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La Nasa compie 60 anni
ma ha il viso da ragazzina

Tutto cominciò con un pompelmo esploso nel cielo e tutto continuerà con una mela verde lanciata nello spazio. La mela verde è Alyssa Carson, diciassettenne della Louisiana, l’astronauta teenager che la Nasa ha scelto, come Miley Cyrus per le sitcom della Disney, da spedire su Marte, dove gli italiani hanno appena trovato l’acqua. La ragazzina frequenta un liceo dove si insegna in quattro lingue e ha già terminato la Advanced PoSSUM Academy, il programma per ragazzi dei licei e dell’università votati al volo spaziale. È la faccia nuova della Nasa che a sessant’anni, il compleanno è dopodomani, vuol sembrare una ragazzina.

Pensare che la National Aeronautics and Space Administration, «la vergine del cielo» come la chiamano qui, è figlia di una disfatta nazionale, di un padre nazista e di una guerra mai dichiarata. È stata la culla dei sogni di generazioni di bambini, la madre di tutti i futuri, l’idea di una vita senza confini, dell’umana volontà di potenza. Ma l’universo infinito è troppo anche per chi immaginava una nuova frontiera kennedyana tra le stelle e i confini della scienza e le sue sfide si sono spostate sulla bioingegneria, sulla robotica, sull’infinitamente piccolo più che sull’infinitamente grande. 

Sessant’anni fa era una ragazzina degli anni Sessanta affamata di sfide, di stelle e di futuro, oggi è una madame navigata un po’ sfiorita, perché la corsa contro il tempo ha consumato gli anni soprattutto a lei. A tenerla a battesimo, il 29 luglio del 1958, è un generale diventato presidente, l’uomo che aveva guidato lo sbarco in Normandia, ed anche quella firma sull’atto di nascita dell’agenzia spaziale americana, era una dichiarazione di guerra, ideologica, politica e militare, all’Unione Sovietica al nemico degli anni freddi. Otto mesi prima il tentativo di raggiungere la Roscosmos rossa nell’alto dei cieli era naufragato nel fuoco e nella vergogna: il Vanguard, il missile della riscossa che gli americani avevano ribattezzato «pompelmo», era esploso ventiquattro secondi dopo il lancio, moltiplicando l’umiliazione attraverso le dirette in mondo visione. Mentre lo Sputnik sovietico guardava tutti dall’alto al basso, visibile persino a occhio nudo, l’America batteva ogni record ma all’incontrario con la più rapida avventura spaziale della Storia. Erano stati i primi in tutto i sovietici: primi a mandare un uomo nello spazio, primi a mandare una donna in orbita, primi a camminare nel vuoto infinito, sulla Luna, su Marte e su Venere c’erano sonde con la falce e il martello. Ma da quel volo che non superò il metro e mezzo al progetto che vuole portare Alyssa su Marte quando di anni ne avrà trentuno sono passati di anni luce, anni di investimenti miliardari, di mobilitazione popolare, di orgoglio nazionale, di impegno industriale, per arrivare ovunque prima di tutti, che toccò l’apice quando Neil Armstrong, il 20 luglio del 1969, mise piede sul mare della Tranquillità «un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità». Prima c’erano stati il primo volo di John Glenn, Grissom, White e Chafee arsi vivi sull’Apollo numero uno e poi il ritorno dell’Apollo XIII, quello di Houston abbiamo un problema, dove il miracolo fu sbarcare sulla Terra non sulla Luna, c’era meno di una possibilità su dieci che tornassero a casa vivi. E tutto negli anni della guerra del Vietnam, della contestazione a tutto, delle lotte per i diritti dei neri e dell’assassinio dei Kennedy: il paradiso nello spazio quando nella terra c’era l’inferno. E come ogni grande romanzo popolare, anche la Nasa vive di miti e di leggende: c’è chi dice che custodisca segreti inenarrabili, come X files, sulla vita in altri pianeti, e chi giura che l’Apollo sia atterrato si, ma su un set di Hollywood.

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A cambiarle il destino era stato un ingegnere della Polonia nazista, il genio del male che aveva inventato le micidiali V2 tedesche, costruite dagli schiavi dei campi di concentramento di Mittelbau-Dora e sganciate sugli innocenti di Londra. Il barone Wernher Magnus Maximilian von Braun, è stato l’uomo dei sogni che ha portato i robot su Marte e la Luna sulla Terra. Oggi, quando tutti hanno abbandonato la competizione spaziale e la corsa allo Spazio è stata appaltata anche ai privati alla Elon Musk che vogliono trasformare la sfida all’universo in un Alpitour interplanetario, nemmeno lui saprebbe disegnare nuovi orizzonti di gloria.

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La nuova frontiera resta il Pianeta rosso, dove esiste già una flotta robotica al lavoro, una nuova generazione di veicoli spaziali che trasporti esseri umani nello spazio profondo. L’Agenzia studia da anni, nelle stazioni spaziali che ormai sembrano fermate dell’autobus, come i futuri equipaggi possano prosperare in missioni più lunghe nel sistema solare e sistemi avanzati di supporto vitale e interfacce uomo robot. Lo Spazio per sperimentare le nuove meraviglie della tecnologia, quando per alimentare l’Apollo bastò la carica di un telefonino anche perché sono più di tremila le innovazioni spaziali che hanno cambiato la nostra vita di tutti i giorni. Quello che le manca alla «vergine dei cieli» è il futuro dopo averlo rappresentato. Come diceva Jay Leno: «La Nasa lavora come una pazza per andare su Marte dove non c’è acqua, vita vegetale o atmosfera. Ma non basterebbe andare a Los Angeles?» 

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  • telepaco

    La “Polonia nazista” non si era mai sentita, complimenti! Senza contare “le micidiali V2 tedesche…sganciate sugli innocenti di Londra”….innocenti per quale mtivo di grazia? In guerra nei bombardamenti esistono innocenti? I bombardamenti inglesi sulle città tedesche erano contro cattivi colpevoli mentre quelli sulle città inglesi orribili massacri di innocenti? Boh, leggo ogni giorno idiozie sempre diverse….

  • Piero Fiaccadori

    Dunque, la guerra è stata iniziata dai tedeschi, che hanno anche bombardato le città per primi – Coventry le dice niente? Quindi chi è attaccato si può ben definire innocente perchè non se l’è cercata. Quindi prima di dare dell’idiota ad altri, magari un’occhiata a casa sua?

    • telepaco

      Lei è forse più ignorante dell’articolista che ha scritto l’idiozia replicando con altrettanta idiozia mi sembra. 1 I primi ad effettuare bombardamenti sui civili furono gli inglesi in risposta ai bombardamenti tedeschi sulle fabbriche di armi vicino a Londra. Con la scusa che qualche bomba fini’ fuoi bersaglio loro bombardarono deliberatamente e volutamente il centro abitato di Amburgo se non sbaglio, per fare vittime civili ed inasprire la guerra, innescando una spirale di controbombardamenti sui civili inglesi. 2 I tedeschi avevano si iniziato una guerra, ma con la Polonia non con l’UK. La dichiarazione di guerra di Francia ed Inghilterra porto’ ad un conflitto mondiale di cui non c’era alcun bisogno, e l’Inghilerra, potenza coloniale che teneva come schiavi mezza Africa e Asia, si ergeva ipocritamente a paladina della libertà dei polacchi, roba da far ridere i polli. Quindi prima di scrivere si studi bene i fatti storici, e parlare di bombardamenti di innocenti in guerra, quando gli inglesi sul finire della stessa utilizzavano bombe al fosforo nei bombardamenti notturni sulle città tedesche, è alquanto ridicolo e tipico di chi la storia la interpreta come vuole lui

      • RIC 5 stelle

        Abbiamo capito,sei un nostalgico del terzo reich……
        Poveracccio…..
        Scommetto che sei pure negazionista sui lager.

        • telepaco

          Hai capito una minkia perchè sei un ignorante che non studia i fatti storici e prede per oro colato la propaganda anglosassone. Non è ver che gli inglesi hanno schaivizzato 600 milioni di indiani e 400 milioni di africani vero? Non è vero che trattavano le colonie con il pugno di ferro e migliaiia di eliminazioni per chi si ribelllasse? Non è vero che furono i primi a creare i campi di concentramento nella guerra anglo boera in Sud Africa? E poi sarei io il negazionista….ignoranza crassa

          • RIC 5 stelle

            No, è tutto vero, che c’entra?
            Dai rassegnati, il baffetto non torna più.

          • Occhio

            Gli indiani prima dei britannici erano liberi? E gli africani? E i cinesi?

  • albertzanna

    E come al solito quando si affrontano argomenti come questo, alla fine di luglio, vigilia delle ferie fantozziane per tantissima gente, ecco che arriva un articolista che offre un suo strambottino sulla NASA al Giornale che, come tutti i giornali, accetta qualsiasi cosa pur di vendere qualche copia in più fra gli ombrelloni.

    Già l’articolino è zeppo di illazioni e supposizioni, poi ci si mettono anche commentatori, fra cui l’immancabile TELE+PACO, con l’aureola dell’infallibilità sulla testa, che deve sempre fustigare a destra e manca, ed eccoli il risultato: la celebrazione di un sessantennio come se fosse la sagra paesana.

    Qualcuno ha idea delle ricadute tecnologiche che la corsa allo spazio ha dato all’umanità?
    No, non credo, perchè il mondo è troppo impegnato ad andare in solluchero guardando fra le lenzuola di AlBano e Romina, e non sa nulla che quando esplose lo Shuttle Challenger avvenne per un difetto di una guarnizione che, grazie anche a quell’incidente, oggi è in vendita come anello di tenuta praticamente perfetto e che viene impiegato in migliaia di applicazioni che tutti noi usiamo giornalmente.

    Lo stesso avvenne quando venne progettata la prima bomba atomica, Una pompa che serviva per la diffusione gassosa dell’esafloruro di uranio richiedeva una guarnizione di tenuta che non avrebbe mai dovuto avere necessità di manutenzione per tempi lunghissimi, ed oggi quella guarnizione sigilla la pompe idrauliche ad alta pressione e consente il funzionamento per decine di migliaia di ore di lavoro delle macchine movimenti terra, spessissimo azionate da gente che non ha la più pallida idea di cosa la cura della macchina stessa