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La storia del programma nucleare
portato avanti dalla Corea del Nord

Il programma nucleare della Corea del Nord pone le sue radici nei primi anni ’50 quando Pyongyang, nel pieno della guerra che ha insanguinato la Penisola per 3 anni, istituisce l’Istituto di Ricerca per l’Energia Atomica sotto l’egida dell’Accademia delle Scienze a dicembre del 1952.

Gli albori del programma nucleare

Nel 1956 la Corea del Nord firma l’atto costitutivo di cooperazione con l’Unione Sovietica per la formazione e la ricerca atomica e comincia immediatamente ad inviare in Urss tecnici e scienziati per gettare le basi del proprio programma nucleare. Qualche anno dopo, nel 1959, Pyongyang firma con Mosca un accordo per l’uso pacifico dell’energia atomica che include il supporto tecnico da parte dell’Unione Sovietica per la costruzione del primo reattore di ricerca nella località di Yongbyon, sito nella provincia di Nord Pyongan. 

La costruzione del reattore, l’Irt-2m, comincia nel 1965 e la Corea del Nord entra ufficialmente nel novero dei Paesi dotati di energia atomica grazie al supporto tecnico sovietico che dura sino a metà degli anni ’70. Sebbene l’Accademia delle Scienze detenesse ufficialmente il controllo amministrativo e operativo del complesso di Yongbyon – ove si trasferì nel 1964 -, le decisioni ultime spettavano all’allora leader Kim Il-sung, soprattutto per quanto riguarda il settore degli armamenti atomici. 

L’Accademia delle Scienze, successivamente e per razionalizzare meglio la ricerca atomica, si divise in tre branche: nel 1980 a Nanam-kuyok si stabilì il Laboratorio sui Radioisotopi e a Wonsan l’Istituto di Protezione Radiologica mentre a Pyongyang, nel 1987, fu posta la sede dell’Istituto di Ricerca per l’Energia Atomica.

Sebbene il programma nucleare nordcoreano debba molto all’assistenza fornita dall’Unione Sovietica, Pyongyang procedette principalmente da sola nello sviluppo della propria tecnologia: un tentativo di avvicinamento alla Cina effettuato in quegli anni (1964) a seguito del primo test atomico condotto da Pechino, si risolse in un nulla di fatto per l’opposizione diretta di Mao Zedong e fu una delle cause scatenanti il successivo deteriorarsi dei rapporti tra i due Paesi.

Due decadi di corsa agli armamenti atomici

Gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso segnano la lenta ma progressiva espansione dell’attività di ricerca nucleare della Corea del Nord, ancora una volta con il parziale sostegno di Mosca che risulta aver fornito tecnologia per il riprocessamento del plutonio, mettendo quindi Pyongyang in grado di – potenzialmente – produrre esplosivo atomico.

Parallelamente viene firmato, nel 1977, un accordo trilaterale di salvaguardia con l’Unione Sovietica e l’Aiea (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) riguardante l’attività del reattore di ricerca a Yongbyon comprensivo delle misure di sicurezza riguardanti l’esercizio dello stesso con particolare riguardo a che fossero rispettati i canoni internazionali concernenti gli utilizzi del materiale fissile.

Gli anni ’80 rappresentano il periodo in cui la Corea del Nord vede dare un ulteriore impulso al suo programma di sviluppo nucleare e parallelamente si hanno le prime testimonianze della ricerca nel campo degli armamenti atomici. 

Oltre alla costruzione di impianti per la lavorazione dell’uranio – ricordiamo che il Paese dispone di importanti giacimenti di questa risorsa stimati in circa 4 milioni di tonnellate di uraninite – e ad altri per la fabbricazione di barre di combustibile, si inizia ad erigere due nuovi reattori sempre a Yongbyon: uno da 5 Mw ed un secondo, successivo, da 50 Mw implementando nel contempo l’attività di ricerca e sviluppo. Un terzo reattore, questo da 200 Mw, comincia ad essere costruito a Taechon

Parallelamente cominciano i primi studi e sperimentazioni di esplosivi ad alto potenziale necessari per innescare l’implosione che permette il raggiungimento della massa critica dell’esplosivo nucleare e la successiva detonazione. 

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A dicembre del 1985 la Corea del Nord sigla l’Npt (Non-Proliferation Treaty) sul controllo e limitazione degli armamenti atomici come Paese non dotato di armi nucleari in cambio dell’assistenza da parte dell’Unione Sovietica nella ricerca per la costruzione di un reattore indigeno del tipo Lwr (Light Water Reactor). Pyongyang però rifiuta di sottoscrivere un accordo di salvaguardia con l’Aiea sulle ispezioni a corollario del trattato Npt. 

Gli anni ’90 e la prima crisi nucleare

Il 20 gennaio del 1992 viene firmata la Joint Declaration on the Denuclearization of the Korean Peninsula come conseguenza diretta dell’annuncio da parte del Presidente degli Stati Uniti George H.W. Bush di procedere al ritiro dell’arsenale atomico americano dalla Corea del Sud. 

L’accordo, entrato in vigore il mese successivo e firmato da Seul e Pyongyang, prevede che entrambi i Paesi “non testino, producano, acquisiscano, posseggano, conservino, dispieghino o usino armi atomiche”. Il patto prevede anche che le parti si impegnino a rinunciare al possesso di “impianti di riprocessamento nucleare e arricchimento dell’uranio” stabilendo nel contempo un regime di ispezioni congiunte per stabilire il rispetto delle clausole sottoscritte.

Nella stessa occasione l’accordo sulle ispezioni dell’Aiea, rigettato nel 1985, viene ratificato dalla Corea del Nord. Le ispezioni (sei) sarebbero dovute cominciare a giugno del 1992 ma sostanzialmente non si raggiunse mai un’intesa pratica in tal senso.

La situazione di stallo di quei mesi determinò la ripresa delle esercitazioni militari congiunte Usa-Corea del Sud (“Team Spirit”) che inasprirono ulteriormente il clima, portando quindi Pyongyang a rifiutare l’accesso a personale dell’Aiea in due sospetti siti di scorie nucleari. È il gennaio del 1993

Il 12 marzo del 1993 la Corea del Nord annuncia il ritiro dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare. 

Il 27 dello stesso mese Seul fa sapere di tenere in considerazione l’opzione di rinunciare all’esercitazione “Team Spirit” se Pyongyang rientrerà nel Npt ed il 9 giugno la Corea del Nord sospende il proprio ritiro dal trattato, esattamente un giorno prima dello scadere del termine in cui la decisione sarebbe diventata effettiva. È la diplomazia per estorsione nordcoreana: usare il proprio programma nucleare per strappare concessioni alla comunità internazionale.

Durante tutto questo periodo le negoziazioni bilaterali tra Corea del Nord e Stati Uniti continuano intensamente e sembrano aprire uno spiraglio nella crisi: Pyongyang accetta le clausole di salvaguardia sull’attività nucleare in corso ma rifiuta ispezioni in merito a quella passata.

Il 14 maggio del 1994 tecnici nordcoreani procedono alla rimozione delle barre di combustibile esaurite dal reattore principale di Yongbyon. Questa mossa provoca un ulteriore inasprimento della crisi in quanto lo stoccaggio delle barre esaurite in depositi non meglio precisati compromette la capacità dell’Aiea di ricostruire la storia operativa del reattore. La Corea del Nord infatti potrebbe utilizzare per colmare le lacune sul riprocessamento del plutonio evidenziate dall’Agenzia Atomica Internazionale.

Come risposta l’amministrazione dell’allora Presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, si fa carico in sede Onu di promuovere sanzioni economiche verso la Corea del Nord, che risponde avvisando che l’eventuale elevazione di questo tipo di provvedimenti verrebbe intesa come un atto di guerra.

La crisi viene disinnescata nel giugno del 1994, quando l’ex Presidente Jimmy Carter vola a Pyongyang ed incontra Kim Il-sung. In quell’occasione viene raggiunto un accordo, finalizzato a ottobre dello stesso anno, in cui la Corea del Nord accetta di congelare i lavori ai propri reattori moderati a gas di grafite e relativi impianti di riprocessamento accettando allo stesso tempo i controlli dell’Aiea. Parallelamente a Pyongyang viene richiesto di “costantemente fare passi avanti nell’implementazione della Joint Declaration on the Denuclearization of the Korean Peninsula” e di rimanere nel trattato Npt. 

In cambio gli Stati Uniti si impegnano a togliere le sanzioni e a fornire 500 mila tonnellate di petrolio l’anno unitamente ad un finanziamento di 4 miliardi di dollari per la costruzione di un reattore Lwr atto alla produzione di energia e non per scopi militari entro il 2003. 

Gli anni 2000, la nuova crisi nucleare e il Six Party Process

Nonostante la commissione di controllo congiunto (Jncc) sia in forza da quasi un decennio, a tutto il 2001 risulta che nessuna ispezione sia stata formalmente autorizzata dal governo di Pyongyang. 

Nell’estate del 2002 l’intelligence americana mostra le prove del trasferimento di uranio altamente arricchito dal Pakistan alla Corea del Nord in cambio di tecnologia missilistica

Il 16 ottobre del 2002, a seguito di una visita ufficiale dell’assistente Segretario di Stato americano James Kelly a Pyongyang, la Corea del Nord ammette di aver proceduto in segreto all’arricchimento dell’uranio violando de facto le clausole dell’accordo sulla denuclearizzazione. Più tardi ammetterà solamente di avere un piano per costruire armamenti atomici aggiungendo che rientra nel proprio diritto di autodifesa. 

A dicembre dello stesso anno, per ritorsione, gli Stati Uniti sospendono gli aiuti e la Corea del Nord risponde espellendo gli ispettori dell’Aiea e riprendendo le attività agli impianti che erano stati fermati. Nella stessa occasione il governo di Pyongyang annuncia la sua uscita dal trattato Npt che avverrà 10 gennaio del 2003

Il 12 aprile del 2003, per interessamento del governo di Pyongyang, si tengono colloqui trilaterali tra Cina, Usa e Corea del Nord a Pechino a cui saranno poi invitate Russia, Giappone e Corea del Sud. Nasce il tavolo di trattative denominato “Six Party Process” o “Six Party Talks”. 

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Tra l’aprile del 2003 ed il settembre 2005 i quattro colloqui del “Six Party” si risolvono in un nulla di fatto, nel frattempo il 10 febbraio 2005 la Corea del Nord annuncia di aver costruito la sua prima bomba atomica e che si ritira dai colloqui a tempo indeterminato. Qualche mese dopo, il 19 settembre, una delegazione nordcoreana firma una “dichiarazione di principi” in cui Pyongyang accetta di abbandonare tutti i programmi atomici, di ritornare in seno al Npt e riammettere le ispezioni dell’Aiea in cambio di aiuto americano per la costruzione del Lwr. Esattamente le stesse richieste del 1994. Nonostante le intenzioni i colloqui sono “messi in stand by” per oltre un anno.

Il 9 ottobre del 2006 la Corea del Nord testa il suo primo dispositivo atomico. Presso il poligono di Punggye-ri, in una galleria scavata nel monte Mantap (o Mantapsan), un ordigno di meno di un kilotone di potenza viene fatto detonare. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, come reazione, approva la risoluzione 1718 che impone sanzioni alla Corea del Nord.

Nel 2007 Pyongyang cerca di strappare concessioni all’embargo che la strangola promettendo la chiusura dei suoi impianti atomici a Yongbyon in cambio della fornitura di 100 mila tonnellate di petrolio unitamente ad aiuti umanitari, economici ed energetici. L’Aiea, a luglio, conferma lo spegnimento del reattore di Yongbyon.

A maggio del 2008 gli Stati Uniti affermano di aver trovato tracce di uranio altamente arricchito, aprendo una nuova fase di crisi. Pyongyang di rimando ad ottobre accetta una serie di misure di controllo e Washington depenna la Corea del Nord dalla lista dei “Paesi sponsor del terrorismo”. 

Il 5 aprile del 2009 il tentativo nordcoreano – fallito – di immettere un satellite in orbita (violando le risoluzioni Onu 1718 e 1695) provoca  una serie di reazioni a catena che portano la Corea del Nord ad abbandonare il tavolo di trattativa “Six Party” e a riaprire le installazioni nucleari. 

Il 25 maggio del 2009 ha luogo, sempre a Punggye-ri, il secondo test atomico nordcoreano. L’ordigno si ritiene abbia avuto una potenza stimata di circa 4 kilotoni. A giugno l’Onu aggiunge ulteriori sanzioni con la risoluzione 1874.  

l’anno successivo, il 22 aprile del 2010, il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov riconvoca il “Six Party” a seguito della volontà della Corea del Nord di lavorare insieme alle “altre nazioni dotate di armi nucleari” ma affermando nella stessa occasione che non cancellerà il proprio programma di armamento atomico e svelando l’esistenza di 2 mila centrifughe per l’arricchimento dell’uranio presso il sito di Yongbyon. Un mese prima, a marzo, aveva annunciato di aver iniziato la costruzione di un reattore ad acqua leggera (Lwr) a Yongbyon. 

Gli anni di Kim Jong-un e la corsa all’atomica

A marzo del 2011 la Corea del Nord fa sapere tramite la Russia la propria volontà di tornare al tavolo delle trattative senza condizioni, ma il 17 Seul rifiuta la proposta affermando che Pyongyang debba dimostrare la propria volontà a trattare coi fatti. 

Il 22 luglio, a margine del forum Asean, avviene il primo incontro dal 2008 tra negoziatori delle due Coree. Qualche mese dopo, il 19 dicembre, muore Kim Jong-il e gli succede il figlio, Kim Jong-un.

Il 23 febbraio del 2012 riprendono i colloqui, tenutisi a Pechino tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti e Pyongyang ancora una volta accetta di bloccare il proprio programma di test atomici, missilistici, le attività di arricchimento dell’uranio a Yongbyon e di permettere le ispezioni dell’Aiea in cambio di aiuti umanitari americani che consistono in 240 mila tonnellate di cibo. 

Gli accordi saltano poco dopo il 6 aprile dello stesso anno quando Pyongyang cerca – invano – di immettere un secondo satellite in orbita, che viene visto come un tentativo nordcoreano di camuffare un test missilistico da parte di Usa e Corea del Sud. 

Il 22 maggio Kim Jong-un afferma che la Corea del Nord proseguirà nel suo programma di “autodifesa” nucleare vista l’ostilità degli Usa. 

Il 12 febbraio del 2013 viene effettuato il terzo test atomico nordcoreano. L’ordigno, il primo miniaturizzato secondo la propaganda di Pyongyang, aveva una potenza stimata di 10 kilotoni. 

Ad aprile riprende l’attività presso il reattore da 5 Mw di Yongbyon precedentemente disattivato e parallelamente sembrano concludersi i lavori del reattore Lwr. 

A dicembre del 2015 il leader Kim Jong-un annuncia che il Paese ora dispone della tecnologia termonucleare ed il 6 gennaio del 2016, col quarto test atomico, sembra che sia realmente così. L’ordigno termonucleare aveva una potenza stimata di circa 15 kilotoni, ma molti esperti occidentali dubitano che fosse effettivamente una bomba all’idrogeno bensì una versione miniaturizzata di quella utilizzata nel test del 2013.

Nuove sanzioni colpiscono la Corea del Nord a marzo del 2016 ponendo de facto un embargo pressoché totale sul suo approvvigionamento energetico (principalmente carbone e petrolio) e a settembre dello stesso anno, il 9, in concomitanza con l’anniversario della fondazione del Paese, viene fatto esplodere il quinto ordigno atomico. Il test rivela subito una potenza superiore rispetto ai precedenti stimata tra i 15 ed i 25 kilotoni. 

Durante una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, in risposta al test, vengono approvate ulteriori sanzioni con la risoluzione numero 2321 del 30 novembre. 

L’8 agosto del 2017 una fonte della Defense Intelligence Agency afferma che la Corea del Nord ha in produzione testate miniaturizzate in grado di essere montate sui nuovi sistemi missilistici intercontinentali. 

Il 3 settembre dello stesso anno avviene il sesto ed ultimo test atomico nordcoreano. L’ordigno, il più potente in assoluto, è ritenuto avere una potenza compresa tra i 140 e i 250 kilotoni ed ha provocato il collasso della porzione sommitale del monte Mantap, fattore che molto probabilmente ha causato la chiusura del sito in questione.

Secondo stime del 2015 la Corea del Nord possiede all’incirca tra le sei e otto testate al plutonio e tra le quattro e otto all’uranio. Altre fonti sono più pessimiste indicando il numero totale di ordigni atomici a disposizioni di Pyongyang tra i 20 e i 40. Una stima più realistica, anche in considerazione del fatto che il Paese è in grado di produrre poco meno di 6 kilogrammi di plutonio all’anno, fa aggirare il numero di testate attualmente disponibili tra le 15 e le 20.  

  • johnny rotten

    A quando la storia del programma nucleare portato avanti da israele? possibile che si possa parlare in maniera così approfondita della Korea del Nord, di cui in realtà si sa poco o niente, mentre non viene pubblicata nessuna seria analisi sul nucleare israeliano? ma non era la Korea del Nord un paese chiuso e oscurantista, al contrario di israele sempre raccontata come “unica democrazia” del Medioriente? allora com’è che della North Korea si sa così tanto e di israele non si sa nulla?

    • Alox2

      Ma tu capisci la differenza fra chi minaccia da chi viene minacciato? Capisci chi invade da chi viene invaso o fai finta? Guarda che il Dittatore Kim, fino a qualche giorno fa’ MINACCIAVA la distruzione di USA, Occidente, Giappone, Sud Corea…cosi’ come il regime religioso Iraniano minaccia la distruzione di Israele e degli infedeli.