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La guerra infinita del popolo siriano
tormentato da malnutrizione e jihad

“I miliziani del sedicente Stato islamico controllano in Siria meno del 5% del territorio”. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa russo Serghei Shoigu. La Russia festeggia così il successo delle sue operazioni militari sul territorio siriano. “Prima dell’intervento dell’aviazione russa la percentuale era di oltre il 70%”, ha ricordato il ministro. Dopo la liberazione di Raqqa, ultima capitale dello Stato islamico, Daesh sta continuando a perdere terreno. I confini del Califfato risultano sempre più labili: una dopo l’altra cadono tutte le roccaforti che negli anni erano diventate sinonimo della forza dello Stato islamico. Gli ultimi possedimenti di Isis si concentrano ora nella provincia di Deir Ezzor, a est del Paese. 

Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che “la sconfitta dell’Isis a Raqqa rappresenta un punto di svolta cruciale nella nostra campagna mondiale per battere l’Isis e la sua malvagia ideologia. Con la liberazione della capitale e della gran maggioranza dei suoi territori, la sconfitta dell’Isis è in vista”. Secondo il presidente, si entra ora “in una fase nuova centrata sul supporto alle forze di sicurezza locali, alla riduzione della violenza in Siria e all’avanzare delle condizioni per una pace durevole”. 

Emergenza umanitaria

Mentre la coalizione internazionale celebra gli ultimi risultati, in Siria è emergenza umanitaria. Daesh ha lasciato dietro di sé morte e distruzione. Secondo gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, prima di perdere il controllo di al Qaryatain, città nella provincia di Homs vicino all’antico sito di Palmira, i miliziani avrebbero ucciso oltre 100 persone e distrutto case e terreni

In sei anni di guerra civile, in Siria hanno perso la vita oltre 400mila persone di cui quasi 20mila bambini. Sono proprio loro i più colpiti dal conflitto: la guerra nel Paese ha infatti bruciato un’intera generazione. Nel corso degli anni, quasi la metà della popolazione totale è stata costretta ad abbandonare le abitazioni e a fuggire. Con la liberazione delle principali città, i civili stanno facendo ritorno in quello che resta delle loro case, ma mancano beni di prima necessità, energia elettrica, cibo e medicine. La popolazione sta vivendo in condizioni sempre più estreme: i civili sono vittime di mine antiuomo, esecuzioni, attacchi suicidi e raid aerei. La Comunità internazionale ha lanciato numerosi appelli affinché venga permesso alle Ong e agli aiuti umanitari di prestare soccorso ai civili ancora assediati. A causa di un conflitto che vede schierati in campo decine di forze più o meno contrapposte tra loro, la popolazione rimane anche per mesi interi senza cibo. Il risultato è che oltre 3.5 milioni di persone nel Paese soffrono di malnutrizione.

Armi chimiche

Vittime della guerra in Siria sono soprattutto i civili. Diverse relazioni delle Nazioni unite hanno denunciato l’uso di armi chimiche contro la popolazione. Attacchi di questo genere costituiscono “chiare violazioni del diritto internazionale umanitario e della convenzione sulle armi chimiche”, che la Siria aveva ratificato nel 2013 in seguito a un attacco in cui era stato utilizzato il gas sarin. La colpa è sempre stata attribuita al regime di Bashar al Assad, ma di recente gli Stati Uniti hanno ammesso che anche i ribelli hanno fatto uso di armi chimiche

Veto della Russia

Nel frattempo la Russia ha posto il veto alla bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu per il rinnovo del meccanismo investigativo congiunto di Nazioni Unite e Opac sugli attacchi con armi chimiche in Siria. L’indagine era stata avviata all’unanimità dai 15 membri dell’Onu nel 2015 e rinnovata nel 2016 per un altro anno. Si tratta dell’ottava volta che Mosca utilizza il proprio potere per bloccare le azioni nei confronti del suo alleato siriano. 

Pericolo foreign fighters

Ora che le principali città siriane sono state liberate e che i miliziani continuano a perdere terreno, l’Europa teme il rientro dei numerosi foreign fighters. “Il controllo delle rotte migratorie assume un connotato di sicurezza maggiore rispetto al passato per il rischio del possibile ritorno dei foreign fighters dopo la sconfitta di Daesh e la liberazione di Raqqa”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Angelino Alfano. Le intelligence di tutto il mondo sono in allerta: combattenti di provenienza europea potrebbero fare presto ritorno nei loro Paesi d’origine. 

Il futuro della Siria 

Dopo anni di conflitti e distruzione, il problema diventa ora quello di stabilizzare il Paese. Lo Stato islamico, con le recenti sconfitte, ha perso la sua entità territoriale, ma la Siria rimane ancora più frammentata che mai. “Insieme con i nostri partner e alleati sosterremo i negoziati diplomatici che chiuderanno gli scontri, consentiremo il rientro al sicuro dei profughi e una transizione politica che rispetti la volontà del popolo siriano”, ha dichiarato Donald Trump. Ma il futuro della Siria sembra ancora molto incerto.

  • johnny rotten

    Cosa avrebbe da festeggiare la coalizione internazionale? l’aver raso al suolo l’intera città di Raqqa? o l’avere distrutto quasi tutte le infrastrutture del paese? o l’aver affamato la popolazione con le sanzioni? negando così anche la possibilità di cure mediche a milioni di persone costrette a sopravvivere a stento? e tutto questo per un intervento militare completamente illegale, dovrebbero essere fucilati! e per avere armato e finanziato i terroristi è necessario un altro processo di Norimberga, come minimo!