A Palestinian man riding a boat holds Palestinian flags during a protest against the Israeli blocking of a boat of foreign activists from reaching Gaza, at the Seaport of Gaza City June 29, 2015. REUTERS/Suhaib Salem

Una proposta saudita per risolvere
il conflitto tra israeliani e palestinesi

Secondo quanto scritto sul Washington Post e sul New York Times gli esponenti dei partiti palestinesi di Hamas e Fatah hanno ricevuto una proposta da parte di Riad per porre fine alla disputa con Israele . Le rivelazioni delle due importanti testate americane suggeriscono che il principe ereditario Mohammad bin Salman abbia proposto ai palestinesi di proclamare, come capitale del futuro Stato, il villaggio di Abu Dis, a est di Gerusalemme. La questione relativa alla Città Santa rappresenta da sempre uno degli ostacoli più spinosi per il raggiungimento di un accordo: i palestinesi rivendicano Gerusalemme Est come capitale del loro futuro Stato, mentre gli israeliani rivendicano Gerusalemme come capitale indivisibile dello Stato ebraico.

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La notizia di una proposta saudita per un piano di pace mediorientale tra israeliani e palestinesi arriva mentre è tornato a infuocarsi il dibattito sul riconoscimento di Gerusalemme, da parte degli Stati Uniti, come capitale dello Stato ebraico. In questo caso Washington sposterebbe l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, avvenimento su cui Trump si è spesso pronunciato, anche durante la campagna elettorale, affermando che non fosse una questione di “come”, ma di “quando”. Nei prossimi giorni è prevista la firma di un documento da parte del presidente degli Stati Uniti per decidere le sorti della sua ambasciata: sarà trasferita a Gerusalemme o resterà a Tel Aviv? C’è da ricordare che quest’estate Trump ha già rimandato lo spostamento dell’ambasciata statunitense con un documento che ha prorogato di altri sei mesi il mantenimento nella sede attuale.

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Nella proposta saudita per risolvere il conflitto tra israeliani e palestinesi sono alte le probabilità che abbia giocato un ruolo decisivo il genero e consigliere del presidente, Jared Kushner, il quale fin dagli albori della presidenza Trump ha confermato che in cima alla sua agenda politica ci sarebbe stata proprio la risoluzione dello scontro tra Israele e Palestina. I suoi frequenti viaggi e incontri con Netanyahu e il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman, nonché gli ottimi rapporti che intrattiene con entrambi, lasciano presagire un suo intervento nella questione e nei termini della proposta avanzata da Riad. Intervenuto al Forum Saban, la conferenza annuale sulle politiche per il Medio Oriente organizzata a Washington dalla Brookings Institution, Kushner si è detto ottimista sulle speranze di stringere l’accordo. Intanto Trump ha tempo fino a lunedì per decidere se firmare un ordine per mantenere l’ambasciata statunitense a Tel Aviv o se spostarla a Gerusalemme, come ha annunciato in campagna elettorale e non solo. Come i suoi predecessori, Trump ha evitato – finora – di far seguire i fatti alle parole. Anche perché qualsiasi intervento in una situazione delicata come quella che coinvolge israeliani e palestinesi potrebbe pregiudicare un accordo di pace, già di difficile realizzazione, se non peggio scatenare risposte armate da parte dei diretti interessati

Il presidente palestinese Mahmoud Abbas e il leader di Hamas Ismail Haniye concordano sulla necessità di organizzare una manifestazione a Gerusalemme per protestare contro la presunta intenzione degli Stati Uniti di riconoscere la città come capitale di Israele. Abbas ha affermato che intende “prendere una decisione importante nel caso in cui Washington decidesse di appoggiare la sovranità israeliana su Gerusalemme”. Intanto la Giordania ha avviato i procedimenti per chiedere una riunione d’emergenza della Lega araba e dell’Organizzazione per la cooperazione islamica per discutere dell’eventuale decisione Usa di spostare l’ambasciata.