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Sanzioni contro la Marina Russa
E così slittano altre commesse

La marina militare e l’industria cantieristica russa hanno subito una gravissima crisi durante tutti gli anni ’90 per via dello sfaldamento dell’Unione Sovietica e del suo monolitico apparato militare che assorbiva una buona fetta delle risorse dello Stato. Basti pensare che la Flotta Rossa, in quegli anni, riceveva solo il 13% delle risorse richieste appena sufficienti a garantire la permanenza in mare dei suoi sommergibili lanciamissili nucleari e delle unità navali a propulsione atomica, sia per una questione di mantenimento della capacità di deterrenza sia per una questione di sicurezza in senso generale, ovvero per ovviare a possibili incidenti ai reattori. Stime degli analisti affermano che nei primi anni del 2000 delle circa 300 unità in organico solo il 15% fosse in grado di prendere il mare. I cantieri navali erano pressoché tutti fermi, con molte navi impostate negli anni ’80 ferme sugli scali ad arrugginire.

Con la ripresa economica, cominciata nella prima metà degli anni 2000, e con i buoni rapporti tra Mosca, l’Ue e Washington, questa tendenza si è invertita e la Russia ha potuto – con enormi sforzi – tornare ad essere protagonista sui mari: Mar Nero, Oceano Pacifico e Mar Mediterraneo hanno rivisto il transito di navi battenti bandiera russa. Nuove costruzioni sono state lanciate per il rimodernamento della flotta , la politica di Putin aprì le porte della cantieristica nazionale agli investimenti esteri e soprattutto si raggiunsero accordi con rinomate industrie occidentali per recuperare il gap tecnologico maturato negli anni ’90 – come, ad esempio, con la Siemens turbine. Nonostante i progressi raggiunti in molti settori, però, il divario tecnologico tra i cantieri russi e quelli europei – o asiatici – è ancora considerevole e quantificabile in 12/15 anni di ritardo: basti pensare che per ciascuna tonnellata di naviglio messa in mare servono 90/100 ore/uomo di lavoro a fronte delle 30 ore/uomo di un moderno cantiere europeo.

La successiva crisi ucraina, con le conseguenti sanzioni economiche, unita ad una diminuzione del prezzo del greggio – la Russia ha ancora un’economia fortemente legata al mercato degli idrocarburi – è stata la scure che si è abbattuta sul progetto di Putin di dotarsi di una flotta moderna e consistente rallentando non poco la produzione cantieristica e facendo addirittura sospendere alcuni progetti a tempo indeterminato, come è stato per la superportaerei a propulsione nucleare “Shtorm” da 100 mila tonnellate di stazza.

La stessa Ucraina era una delle maggiori fornitrici dei cantieri russi, soprattutto nel campo dei motori come di tutta la Difesa: basti pensare che per sostituire i prodotti importati da Kiev il Ministero delle Finanze russo ha stimato una spesa di circa 50 miliardi di rubli, pari a circa 1,4 miliardi di dollari. Cifra che aumenta vertiginosamente a 4,5 miliardi di dollari se si considerano le spese globali per acquistare i sostituti russi dei prodotti ucraini ed europei bloccati dalle sanzioni.
Questo ha quindi rallentato – e sta rallentando – di anni la produzione cantieristica nazionale perché l’industria locale ha dovuto sviluppare da zero quei prodotti non più disponibili con il conseguente aumento vertiginoso dei costi.

A titolo d’esempio riportiamo la situazione del maggiore polo cantieristico russo, quello di San Pietroburgo, facente parte dei 5 poli di vitale importanza per la Russia insieme a Kaliningrad, Murmansk, Arcangelo, Vladivostok e Sebastopoli.
A San Pietroburgo si produce il 30% della produzione nazionale russa ed assorbe il 70% delle esportazioni, ma nonostante questo molti progetti già in essere stanno vedendo i tempi di nascita talmente allungati da risultare già obsoleti nel momento in cui saranno varati.

Le principali commesse in opera in questo polo cantieristico che raccoglie 5 cantieri navali maggiori, sono le corvette classe “Steregushchiy”, classe “Gremyashchiy” e classe “Derzky”, le fregate classe “Admiral Gorshkov” ed i sottomarini classe “Lada”. Recentemente si sta parlando di un nuovo incrociatore lanciamissili a propulsione nucleare che dovrebbe andare a sostituire i classe “Kirov” e “Slava” attualmente in servizio e giunti al limite della propria vita operativa. La nuova unità è il Project 23560E classe “Shkval” ma nonostante la propaganda di Mosca sarà difficile vedere qualcosa di concreto prima del 2020 e quindi contestualmente si prevede che l’eventuale ingresso in servizio della nuovo incrociatore non avvenga prima del 2030.

È notizia recente, come riporta la Tass, che, sempre nella città sul Baltico, sarà iniziata la costruzione della nuove unità portaelicotteri per la Marina Russa presso i cantieri Severnaya Verf. Il Ministero della Difesa russo ha reso noto, congiuntamente con USC (United Shipbuilding Corporation) che la prima unità sarà impostata nel 2020 e subito ne seguirà una seconda prevedendone, salvo ritardi peraltro non del tutto escludibili come abbiamo visto, che entrino in servizio tra il 2024 ed il 2026. Ancora poco si sa sulle caratteristiche delle nuove unità, nate per sopperire al vuoto lasciato dalle due francesi classe “Mistral” la cui vendita è stata bloccata dalle sanzioni, se non che saranno dotate di un apparato propulsivo tipo CODAG (COmbined Diesel And Gas) e che sarà in grado di operare con gli elicotteri Ka-52K, Ka-27S, Ka-29S e Ka-31S.

Progetti in essere che però, come già detto, stanno subendo ritardi soprattutto a causa della penuria di motori. Le corvette classe “Gremyashchiy” sono quelle, insieme alle “Derzky” che più hanno risentito di questo fattore: le prime hanno dovuto attendere che fossero rimpiazzati i diesel MTU di produzione tedesca le seconde – dalle pregevoli linee stealth – sono state condizionate dalla necessità di sostituire le turbine a gas prodotte in Ucraina con altre costruite localmente dalla NPO Saturn. Per quanto riguarda i sottomarini classe “Lada”, invece, si prevedeva di schierarne tra i 6 ed 8 entro il 2020 ma verosimilmente per colpa dei ritardi è possibile che ci si fermi a 4, con il rischio più che reale che le unità prendano il mare già obsolete a causa dell’incapacità russa di mettere a punto la propulsione tipo AIP (Air Independent Propulsion).

Insomma le sanzioni, il prezzo basso degli idrocarburi e le spese per la guerra in Siria hanno dato un colpo non indifferente ai progetti navali russi ritardandone di molto l’entrata in servizio se non addirittura cancellandoli. Questa però è solo una delle manifestazioni delle sanzioni sulla Difesa russa: altri settori, come l’aeronautico, sono stati parimenti colpiti – il progetto del nuovo bombardiere strategico PAK-DA è stato momentaneamente accantonato. Si capisce quindi perché Putin stia cercando di spremere ogni possibile rublo dalla principiale risorsa del Paese – gli idrocarburi – anche con mosse alquanto spregiudicate come la nazionalizzazione della rotta a nord est.

  • enricodiba

    AIP per i sottomarini russi sarà pronta per il 2020, anche per quello hanno fermato la produzione dei lada che sono obsoleti essendo di fatto dei Kilo III ammodernati, la portaeri russa da 100.000 tonnellate è sempre stata propaganda, primo perché la Russia non ha bisogno di certi bestioni e poi basta vedere l’ultima portaeri americana della classe ford, che è un totale disastro tecnico (gli americani ne stanno facendo uno dopo l’altro) e con una serie infinita di polemiche sui costi di produzione e gestione.
    Invece gli incrociatori classe “Shkval” sarannoi prodotti come previsto dopo il 2020,anche perché per il momento i cantieri russi lavorano a pieno regime anche per le esportazioni che non sono sotto embargo, quindi l’ucraina seguita a passare le turbine alla Russia per le navi d’esportazione e in ogni caso per il 2020 la Russia produrrà le sue turbine in casa.