La nuova alleanza tra Serbia e Cina

Cina e Serbia, due Paesi così diversi, lontanissimi, eppure mai stati così vicini come in questi giorni. Nelle ultime settimane, soprattutto grazie al forum inaugurale della cosiddetta Nuova Via della Seta, il governo cinese ha, infatti, intrapreso una serie d’iniziative di accordi con l’esecutivo serbo per investire ingenti quantità di denaro nel paese balcanico, ma anche, e soprattutto, per ampliare la rete d’interessi – non soltanto economici – che legano Belgrado a Pechino. Interessi che si sviluppano, attualmente, soprattutto per quanto riguarda la rete infrastrutturale che passa per la Serbia, e che per la Cina significa la possibilità di servirsi di una rete ferroviaria e autostradale adeguata per il trasporto di merci nella regione balcanica, ma che, ovviamente, implica anche una crescente importanza del ruolo dei Balcani nella geopolitica cinese.

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L’ultimo accordo tra i due Paesi, siglato nella scorsa settimana, prevede il prestito da parte della Export-Import Bank of China di un capitale pari a circa 300 milioni di dollari. Questa somma servirà a finanziare la ristrutturazione e l’ampliamento della ferrovia che collega la Serbia all’Ungheria, in particolare il tratto tra Stara Pazova e Belgrado. Un ampliamento che servirà a rafforzare i collegamenti su ferro tra Budapest e Belgrado e che consentirà quindi alla Via della Seta di raggiungere l’Europa centrale in modo di più semplice e rapido. Il prestito potrà essere poi ripagato dal governo serbo nell’arco di venti anni, che, in caso di mancata restituzione, potrebbero diventare venticinque.

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L’iniziativa per l’infrastruttura serba rientra in una più ampia pianificazione di investimenti da parte del governo di Pechino in tutta la regione balcanica. La Via Della Seta passa anche per quest’area che si sta trasformando sempre di più in un terreno fertile per investimenti a medio e lungo termine per l’economia cinese. Del resto, proprio la debolezza strutturale di queste nazioni e la loro incapacità di adeguarsi al sistema occidentale e soprattutto dell’Unione Europea, inducono gli esecutivi locali a trovare nei miliardi cinesi una via di sviluppo rapido e molto proficua. La Cina sta investendo già in Grecia, Paese che geograficamente rappresenta le porte dei Balcani per le rotte cinesi, ed ora si sposta a Belgrado, altro Stato-chiave nella geopolitica dei Balcani.

Il presidente Vucic, invitato al forum sulla Nuova Via della Seta, non ha mai nascosto di trovare nella partnership con la Cina un volano di crescita e di sviluppo per tutto il Paese. E ad aiutarlo in questo sono senza subbio i profili geopolitici che vedono Belgrado essere più vicina a Mosca, e quindi al suo alleato Pechino, rispetto agli investimenti di parte europea occidentale. E ci sono in ballo una serie di progetti che vanno dalle infrastrutture, all’estrazione mineraria, al turismo, all’edilizia e all’alta finanza. La Cina ha bisogno della Serbia per ampliare i propri traffici e la propria capacità di innestarsi nel mercato balcanico e dell’Europa orientale; la Serbia ha bisogno delle enormi quantità di denaro cinese per modernizzare un Paese che si sta affacciando in modo ondivago su questo Terzo Millennio. D’altra parte, è stato lo stesso governo cinese a ricordare come Belgrado sia considerata un partner fondamentale per lo sviluppo del mercato in Europa, e lo stesso Xi Jinping, nel suo incontro bilaterale con il presidente Vucic ha voluto riaffermare gli interessi cinesi per un Paese come la Serbia, considerato quale hub delle reti di interessi di Pechino nella regione.

A conferma di questa alleanza tra i due Stati, il governo di Belgrado ha pochi giorni fa inaugurato un Ufficio il cui scopo sarà proprio quello di coordinare i rapporti tra Serbia e Repubblica Popolare Cinese, alla cui guida dovrebbe essere nominato Tomislav Nikolic, presidente uscente della Repubblica Serba. Se così fosse, il messaggio politico sarebbe chiarissimo e l’importanza della nomina dimostrerebbe l’assoluta importanza di questi rapporti nel presente ma soprattutto nel futuro della Serbia. Del resto, è un incontro di interessi reciproci cui né la Serbia né la stessa Cina possono rinunciare, né dovrebbero. Da una parte ci sono i miliardi cinesi, dall’altra uno Stato nel cuore dei Balcani che diventerebbe un polo infrastrutturale per le reti commerciali e strategiche cinesi. Entrambi, da questa alleanza, hanno tutto da guadagnare.