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La Merkel invoca il modello iraniano
ma l’Iran non è la Corea del Nord

Il cancelliere tedesco Angela Merkel si è detta pronta a negoziare con la Corea del Nord riguardo al suo programma nucleare. In un’intervista al Frankfurter Allgemeine Zeitung, frau Merkel, in piena corsa elettorale per il cancellierato, ha dichiarato: “Direi immediatamente di sì se ci fosse chiesta la partecipazione ai negoziati”. Il cancelliere tedesco ha fatto riferimento al cosiddetto “5+1”, il gruppo di Stato che riuscì a costruire il negoziato per raggiungere con l’Iran l’accordo sullo sviluppo del programma nucleare. Un percorso che è stato “lungo ma importante e che ha avuto una buona conclusione. Potrei immaginare un tale formato per il regolamento della questione della Corea del Nord. L’Europa e in particolare la Germania dovrebbero essere pronti a dare un contributo molto attivo”. Secondo l’edizione domenicale del quotidiano tedesco, Angela Merkel potrebbe affrontare la questione con il presidente russo Vladimir Putin, con cui ritiene debba avere una conversazione telefonica che toccherà alcuni punti importanti dell’agenda delle relazioni bilaterali russo-tedesche.

Gli Stati Uniti hanno chiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu per votare ulteriori sanzioni contro Pyongyang. La bozza di risoluzione che presenterà il rappresentante di Washington, prevede un inasprimento senza precedenti delle sanzioni nei confronti del regime nordcoreano, e si parla di un embargo petrolifero e di un blocco navale sul modello della crisi di Cuba. Un approccio di rottura rispetto alla “pazienza strategica” degli Usa verso la Corea del Nord utilizzata fino all’amministrazione Obama, e che contrasta con le volontà di Pechino, di Mosca, ma anche di Berlino, che invece ritiene giusto considerare un nuovo tipo di schema diplomatico, basato sulla riapertura dei negoziati multilaterali, coinvolgendo anche la Germania, proprio sul modello iraniano.

L’approccio di Angela Merkel, molto ponderato e in linea con la diplomazia del suo cancellierato, ci permette tuttavia di poter esporre una critica su un ragionamento che, soprattutto in ambito statunitense, viene spesso messo in atto. E cioè che le due situazioni siano paragonabili a tal punto da poter trovare una soluzione identica. Un approccio che ha condotto all’inserimento contemporaneo nella lista degli “Stati canaglia”, che ha portato al contemporaneo aumento della sanzioni unilaterali del Congresso, e che adesso sembra essere messa in atto per la soluzione al problema della penisola coreana. In realtà le due situazioni sono del tutto differenti e meritano approcci diversi. E questo lo si evince già dalla differenza fra gli accordi siglati dal 5+1, estremamente complessi, rispetto a quelli ad esempio firmati dalla Corea del Nord nel 1994 con gli Stati Uniti e che erano composti di quattro pagine. Accordo che dopo otto anni è diventato carta straccia, ma che dimostravano le diverse aspettative rispetto ai due Stati. Ma le vere differenze riguardano in realtà i due Stati con cui si dialoga.

Da un punto di vista sistemico, la repubblica islamica dell’Iran non può assolutamente essere comparata al sistema politica della Corea del Nord. L’Iran è una repubblica di ispirazione religiosa e con un complesso ordinamento alle spalle che la inserisce a pieno diritto nel novero delle democrazie rappresentative, pur con alcune peculiarità rispetto a quelle occidentali. La Corea del Nord è un sistema totalitario in cui una dinastia al potere si regge esclusivamente su uno strumento: il programma nucleare. E pertanto, mentre l’Iran può rinunciare al nucleare – pur non senza rimpianti – senza intaccare il sistema di potere consolidato in un ordinamento costituzionale definito, la Corea del Nord ha un regime che o sviluppa l’atomica o scompare, anche solo come mezzo di propaganda interna ed esterna. Da un punto di vista della politica estera, le due nazioni sono estremamente diverse. L’Iran intrattiene eccellenti rapporti politici, culturali ed economici con tutto gli Stati a parte Usa, Israele e in parte Arabia Saudita, è “alleato strategico” della Russia, nonché partner commerciale di molti Paesi europei e asiatici fra cui la Cina. La Corea del Nord non ha praticamente rapporti con altri Paesi che possano essere anche solo paragonati a quelli iraniani: basti pensare che Xi Jinping, presidente dell’unico vero partner economico, non ha mai fatto visita a Kim Jong-un.

E le differenze continuano non solo a livello culturale – si pensi alla differenza abissale che comporta essere un Paese all’interno della comunità islamica rispetto a essere un Paese basato sulla dottrina Juche che è unica nel mondo – ma anche a livello demografico ed economico. L’Iran è un Paese di 80 milioni di abitanti, generalmente ben istruiti e aperti al mondo, con un sistema imprenditoriale solido e con un risorse energetiche e minerarie importanti. La Corea del Nord è un Paese sostanzialmente ermetico, con una popolazione di 25 milioni di abitanti che vivono con una visione del mondo estremamente limitata e con risorse economiche minime tra l’altro sottoposte ad embargo. È evidente dunque che anche solo da un punto di vista economico, non è possibile usare lo stesso approccio duro e votato all’unilateralità rispetto a un Paese come l’Iran dove tanti Stati hanno interesse a non corrodere le loro relazioni con Teheran. C’è poi l’ultima grande differenza fra i due Paesi che cambia tutto il sistema dei trattati: l’Iran non aveva l’atomica; Kim compie test per bombe H e missili balistici ad ampio raggio. Differenze da tenere in considerazione quando si parla, troppo rapidamente, di Corea del Nord come nuovo Iran.

  • crunch

    e la patata con le gambe si credette una statista…..