Xi Jinping con esercito cinese

La marcia di Xi Jinping
verso il Congresso del Partito

Il diciannovesimo Congresso del Partito Comunista Cinese che si aprirà a Pechino il prossimo 18 ottobre sarà un passaggio decisivo nella determinazione dei futuri indirizzi politici della Repubblica Popolare e degli equilibri dominanti ai vertici del sistema monopartitico dell’Impero di Mezzo. Per la prima volta da decenni, in ogni caso, si prevede che tutte le sorti del Congresso ruoteranno attorno a una sola figura, quella dell’attuale Presidente Xi Jinping, il quale intende sfruttare l’opportunità del rinnovo istituzionale delle principali cariche di governo del Paese, dal Comitato Permanente del Politburo alla Commissione Militare Centrale, per rafforzare la sua leadership nella complessa architettura di potere di Pechino e garantire maggiore solidità alle sue principali iniziative politiche, prima fra tutte la strategia geopolitica incentrata sulla “Nuova Via della Seta”.

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La strategia di Xi Jinping è finalizzata a trasformare il Partito Comunista Cinese in un’organizzazione incentrata, negli anni a venire, sulla sua posizione politica, basata sulla volontà di riqualificare il sistema economico in una direzione maggiormente orientata all’incremento dei tassi di consumi interni, sull’obiettivo di traslare alla geopolitica la decisiva influenza internazionale di Pechino sull’economia mondiale e sullo sdoganamento della Belt and Road Initiative (BRI) quale strumento di proiezione e rafforzamento della visione strategica di Pechino, vera e propria “via cinese alla globalizzazione“.

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Per garantire profondità alla sua azione, Xi mira in primo luogo a far sì che il suo mantenimento al potere possa, potenzialmente, eccedere il tradizionale limite decennale destinato ad esaurirsi, dopo la scontata riconferma di ottobre, al ventesimo Congresso del 2022 e a porre le basi per un’eventuale riconferma futura attraverso un netto rimpasto delle massime cariche politiche e militari del Partito Comunista Cinese. Per infrangere la legge non scritta del limite di due mandati per il Segretario, Xi è deciso a sfruttare fortemente un’altra, importante, regola de facto applicata nel processo di selezione delle leadership cinesi, che prevede la fine del cursus honorum dei membri del Comitato Permanente di età superiore ai 68 anni. Tale eventualità, nel contesto del diciannovesimo Congresso, come riportato dall’Economist, potrebbe offrire al 64enne Xi l’occasione propizia per orientare a proprio vantaggio il rimpasto: cinque dei sette membri del Comitato Permanente (lo speaker Zhang Dejiang, l’ex Ministro delle Infrastrutture Yu Zhengsheng, l’ex leader del Dipartimento della Propaganda Liu Yunshan, l’ex Vice-Premier Wang Qishan e l’ex Segretario di Tianjing e Shandong Zhang Gaoli) potrebbero essere costretti a passare la mano, essendo nati tra il 1946 e il 1948, e a favorire l’ascesa a fianco di Xi e del suo Primo Ministro Li Keqiang di una nuova generazione di leader nata tra la fine degli Anni Cinquanta e l’inzio degli Anni Sessanta, come ad esempio Hu Chunhua, classe 1963, massimo esponente del Partito nell’area di Guangdong. Per testimoniare il suo peso dominante, Xi potrebbe accettare una deroga alla consuetudine nei riguardi di Wang Qishan, protagonista della durissima campagna anticorruzione la corruzione nel Partito che, come riportato da I Diavoli“si è abbattuta con violenza su centinaia di funzionari, falcidiando le fila dei gruppi di potere invisi al Presidente”.

In questo frangente storico, in ogni caso, il potere in Cina passa anche sul binario militare: le forze armate non sono state affatto trascurate da Xi Jinping nel corso del suo primo quinquennio di potere, caratterizzato da una forte campagna di sviluppo basata principalmente sull’ampliamento dell’operatività della marina ma anche da una profonda ridefinizione della leadership dell’apparato militare e dei suoi legami con il potere politico. You Ji ha chiarificato con puntualità sul numero di Limes di febbraio il contenuto delle principali riforme militari targate Xi Jinping: “la profonda modifica della catena di comando […] con la creazione di uno Stato Maggiore supremo presieduto dallo stesso Xi; la sostituzione dell’attuale sistema di sette regioni militari con cinque “teatri di guerra”; l’adozione di tre livelli di comando (Commissione Militare Centrale, “teatri di guerra”, truppe) al posto dei cinque attuali […] e la separazione delle funzioni militari da quelle amministrative”. Obiettivo finale della riforma è la riaffermazione della proiezione verticistica delle forze armate e del ruolo del Presidente della Commissione Militare Centrale (ricoperto dallo stesso Xi) quale commander-in.chief . In comunione con l’appellativo di “nucleo” del Partito affidatogli nell’ottobre 2016, il ruolo di Xi Jinping nelle forze armate testimonia eloquentemente la sua volontà di garantire alla sua posizione di potere una proiezione negli anni a venire: nel sistema monopartitico di Pechino, allo stato attuale delle cose nessun oppositore sembra in grado di insidiare la posizione dell’ideatore della Belt and Road Initiative, che dopo la fine del diciannovesimo Congresso potrebbe ritrovarsi a essere il più potente uomo politico della storia cinese dai tempi della morte di Mao Tse Tung.