale mancanza di garanzie sul fatto che – nel caso venisse estradato in USA – non gli si sia inflitta la pena di morte.

        «Sin dal momento della mia liberazione, i pedinamenti, le persone che scattavano foto, le minacce e le telefonate son state un costante fattore di disturbo. Siamo pedinati regolarmente come se fossimo sul suolo nordamericano», lamenta esasperato Sonnenfeld.

        Il governo statunitense ricorre in appello contro la prima decisione del giudice Rafecas e la Corte Suprema di Giustizia argentina non concede l’estradizione. Per una seconda volta, il magistrato ratifica la sua decisione e nega ancora l’estradizione.

        «La decisione del Dottor Rafecas segnò la QUARTA volta che una Corte analizzava il caso orchestrato contro di me e decideva in mio favore, con l’intento di metter fine a questa prolungata ingiustizia. Ma un’altra volta ancora il governo degli Stati Uniti ha fatto appello alla decisione e il mio caso oggi si trova di nuovo presso la Corte Suprema di Giustizia argentina», spiega Sonnenfeld. Alla famiglia è stato intanto assegnato un servizio di scorta della polizia che opera 24 ore su 24.

        Dentro una situazione che per chiunque sarebbe estenuante, i coniugi Sonnenfeld fanno mostra di una grande forza psicologica: «Stiamo lottando contro la superpotenza mondiale, una macchina che non si ferma certo davanti ai sentimenti e al dolore dell’uomo comune».

        «Tutti sappiamo che le autorità nordamericane hanno mentito e falsificato le prove su chi possedeva armi di distruzione di massa, o sui legami tra Saddam Hussein e Bin Laden, per giustificare i suoi continui attacchi all’Iraq. Hanno cercato d’ingannarci circa l’esistenza delle carceri clandestine intorno al mondo e la tortura di chi vi era detenuto. E sebbene tutti sappiamo la verità, le atrocità continuano», afferma Sonnenfeld con toni indignati, che poi spinge ad alcune considerazioni più preoccupanti: «Ogni momento che condivido con la famiglia, ogni volta che usciamo sulla pubblica via, quando una delle mie figlie mi abbraccia, io so che potrebbe essere l’ultima volta. Ogni mattina mi sveglio e penso che potrebbe essere l’ultimo giorno insieme alla mia famiglia.»

        Sono diversi i punti in cui Sonnenfeld mette in questione su punti delicatissimi le verità ufficiali sull’11 settembre. Nell’intervista alla Rete Voltaire dice: «ci si chiede di credere che tutte e quattro le “indistruttibili” scatole nere dei due jet che colpirono le Twin Towers non siano mai state ritrovate perché completamente vaporizzate, eppure io ho girato alcune riprese delle ruote di gomma del carrello di atterraggio degli aerei rimaste quasi intatte, così come i sedili, parte della fusoliera e una turbina, che non si erano per nulla vaporizzate. Detto questo, trovo piuttosto strano che tali oggetti possano essere usciti intatti da un disastro che ha trasformato gran parte delle Twin Towers in polvere sottile. E nutro seri dubbi sull’autenticità di una “turbina di jet”, di gran lunga troppo piccola per appartenere a uno dei Boeing!

        Ciò che accadde all’Edificio 7 è poi incredibilmente sospetto. Ho dei video che mostrano che il cumulo di macerie era incredibilmente piccolo».

        Lo stesso edificio mai menzionato nell’inchiesta della Commissione sull’11/9 interamente controllata da un fedelissimo di Bush, Philip Zelikow.

        Sonnenfeld descrive la stranezza di molte immagini da lui registrate, le quali dimostrano ad esempio che un vasto ufficio blindato dei servizi segreti all’Edificio 6 appariva inspiegabilmente svuotato di documenti, come se qualcuno fosse intervenuto prima degli attacchi.

        Per Sonnenfeld ora è difficile assicurare anche certe risorse materiali banali e quotidiane, nel lavoro e in famiglia, in assenza di un quadro giuridico consolidato e dei documenti giusti per la sua condizione di cittadinanza.

        Alla battaglia di Kurt e Paula si sono uniti anche alcuni nomi di grande peso nella società civile argentina, a partire dal vincitore del Premio Nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel, fino a tutta la galassia di associazioni forgiatesi nella battaglia per la verità e i diritti umani sin dai tempi dei desaparecidos, comprese le madri di Plaza de Mayo.

        Accanto a questa premura per un caso giuridico particolarmente penoso per i suoi protagonisti, la vicenda di Kurt Sonnenfeld e il suo libro sollevano questioni importanti in merito alla necessità di una nuova inchiesta sulle vicende dell’11 settembre: la testimonianza interna di un occhio molto potente ed elettronico come quello di Sonnenfeld, assieme ad altri documenti, audiovisivi e non solo, attesta l’anomalia di una giornata, l’11 settembre, che a certe strutture non sembrava poi così inattesa.

        Di Pino Cabras – da Megachip

        2 settembre 2009

    • bonoitalianoma

      Mi sovviene che l’industria del Tafazzi sia l’attività più in crescita nell’orizzonte dell’economia del Bel Paese.

      • Mirco Baldari

        Si è per caso appena guardato allo specchio?

    • Gianni Bi

      Va a finire che questo mondo si svuota e non resta più nessuno e rimaniamo io e Lei e basta.
      Che tristezza !

      • Giovanni B.

        Non si preoccupi: io non so se resterò, ma in ogni caso resteranno a farle compagnia un sacco di belle e dolcissime fanciulle!

    • rokko eisuoifratelli

      Gli iPhone non saranno mai prodotti in Usa, e non è solo una questione di costo della manodopera, ma anche e soprattutto di competenze.
      È dagli anni ’90 che quasi ogni componente di computer al mondo (tra cui possiamo mettere anche l’hardware dell’iPhone) viene prodotto in Asia, tra Taiwan Cina e Corea, dove ormai c’è un capitale umano di competenze enorme. Nello stesso tempo, i margini di guadagno sulla produzione dell’hardware si sono via via ridotti fino a quasi zero.
      Recuperare il gap e sperare di farlo a costi tali che risulti conveniente produrre altrove che lì è come credere nell’araba fenice.

      • Giovanni B.

        Gli svizzeri hanno la manodopera più cara del pianeta, eppure molte fabbriche dai produttori di orologi (anche quelli più economicissimi) ai produttori di coltelli hanno deciso di restare in Svizzera dando tra l’altro la possibilità ai propri dipendenti di vivere in appartamenti di loro proprietà che danno in affitto a prezzi davvero irisori: la differenza di mentalità fra tedeschi e svizzeri contro gli americani, è che la maggior parte di questi ultimi sogna sempre di avere margini di guadagno altissimi e trattare invece i propri dipendenti come dei pezzi di merda. Spero solo che almeno in questo Trump dia una bella lezione alle grosse multinazionali americane. Se Trump non dovesse farlo, allora che che quella nazione (e quelli che la pensano come Lei) sprofondino nella miseria più totale! Cosa che in ogni caso penso accadrà molto presto, visto il karma estramente negativo che si sono creati tutti quei deficienti di americani!

        • rokko eisuoifratelli

          A parte che il paragone tra la Svizzera, un piccolo paese, e due colossi quali Usa e Cina è di per se sbagliato, la Svizzera è anche l’esempio al contrario di ciò che sostieni: la produzione svizzera è concentrata su prodotti ad alto valore aggiunto, per i quali il costo della manodopera è marginale. In pratica, ciò che dovrebbe fare qualsiasi paese occidentale, Usa compresi, per riportare l’industria a crescere, non mettere dazi o minacciare le imprese per non farle delocalizzare.
          Per inciso, la Svizzera ha pochi dazi, anzi, il 50% della sua produzione di orologi viene esportata in Cina (pensa te) ed è quest’ultima ad aver messo i dazi sui prodotti svizzeri, non il viceversa.

    • kyle80

      Caspita, che sfoltita! A destra e a sinistra. Rimane solo il mohawk.
      Per fortuna che siamo tutti anonimi, altrimenti ammazzeresti tutti.

      Ti ci metti pure tu nel tuo bucket of disposables?

      • gennarino

        Scusate se oso intromettermi: certo che di stronzate ne spari parecchie, faresti molto più bella figura a starti zitto!

  • Giuseppe

    Premessa:molti pensano che gli Stati Uniti stiano prendendo in prestito la maggior parte dei risparmi del mondo per finanziare il deficit.Da dove viene tutta quella valuta supplementare che acquista tutti quei buoni del tesoro statunitensi per finanziare un’ampia parte del deficit?La creano i paesi che sono i principali partner commerciali degli Stati Uniti.Esempio lampante è la Cina,quando qualcuno,negli Stati Uniti,compra qualcosa che è stato fabbricato in Cina,quel venditore ha acquistato quel prodotto da un uomo d’affari cinese e lo ha pagato in dollari statunitensi.L’uomo d’affari cinese deposita poi quei dollari sul suo c/c nella banca cinese locale.La banca converte i dollari in yuan.Ora la banca locale ha eccesso di dollari e scarsità di yuan,quindi vende dollari extra alla BPC e compra più yuan.Finche il commercio fra i due paesi è in equilibrio tutto bene.Ma quando un paese ha continui deficit commerciali e l’altro dei surplus continui,sorge un problema.La Cina avendo più valuta che affluisce rispetto a quella che ne fuoriesce,la BPC finisce con l’avere un enorme eccesso di dollari.Le regole del gioco del commercio internazionale e del cambio valutario,dicono che la Cina dovrebbe vendere quei dollari in eccesso nel mercato del Forex.Per farla breve la Cina distorce le regole e per questo si stanno “cagando”sotto.La cosa buffa gli Stati Uniti hanno fatto la stessa cosa negli anni 20 e hanno contribuito alla grande depressione.Antica Gloria Donald Trump.

  • Italo

    Non vogliono assemblare giicattoli…. peccato che in Cina assemblino anche gli iPhone. E poi, sti economisti da strapazzo non si pongono il problema del fatto che in Cina lavorano 12 ore al giorno con paghe da fame. Noooo..

  • Myself

    Quindi secondo gli “esperti” Trump vorrebbe distruggere l’economia americana, compreso il suo patrimonio e la sua stessa famiglia.
    Trump non è deficiente, i suoi detrattori si.

  • montezuma

    Io penso che oltre le parole, Trump non abbia alcuna intenzione di isolare completamente o di rovinare i rapporti con i grandi Paesi emergenti. Non ne ha l’interesse e non ha quel … profilo personale. Percepisco una voglia di chiarezza e di mantenimento dell’identità che purtroppo negli ultimi anni si sono perse per scoraggiamento, confusione dei ruoli e definizione errata degli obiettivi. Da un punto di vista interno e internazionale ha lanciato due ordini di messaggi: 1) L’establishment (= la casta!) ha tutelato sè stessa ed ha dimenticato le famiglie E, in particolare il ceto medio. FORSE non parlava solo degli USA!; 2) Gli Stati Uniti sono stanchi di spendere e spandere per la sicurezza altrui in assenza di un adeguato contributo degli altri. E questo, si badi bene, è applicabile tra gli altri, anche all’Italia che da un lato, interviene da 35+ anni in mezzo mondo contando all’ONU come il Liechtenstein (con tutto il rispetto) e che, dall’altro, si è sempre adagiata sotto “l’ombrello” USA! …. Più chiaro di così! A buoni intenditori poche parole … in tutto 18 minuti!

  • Lorenzo Perugini

    per una volta ho goduto della lettura di commentatori veramente equilibrati e obiettivi..grazie…mi sono pure divertito a vederli discutere col povero mortimer…e’ una causa persa in partenza…e gia’ vi siete salvati che non ha aperto il vocabolario da suburra che in genere applica ai”nemici”

    • gennarino

      purtroppo mortimermouse è soltanto un infantile presuntuoso che ha deciso di non voler diventare adulto e maturo! :-)

  • rivobravo

    Buon senso suggerisce di aspettare un po’ e vedere qualche risultato. Il Gruppo Trump e’ indebitato con molte banche, anche straniere tra cui la Bank of China. Se la banca cinese richiama il debito Trump che fa?

  • Tony

    “Gli operai del Michigan non vogliono assemblare giocattoli 12 ore al giorno con salari quasi da fame, come fanno i colleghi cinesi”
    Ancora siamo convinti? Siete mai venuti in Cina?

  • errico carloni

    Un dittatore comunista che invoca rispetto, tolleranza e libero mercato mentre opprime con una dittatura 2 miliardi di cinesi, minaccia un libero e indipendente stato democratico come Taiwan, invade e massacra i tibetani facendo pulizia etnica, maciulla centinaia di persone che protestano pacificamente a piazza Tien an men etc… etc… mi fa proprio ridere, Da che pulpito viene la predica ! Rammento al cinesino che che le riserve valutarie della cina si stanno assottigliando quindi gli consiglierei di abbassare la cresta. Trump rompigli il c…

  • kyle80

    Asse Washington-Mosca!

    Urka, non me lo sarei mai immaginato!