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La “guerra” del treno

Il treno corre e non passa mai di moda: nato dalle esigenze della prima rivoluzione industriale, diffusosi in mezza Europa per trasportare a fine Ottocento carbone, zolfo e quant’altro serviva per alimentare un’economia in espansione, ancora oggi questo mezzo di trasporto è considerato essenziale per far viaggiare più velocemente persone e merci.

Non è quindi un caso se il treno fa la sua comparsa anche in dispute e rivalità geopolitiche, specialmente in quel continente asiatico dove le esigenze di trasportare dai porti alla terraferma e viceversa le merci nei prossimi anni diventerà sempre più pressante. Da questo punto di vista, è la Cina a fare la parte del leone; Pechino in particolare, nella sua politica di espansione della propria economia non bada a spese quando si tratta di costruire nuove infrastrutture, priorità dei dirigenti politici e degli imprenditori cinesi: è così in Africa, è così persino nella vecchia Europa (nel 2010 dalla terra del dragone è saltato fuori un progetto, al momento accantonato, di un maxi aeroporto intercontinentale nel centro della Sicilia), è così anche ovviamente vicino ai proprio confini ed è sul treno che si punta per vincere la concorrenza di altri rivali od anche partner regionali.

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La Cina ha una vasta costa che comprende gran parte del versante est del paese, il quale si affaccia sul Mar Cinese Meridionale, sul Mar Giallo e sul Mare di Bohai; è qui che sorgono i principali porti, da Tientsin a Shangai, senza dimenticare Macao ed Hong Kong: le navi con le merci dirette verso il mar Rosso, il canale di Suez per arrivare nel cuore del Mediterraneo, oppure quelle che mirano ai porti del nord Europa, partono da questi scali ma Pechino adesso mira a diversificare i propri hub commerciali includendo anche le zone occidentali del paese, cercando di arrivare in tempi e costi notevolmente ridotti presso l’oceano Indiano. E’ su queste basi che da anni si pensa al progetto della ferrovia sino – pakistana, un investimento da 18 miliardi di Dollari per 1800 km di binari che permetteranno, a lavori ultimati, di collegare la città cinese di Kashgar con il porto di Gwadar, in Pakistan ed a poche miglia dal golfo persico; di fatto, la Cina potrebbe iniziare in tal modo ad esportare ed importare utilizzando anche la regione dello Xinjang, la più lontana dalla costa orientale. Tale ferrovia costituirebbe una riedizione del XXI secolo della ‘via della seta’, la citta di Kashgar infatti nasce come vera e propria oasi e punto di incontro della più famosa antica via commerciale tra oriente ed occidente, ancora oggi ne porta i segni nel tessuto sociale visto che ospita il più antico ed importante ‘bazar’ di tutta la Cina e la sua architettura urbanistica è uno degli esempi più importanti della cultura uigura, ossia l’etnia turcofona e musulmana che rappresenta la maggioranza in questo angolo remoto della terra del dragone.

Questo progetto però, fa il pari con un altro destinato a scuotere gli equilibri economici e commerciali dell’Asia centrale, ossia il TAT, acronimo di Turkmenistan – Afghanistan – Tajikistan; anche in questo caso, si tratta di una linea ferroviaria che mira a rompere l’isolamento di vaste regioni isolate e che è volta al contempo ad avvicinare all’Asia orientale importanti zone del medio oriente. Non a caso, questo progetto è voluto soprattutto dall’Iran e quella che potrebbe sorgere è una vera e propria ‘guerra del treno’; Teheran vuole un collegamento diretto con l’Asia centrale, ma il TAT nascerebbe già depotenziato con la ferrovia sino – pachistana che farebbe ottenere analoghi risultati ai paesi di questa regione asiatica in tempi ridotti, senza contare poi le difficoltà di realizzazione insite in un progetto che prevede l’apertura di numerosi cantieri in un paese come l’Afghanistan. Di certo però, c’è che Cina, Iran e Russia (attenta alla gestione della propria Transiberiana ed alla costruzione di nuove tratte internazionali in Kirghistan ed Uzbekistan)  puntano molto a diventare ‘potenze ferroviarie’, nessuna vuole rinunciare a questo ruolo e la costruzione di futuri assi ferroviari sta già orientando le mosse geopolitiche in questa regione; Pechino ed Islamabad hanno stretto ulteriormente la propria alleanza, al contempo Iran e Pakistan hanno aumentato la propria rivalità, mentre Cina ed India potrebbero avere attriti nel momento in cui i binari attraverseranno una porzione del Kashmir conteso tra Pakistan e New Delhi.

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In questa ‘guerra del treno’, non manca la propaganda: pochi giorni fa la tv afghana Tolo Channel ha mostrato le celebrazioni, tenute in pompa magna, tra i massimi esponenti del governo di Kabul e del Turkmenistan per l’inaugurazione dei primi chilometri del TAT; Pechino ha risposto dal canto suo inaugurando il primo tratto della ferrovia che, secondo i piani, fra non molto varcherà il confine pakistano. Il governo di Pechino però, tiene anche a mantenere buoni rapporti con l’Iran e lo stesso Afghanistan, non a caso in diversi incontri bilaterali tenuti a Kabul ha presentato i progetti che prevedono una diramazione della ferrovia sino – pachistana verso la capitale afghana da Peshawar e da Quetta.

Il treno entra quindi di prepotenza nei delicati giochi di equilibrio geopolitici dell’Asia Centrale, con Pechino, Mosca e Teheran candidate ad accrescere il proprio ruolo di potenze regionali grazie al sostegno a diversi progetti ferroviari; una corsa, quella per impiantare nuovi binari, che anticipa le corse dei futuri treni che comunque avvicineranno, a prescindere dalle opere che avranno maggiori fortune, oriente ed occidente. Se la ferrovia sino – pachistana permetterà la comunicazione tra Oceano Indiano, Golfo Persico e l’ovest della Cina, il TAT potrebbe collegare i monti del Tajikistan e dell’Afghanistan direttamente con le ferrovie russe e quindi europee; una vera rivoluzione nel trasporto che, probabilmente, coinciderà anche con la stessa concezione commerciale e sociale dei rapporti oriente – occidente.

  • gianfranco

    I Cinesi è un po’ che hanno mire sulla Grecia, appena esci da Suez è subito Europa e le merci potrebbero risparmiare almeno un settimana rispetto Amburgo e R’dam. E sono già molto avanti… le concessioni sono già state date da tempo, i krukki se ne sono accorti dopo ma, nonostante abbiano di fatto voluto far fallire il Paese, l’accordo sui porti è ancora in essere, ai tedeschi solo gli aeroporti. Poi ci sarebbe già RDZ nel giro, ma questa è un’altra storia. Riguardo ai treni cinesi in quanto mezzo di trasporto… Ultimamente li noto sempre più spesso fuori dalla Cina, sicuramente costano meno, essendoci stato sopra non mi sono sembrati poi così male, anzi.. rispetto ai precedenti xxxxx molto meno rumorosi e l’aria condizionata funziona per davvero.

  • agosvac

    Vuoi vedere che c’è una riscoperta del treno come mezzo, poco costoso, di trasporto merci e passeggeri??? L’aereo, si sa, è molto più veloce, ma costa molto ma molto di più ed è anche più pericoloso e più inquinante!!! Solo in Italia e non sono mai riuscito a capire il perché, quando sentono di treni ad alta velocità, ottimi sostituti degli aerei, si drizzano orecchie di deficienti!!!

    • Stefano61

      Ma non e’ che non vogliono i treni. E’ la solita feccia comunista una volta definita extraparlamentare che deve trovare un scopo alla sua esistenza e quindi si inventano campagne, antistoriche, contro qualcosa. Quindi no tav, no inceneritori, no al nucleare, no alla variante di valico, no alla tangenziale, non alla terza pista, e via di questo passo, supportati da vermi dei media annidati nelle varie redazioni e da politicanti da strapazzo in cerca di voti.

      • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

        I comunisti sono ambientalisti? Ma se la Russia prima del 2011 non sottostava allo smaltimento speciale delle sostanze chimiche più inquinanti …

  • Libertà o cara

    Grande Berlusconi che aveva pronosticato una linea Lisbona Vladivostok! Grande Berlusconi che avrebbe voluto il ponte di Messina! Ma arrivati i comunisti al potere … solo disastri! … Libertà o cara