berlin 1

La reinvenzione di Berlino

La centralissima fermata della metropolitana di Brandeburger Tor è affollata a qualsiasi ora del giorno. I suoi tunnel sotterranei sono sempre colmi, oltre che di turisti, anche di tanti berlinesi che, arrivati da altre zone della città, si apprestano con un’insolita tranquillità ad uscire all’aperto. Il centro di Berlino, infatti, è ricco di attività commerciali che danno occupazione ad un numero considerevole di propri abitanti. Chi va al lavoro non mostra la frenesia tipica delle metropoli europee. La vita di questa città è sì intensa ma non convulsa, permeata invece da un costante senso di sobrio rilassamento. Come se di fronte alle traumatiche esperienze del passato i berlinesi avessero imparato a saper apprezzare la tranquillità della vita quotidiana. Sbucando in superficie ci si imbatte immediatamente nell’immensità della Porta di Brandeburgo, l’imponente arco in stile classico costruito nel 1788 come forma di esaltazione della cultura prussiana. A pochi metri di distanza si arriva invece presso il Reichstag, l’antico palazzo anche lui prussiano diventato sede del parlamento del Reich negli anni 30 e tornato ad avere tale funzione negli anni 90, dopo la riunificazione nazionale che seguì la caduta del Muro. Oggi il suo nome ufficiale è quello di “Parlamento Federale all’interno dell’edificio del Parlamento del Reich”, pedante definizione coniata per giustificare la rivalutazione e la valorizzazione di uno dei simboli del trascorso nazionalsocialista. La difficoltà della Germania nel confrontarsi con il proprio passato è evidente fin dalla reinvenzione architettonica della sua capitale. La Porta di Brandeburgo ed il Reichstag sono tra le uniche costruzioni il cui stile faccia riferimento al passato della nazione prima del 1945. Il complesso di edifici governativi, parlamentari e imprenditoriali sorti al loro fianco dalle macerie dei bombardamenti bellici sono minimalisti, essenziali, razionali, quadrati e spesso di colore bianco. Essi trasmettono un’idea di competenza, di trasparenza, di  equilibrio e di affidabilità che è in netto contrasto con la pomposità maestosa delle antiche costruzioni classiche. La classe dirigente berlinese non vuole più trasmettere l’idea di potenza e di centralità come nel passato, vuole invece sostituire gli elementi “tipicamente tedeschi” con i simboli dell’avvenuta occidentalizzazione del Paese. I tantissimi esercizi commerciali che colonizzano il centro sono infatti soprattutto grandi shop center di note marche di abbigliamento multinazionali o ‘caffetterie’ provenienti da oltreoceano, come Starbucks o McDonalds. L’appariscenza colorata dei prodotti venduti contrasta nettamente con la sobrietà degli edifici che le ospitano. Di riferimenti alla cultura tedesca quasi non ce ne sono. Neanche una bandiera nazionale sventola in tutto il centro della capitale, se non quella sul parlamento, affiancata da una più grande dell’Unione europea. La reinvenzione del centro di Berlino rispecchia il tentativo da parte della classe dirigente tedesca di sciogliere la propria identità nazionale all’interno di quella europea e occidentale. Le tragedie del passato, infatti, hanno lasciato nelle elites della Repubblica Federale un senso di colpa così profondo da spingerle a voler abbandonare ogni riferimento alla propria storia, della quale il nazionalsocialismo viene spesso visto come il punto di arrivo. La sobrietà e la trasparenza della nuova architettura del centro berlinese corrisponde perfettamente allo stile incarnato dalla Cancelliera Angela Merkel: una donna che non è dotata di particolare carisma, ma che per un decennio è riuscita ad ottenere la fiducia della maggior parte dei tedeschi attraverso i suoi modi di fare competenti, tranquilli e affabili. Che lasciano trasparire sicurezza ed equilibrio all’interno di un popolo che fino ad oggi ha mostrato di avere sviluppato una forte repulsione per ogni forma di demagogia.

LEGGI ANCHE
Che sia una montatura?

Per approfondire: Berlinograd, l’invasione silenziosa di Berlino


 

La raffigurazione dell’elemento tedesco ha lasciato spazio a quella del mondo occidentale. Thomas Mann definì l’atmosfera berlinese come quella di un “cosmopolitismo alla tedesca”. La stessa verrà poi descritta come “l’unica cittadella dell’Illuminismo”, quella che lo studioso Gian Enrico Rusconi ha definito come “il luogo della modernità tedesca che vuole conquistare e mantenere il suo profilo emulando l’Occidente dal suo interno”. Occidente e Germanesimo sono concetti che nella storia sono sempre stati avversi, addirittura nemici. Con la sua rivendicazione del proprio primato, di centralità e di unicità, con l’enfasi del “tipicamente prussiano” prima e del “tipicamente tedesco” poi e con la costante ricerca di un proprio percorso nella storia (Sonderweg) la cultura politica germanica ha rifiutato ogni forma di ingerenza esterna fino alla capitolazione del 1945. Non è un caso che la Germania moderna nasca a seguito delle guerre di resistenza contro Napoleone, visto come l’esportatore di una di una Weltanschauung non endemica figlia della rivoluzione francese e dell’Illuminismo. Non è un caso che i grandi filosofi, poeti e scrittori che hanno permeato la letteratura tedesca (Da Fichte a Novalis, da Hoelderlin a Kleist, da Eichendorff a Lagarde) rivendicassero questa cultura politica. Non è un caso neanche che sia stata proprio Berlino a generare l’esplosione di movimenti giovanili di massa che sostenevano di combattere l’occidentalizzazione del Paese, come quello dei Wandervogel agli inizi del 900 e la contestazione giovanile del 68 (la quale a Berlino assunse un carattere estremamente anti-americano e anti-occidentale, altrove assente, sotto l’influenza di due suoi leader carismatici: Rudi Dutschke e Gunther Maschke). Il carattere anti-occidentale della Germania fu dettagliatamente descritto da Thomas Mann. Lui, fervente antinazista, fa coincidere in modo perentorio l’occidentalizzazione della Germania, quindi la sua democratizzazione, con la sua sgermanizzazione (Entdeutschung). E aggiungeva che nell’ipotesi catastrofica “di una fusione delle democrazie nazionali in una democrazia europea e mondiale non rimarrà più nulla della sostanza tedesca”. L’odierno centro di Berlino sembra dargli ragione. Questi stessi luoghi che sono stati il cuore della germanicità hanno mutato rapidamente le proprie radici vedendo susseguirsi in così poco tempo di un numero di grandi cambiamenti legati a tragedie drammatiche: la caduta dell’impero guglielmino, il trionfo del nazionalsocialismo, i bombardamenti alleati e la totale demolizione della città, l’arrivo delle truppe sovietiche e americane, gli stupri sulle donne, lo smembramento della città e del suo stesso centro in due parti, la trasformazione di Berlino Ovest in avamposto americano durante la Guerra Fredda, il piano Marshall e la sua invadente generosità, il trionfo dell’occidentalizzazione tramite l’inglobamento all’interno del blocco occidentale degli ex territori della Ddr. Berlino è oggi un laboratorio a cielo aperto. Una carta sulla quale sta venendo disegnata la conformazione della Germania e dell’Europa del futuro. La sua trasformazione è lo specchio di quanto è verosimile avverrà in tutta Europa. La Germania e la sua capitale sono gli esempi più nitidi di come sia possibile sradicare profondamente una cultura anti-occidentale, quindi anti-democratica, a favore di un nuovo modello fondato su moderni principi globali.

LEGGI ANCHE
L'Italia non può contare sull'Ue
Perché il modello Sophia è fallito

Per approfondire: L’eredità dannata della Germania


 

La reinvenzione di Berlino e la ricerca di una nuova identità per la Germania potrebbero essere l’anticamera per la rivalutazione degli interi paradigmi di tutta la cultura politica europea. Un’Europa che probabilmente sarà dunque composta da popoli con un identità e una conoscenza di se stessi più debole rispetto che nel passato, all’interno dei quali le manifestazioni di nazionalismo e patriottismo trovino manifestazioni solo in ambienti goliardici o commerciali: per esempio nel mondo gastronomico o in occasione dei mondiali di calcio.  Resta ancora da capire quali impatti possa avere questo nuovo modello sulle altre culture politiche  europee. E’ difficile per esempio pensare che la Francia rinunci alla rivendicazione del suo concetto di “France eternelle” (Francia eterna) e che dimentichi la propria tradizionale cultura come avvenuto in Germania. E’ difficile che alcuni governi europei accettino di tagliare i legami con la propria tradizione politica e di rimuovere la memoria per il proprio passato o per una parte di esso senza incontrare forti resistenze popolari (fenomeno da cui neanche la Germania è esclusa). Risulta oltretutto essere ancora più complicato chiedere agli altri di rinunciare alla memoria per il proprio passato quando la nuova Germania si fonda proprio sulla “cultura del ricordo delle vittime dell’Olocausto” e sul riconoscimento della propria responsabilità per quanto avvenuto. Non tutti i popoli europei sarebbero  disposti a prendere le distanze dalla propria storia in nome di un genocidio per il quale non si sentono responsabili.

LEGGI ANCHE
La Merkel spacca la Germania

Per approfondire: La Germania si apre al mondo multipolare


 

La memoria e la percezione del proprio passato nazionale saranno due elementi centrali nella definizione dei nuovi paradigmi europei e mondiali. Se questi elementi sono universalmente considerati come inviolabili e condivisibili, altrettanto non si può dire per i loro contenuti. Un magistrale esempio a tal proposito viene fornito da Gian Enrico Rusconi nel suo saggio “Berlino,  La reinvenzione della Germania”. Rusconi prende in considerazione la Neue Wache, un modesto monumento ottocentesco sopravvissuto nel cuore di Berlino che si è perfettamente adattato agli usi segnati dal mutare dei regimi. Diventato monumento alla memoria dei caduti della Grande Guerra nel 1931, sotto la Ddr si rinnova come memoriale delle vittime del fascismo e del militarismo. Oggi è invece il monumento alle vittime della guerra e della tirannia. E sta lì a ricordare come la memoria e la percezione del passato siano due concetti estremamente relativi, la cui percezione è soggetta alle influenze delle elites dei diversi regimi. Ed è per questo che il futuro di  Berlino e della Germania, quindi dell’Europa, è più incerto che mai. @luca_steinmann1  

  • Raoul Pontalti

    A parte il fatto che fu forse Berlino la città meno nazista della Germania, né il Rechstag né la Porta di Brandeburgo hanno nulla a che vedere con il III Reich hitleriano bensì con il II Reich bismarckiano-guglielmino. Restando a Stadmitte (il centro di Berlino) sono molti i monumenti superstiti datati ante 1945, dai palazzi della Museeninsel (L’isola dei musei) al Rotes Rathaus (Municipio Rosso), dalla Deutsche Wache alla Frauenkirche, dala cattedrale cttolica di Sant’Edvige alla Humboldt Universitaet e l’elenco potrebbe continuare. per certi versi le distruzioni peggiori le fecero scientemente all’epoca della DDR abbattendo i ruderi di molti monumenti e palazzi che si sarebebro potuti restaurare o ricostruire, su tutti il Berliner Stadtschloss o castello di Berlino già residenza dei principi elettori di Brandeburgo, dei re di Prussia e degli imperatori del II Reich demolito per fare luogo all’orrendo Palast der Republik, sede della Volkskammer (Camera del popolo) a sua volta demolito in questo secolo.

  • Adriano Giacon

    L’ebreo steinmann continua nella sua opera di propaganda spesso riciclando parti di suoi precedenti, articoli tentando di esorcizzare la caratteristiche del popolo tedesco, ma dimentica che è il capiitalismo stesso a generare gli estremismi come il nazismo.
    Ho lavorato in Germania e posso smentire serenamente le tesi di questo signore, i tedeschi sono fieri della loro nazione e si stanno finalmente svegliando dal lungo torpore indotto dal condizionamento occidentale, come sta avvenendo anche tra gli altri popoli europei.

  • Libertà o cara

    Gentile dottor Luca,
    lei scrive
    “La classe dirigente berlinese non vuole più trasmettere l’idea di potenza e di centralità come nel passato, vuole invece sostituire gli elementi “tipicamente tedeschi” con i simboli dell’avvenuta occidentalizzazione del Paese.”
    L’espressione teutonica “Deutschland über Alles” si rifà ad un canto che esprime lo spirito e l’animo del popolo tedesco sin dal lontano 1846!
    Le sue parole “potenza e centralità” sono non solo smentite ma anche confutate dalla signora Merkel kanzlerin Angela, assisa in Europa a mo’ di imperatrice! Non formale, ma sostanziale!
    Lei aggiunge “come nel passato”!
    Ma quel passato cui lei fa cenno fu socialista!
    Lo stesso socialismo che percorse il vecchio continente da Capo Finis Terrae a Vladivostok percuotendone le popolazioni!
    Chi nell’occidente, quell’occidente che lei pone a campione, “non” ha nel passato un ché di esecrabile secondo la morale attuale fondata sul “politically correct” o a dire “volere” della casta di potere fatto “morale”!
    Dovremmo esecrare il socialismo?
    Grossi banchieri e personaggi al potere se ne adonterebbero, non crede?
    Serena conclusione d’anno … Libertà o cara

  • jmelian

    Tutta opinione personale sulla sociologia, politica, economia di una nazione rimane lì, personale. Non ne la prendo in serio. Quali sonno stati gli interessi del autore o di qui li paga ? In breve, inutile, superficiale.