Pope Francis gets ready to board the plane for the Vatican at Tocumen Airport after participating in World Youth Day, in Panama City, on January 27, 2019. (Photo by RAUL ARBOLEDA / AFP)

La strategia del Vaticano per la pace in Venezuela

Papa Francesco è stato sin troppo chiaro: affinché il Vaticano svolga un ruolo di mediazione per la crisi venezuelana servono la volontà e le richieste formali di entrambe le parti in campo. Il pontefice argentino lo ha dichiarato sull’aereo, tornando dallo storico viaggio negli Emirati Arabi Uniti.

Non basta la lettera che l’ex presidente Maduro ha inoltrato al pontefice. Non è sufficiente neppure che Guaidó chieda udienza in televisione, com’è avvenuto durante la giornata di ieri. Sono necessarie due domande scritte, con tutti i crismi del caso. La Santa Sede, lo ha specificato il segretario di Stato Pietro Parolin, sostiene la “neutralità positiva”ed è disponibile a sedersi a un tavolo a patto che si cerchi la pacificazione. Ma qual è il valore di questa presa di posizione?

Vale la pena partire da un dato: il ‘ministro degli Esteri’ del Vaticano è stato nunzio apostolico del Venezuela durante la presidenza di Hugo Chavèz. É stato Benedetto XVI a conferirgli  quell’incarico. Parolin conosce il Sud America come le sue tasche ed è consapevole, suo malgrado, del fascino che la dittatura comunista, specie ai tempi dell’ex presidente, ha esercitato nei confronti dei ceti meno abbienti, che risiedono nelle favelas, dove continuano ad abitare molti cattolici. Entrare a gamba tesa in questa situazione può mettere a repentaglio le condizioni esistenziali di quelle persone? Cosa succederebbe ai cristiani venezuelani se a San Pietro si dichiarassero parte dell’opposizione? Queste sono le domande da farsi e che, con ogni probabilità, quelle che si stanno ponendo a Roma. 

Alcuni commentatori stanno mettendo in evidenza i presunti collegamenti che esisterebbero tra la teologia della liberazione, che Bergoglio appoggerebbe, e la politiche economiche del regime di Maduro: un’intepretazione che, a voler essere buoni, è davvero molto forzata. Per comprendere perché il papa e le alte gerarchie vaticane stiano predicando una sorta di terza via, bisogna scavare meglio.

La riprovazione nei confronti del regime di Maduro non è in dubbio. I vescovi hanno ribadito di non fidarsi del caudillo meno di ventiquattro ore fa. Semmai c’è un altro equilibrio da tenere in considerazione: la parziale simmetria geopolitica che ha consentito, si veda quanto non è accaduto a causa della guerra Siria, di non sprofondare di nuovo in un clima da guerra fredda. Vale a dire il filo che lega gli Stati Uniti di Donald Trump alla Russia di Vladimir Putin, che sul Venezuela sembrano pensarla in maniera diversa. 

Prendere le parti degli Stati Uniti, in questa fase, vorrebbe dire incrinare i rapporti con lo Zar, all’interno di un quadro globale che già presenta l’annosa questione dello scisma ortodosso. Il papa e il cardinale Parolin sembrano disposti a sedersi a tavolo diplomatico per mediare, ma devono difendere il popolo, specie quello cristiano – cattolico, ed evitare la creazione di inutili strascichi tra due superpotenze. La Chiesa cattolica, almeno quella contemporanea, è sempre per la pace.