(FILES) In this file photo taken on June 9, 2018 A Rafale fighter jet of the French Navy performs during the International seaplane show in Biscarrosse, southwestern France. - Former French President Francois Hollande on September 21 added to the controversy in India around the purchase of 36 Rafale fighter planes in 2016, declaring to French website Mediapart that France had "no choice" in selecting Dassault's Indian partner. (Photo by Nicolas TUCAT / AFP)

La sponda di Macron al Qatar: inviati 36 caccia Rafale

Nella giornata del 6 febbraio il gruppo francese Dassault ha consegnato al Qatar il primo dei 36 caccia Rafale ordinati nel maggio del 2015 e nel dicembre del 2017 dal paese del Golfo Persico, al termine di una cerimonia tenutasi nel sito di Dassault a Merignac, nei pressi di Bordeaux, in presenza del vicepremier del Qatar, Khalid bin Mohamed Al Attiyah, del sottosegretario alla Difesa francese, Geneviève Darrieussecq, e del presidente di Dassault, Eric Trapper. La consegna, che ha portato il Qatar a precedere l’India nella lista della nazioni riceventi l’aereo da guerra transalpino, segnala la rinnovata volontà di Doha di rafforzare i suoi sistemi d’arma in previsione di un allungamento dei tempi di risoluzione della crisi diplomatica e politica che la oppone all’Arabia Saudita e ai suoi alleati.

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La consegna dei Rafale corona gli obiettivi previsti dal Presidente Emmanuel Macron nella sua visita nell’emirato di fine 2017 e, implementando la strategia nazionale francese di rafforzamento dell’export militare, viene incontro alla necessità di Doha di aumentare le sue disponibilità in campo militare, già segnalata da un vertiginoso incremento delle spese per la Difesa, con contrati per 25 miliardi di dollari già annunciati e in corso di esecuzione.

“Il contratto del 2015 ha un valore di 6,3 miliardi di euro ed include non specificate quantità di armamenti, fra cui missili aria-aria Mbda Meteor e stand-off land attack Scalp, anch’essi di Mbda”, scrive Portale Difesa. “Nel dicembre 2017 il Qatar aveva poi esercitato l’opzione per ulteriori 12 Rafale, al costo di 1,1 miliardi di euro, e riservato opzioni per altri 36”. Il Rafale è la quarta generazione di velivoli aeronautici consegnati all’aviazione dell’Emirato da Parigi dopo Alpha Jet, Mirage F1 e Mirage 2000.

India ed Egitto si uniranno alla lista degli acquirenti del Rafale nei prossimi mesi, contribuendo notevolmente all’ampliamento del raggio d’azione del complesso militare-industriale francese. Dal canto suo, Doha non intende limitarsi al caccia francese, avendo in cantiere un’ordinazione per 24 Eurofighter Typhoon dal Regno Unito e 6 F-15 statunitensi. La necessità di confrontarsi a livello regionale con l’imprevedibile mina vagante saudita e con la “Sparta del Golfo”, gli Emirati Arabi Uniti che hanno nelle spese militari un fattore di potenza locale e di diplomazia internazionale, spinge il Qatar a massicci investimenti. In questo contesto, Parigi non disdegna le sue forniture militari ad alcuna delle parti in causa e, nel profilo dei rapporti con Doha, porta avanti un’intesa pluriennale che risale ai tempi di Nicolas Sarkozy, fautore dell’ingresso continuo di capitali qatarioti sul suolo francese.

“La politica francese nel Golfo, come quella americana ed europea, scorre sul ricco ma scivoloso binario dei petrodollari e delle forniture di armamenti”, ha scritto Alberto Negri sul Sole 24 Ore, commentando il flusso di interessi trasversali che lega Parigi a Paesi come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi e, al contempo, al Qatar loro rivale, per non parlare di attori come l’Egitto con cui Macron ha stabilito un proficuo asse attraverso l’amicizia personale con il Presidente Al Sisi. L’export militare si conferma essere, in questo campo, un utile fattore strategico; tuttavia, in prospettiva è probabile che le attività di Parigi nel Golfo contribuiscano a una nuova fase di instabilità. Vendendo a fronti contrapposti, la Francia mantiene l’equilibrio sul terreno in quanto a sistemi d’arma, ma contribuisce a fomentare una corsa alle armi ultracompetitiva. In prospettiva, di fronte al punto di rottura, questa strategia potrebbe letteralmente esplodere in mano a Macron, qualora o la coalizione a guida saudita o il Qatar chiedessero la fine delle forniture alla parte rivale.