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Ecco la nuova via della Seta

Gwadar non è certo quello che si dice un bel posto. Cittadina costiera del Beluchistan, provincia autonoma pakistana al confine con l’Iran, è stata per decenni un piccolo porto peschereccio senza importanza alcuna. Una striscia di sabbia punteggiata di casette basse costruite con mattoni di fango, una baia riparata dove ormeggiare piccole imbarcazioni dedite ai commerci costieri in un paesaggio arido e scarno, polveroso come sono i deserti di questa parte del mondo. Da qui le coste altrettanto sabbiose dell’Oman distano meno di 300 chilometri. Nel 2007 il governo pakistano ha inaugurato in pompa magna il moderno porto commerciale di Gwadar: quattro gru, un molo e un canale profondo abbastanza per ancorare grandi navi portacontainer. Poca cosa in definitiva, ma abbastanza per attirare l’interesse del governo di Pechino. Così nell’aprile del 2015 il leader cinese Xi Jinping ha annunciato di voler trasformare Gwadar nel terminale marittimo del CPEC, acronimo che sta per Corridoio economico Cina-Pakistan. Sostanzialmente il punto di interscambio centrale di un ambizioso progetto infrastrutturale che, una volta concluso, permetterebbe alla Cina di bypassare l’insicuro stretto di Malacca, il collo di bottiglia attraverso cui oggi passa l’80% degli idrocarburi che Pechino acquista dai Paesi dal Golfo Persico. Gli oltre 12mila chilometri di navigazione che dividono i porti della Repubblica Popolare dai terminal petroliferi del Golfo verrebbero dimezzati: il petrolio mediorientale dovrebbe così percorrere un migliaio scarso di chilometri in nave fino a Gwadar e poi seguire la via terrestre fino a Kasghar per 3mila chilometri. Di qui fino alle città della costa Est sono altri 3.500, ma tutti in territorio cinese. Un modo per mettere al sicuro le rotte degli idrocarburi, fondamentali per lo sviluppo economico della Cina, ma anche per estendere la potenza commerciale cinese sull’Asia centrale e oltre, fino al Golfo Persico.

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Un progetto quello del China Pakistan Economic Corridor che è parte integrante della politica estera espansionistica di Xi Jinping. Politica espressa, come usano i leader cinesi, in un motto: One Belt, One road, ovvero la nuova via della Seta. Annunciata nel 2013 durante una visita in Kazakistan l’iniziativa cinese comprende di tutto: da una nuova ferrovia che dovrebbe unire Pechino con Duisburg, in Germania alle centrali idroelettriche in Pakistan; dalle nuove strade in Kirghististan e Tajikistan agli oleodotti in Birmania; e poi porti in Grecia, stazioni in Polonia, strade nei deserti uzbeki. Tutti tasselli fondamentali del progetto di Xi Jinping per diversificare le fonti di approvvigionamento energetico cinese e per aprire nuove e più rapide vie commerciali per le mercanzie cinesi. Per finanziare tutto questo Pechino ha creato l’ Asian Infrastructure Investment Bank, un colosso con 100 miliardi di investimenti iniziale. Ma tutto l’insieme di investimenti in infrastrutture che Pechino sta mettendo in campo per ridisegnare il commercio mondiale è stimato in oltre 4mila miliardi di dollari.

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Gli investimenti diretti in Pakistan, oltre 50 miliardi di dollari, sono dunque solo un capitolo di un grandioso disegno di potenza. Un capitolo però piuttosto importante, visto che il China Pakistan Economic Corridor è stato inserito direttamente nel 13esimo piano quinquennale di Pechino, come a dire che si tratta di un’affare vitale. Oltre a ricostruire tutta la Karakorum highway a sue spese da Kasghar fino all’incrocio con la Grand Trunk Road non distante da Islamabad, la Cina finanzierà con un prestito a tasso zero anche la costruzione della nuova autostrada tra Lahore e Karachi oltre a una serie di centrali elettriche per alleviare la cronica carenza di energia del Pakistan. Ma il progetto principale riguarda il porto di Gwadar. Nel 2015 la zona è stata data in concessione per 43 anni alla China Overseas Port Holding Company, che costruirà 11 nuovi moli, uno scalo ferroviario e un aeroporto, trasformando Gwadar in una zona economica speciale al cui interno tutte le aziende verranno esentate dal pagamento di tasse per 23 anni. Chissà che non diventi anche un bel posto, di sicuro sarà un posto attraente per chiunque voglia far soldi.

Osvaldo Spadaro