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Se la guerra al terrore degli Usa
aiuta solamente i jihadisti

L’ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vasily Nebenzya, ha parlato in maniera magistrale, chiara e diretta rivolgendosi alla controparte statunitense e accusando Washington di sostenete i terroristi islamici in Siria:
“Noi siamo in Siria invitati dal Governo legittimo con l’obiettivo di combattere il terrorismo internazionale e in linea con le direttive Onu. Voi invece chi coprite? Voi coprite i miliziani e i terroristi”. E ancora: “In Siria ci sono terroristi finanziati dall’estero e gruppi estremisti che stanno subendo pesanti sconfitte. Permettetemi di ricordarvelo, stiamo parlando di terroristi ed estremisti che avete armato, finanziato e mandato voi per rovesciare il governo legittimo. Ora sono chiare le ragioni dell’isteria tra coloro che hanno investito politicamente e materialmente in queste forze oscure”. 

L’ambasciatore Nebenzya questa volta mette però in evidenza un aspetto che scopre ulteriormente le carte di Washington e cioè “l’isteria” di coloro che hanno visto fallire il loro piano per rovesciare il governo legittimo di Damasco, utilizzando i proxy islamisti/jihadisti e ora tentano il tutto per tutto, in maniera irresponsabile, senza una linea chiara e coerente.

In seguito all’offensiva militare russa in Siria l’Isis è stato sconfitto e le milizie islamiste di tagliagole, ribattezzate “ribelli moderati”, supportate e finanziate da USA, Arabia Saudita e Qatar, sono schiacciate e sconfitte dall’esercito governativo siriano in coordinamento con le truppe di Mosca. L’ultima disfatta degli islamisti è stata proprio a Douma, dove sono stati accerchiati e messi all’angolo; è proprio qui che avrebbe avuto luogo il presunto attacco chimico attribuito da Washington all’ “animale” Assad e tutto ciò nonostante non ci sia alcuna prova, ma che importa, ciò che conta è rovesciare il suo “regime” per sostituirlo con un altro “amico”, magari vicino ai Fratelli Musulmani.

Una strategia già collaudata

Del resto il genere di “prove” solitamente fornite dagli USA le conoscono ormai tutti, fin dai tempi delle accuse a Saddam Hussein di nascondere armi chimiche. Un falso che portò alla destabilizzazione dell’Iraq e a decenni di drammatica guerra civile con una situazione che non si è ancora risolta.

Ciò che è successo in Libia dopo l’attacco a Gheddafi è sotto gli occhi di tutti e ora a Washington piacerebbe ripetere l’impresa anche in Siria.
Del resto l’ambasciatore Nebenzya ha fatto notare anche questo a Washington: “Dove arrivate portate il caos”.

Non solo, perché osservando attentamente si può notare che ovunque gli USA mettono le mani, stranamente le formazioni jihadiste prosperano. In Iraq dopo il rovesciamento di Saddam Hussein è iniziata l’era di al-Qaeda Iraq (guidata dal tagliagole Abu Musab al-Zarqawi) che poi si sarebbe evoluta proprio nell’Isis.

In Libia dopo l’intervento militare anti-Gheddafi si sono infiltrati i vari gruppi jihadisti pro-Isis e quelli qaedisti che hanno messo a ferro e fuoco il Paese.

In Siria era presente di tutto: i qaedisti di Jabhat al-Nusra, le varie milizie islamiste vicine ai Fratelli Musulmani, poi ovviamente l’Isis. Tutti nutriti e sostenuti da sauditi, turchi, qatarioti e con un obiettivo comune: spezzare l’asse sciita che da Teheran arriva a Beirut, quell’asse sciita alleato di Mosca.

Ecco dunque che si ricorre alla guerra dei proxy e ben venga se questi proxy sono i jihadisti, del resto è una strategia già collaudata in Bosnia negli anni ’90 contro i serbi (altro satellite di Mosca) quando venne sguinzagliata l’unità “el-Mudzahid”, composta da jihadisti arabi e in Cecenia con l’Emirato del Caucaso.

La politica filo-islamista fallimentare di Washington

A ritroso tutto diventa molto più chiaro: il tentativo di Washington sotto la precedente amministrazione Obama di sdoganare i Fratelli Musulmani per portarli al potere in Libia, Tunisia, Egitto e Siria (strategia fallimentare); l’inefficace offensiva anti-Isis della “Coalizione”, con armamenti erroneamente paracadutati in zone jihadiste, con carichi di armi che dalla Turchia arrivavano nelle mani dei jihadisti mentre camion di petrolio entravano in Turchia; con i curdi di Kobane che lamentavano raid aerei americani in zone dove non erano presenti jihadisti (nonostante fossero stati gli stessi curdi a fornire le posizioni corrette agli aerei della Coalizione); capi militari dell’Isis curati negli ospedali turchi.

Vi è poi Israele che attende con ansia i raid americani contro il nemico Assad, accusato di lasciare mano libera in Siria agli iraniani; Israele in effetti sembra molto più preoccupato della presenza di questi ultimi rispetto ai jihadisti che venivano persino filmati mentre entravano in territorio israeliano dal Golan per ricevere cure mediche. Di fatto è emerso che Israele ha più volte colpito target dell’esercito governativo siriano mentre non sono noti raid di Gerusalemme nei confronti dei jihadisti. Chissà perché.

Il bluff della “guerra al terrore”

Un eventuale intervento militare statunitense in Siria, magari appoggiato da Francia e Gran Bretagna, non sarebbe soltanto una vera e propri aggressione illegittima, ma avrebbe conseguenze devastanti, in primis perché rischierebbe di far piombare nuovamente il Paese nel caos in un momento in cui la situazione si sta ristabilizzando dopo sette anni di guerra. Probabilmente è proprio questo che teme Washington, che la Siria si riprenda.

In secondo luogo gli USA non si rendono conto che questa volta Mosca non lascerà correre, come fatto in precedenza, con tutte le relative conseguenze. Non è ben chiaro cosa pensa di ottenere Trump assieme ai suoi falchi lanciando un’offensiva su Damasco se non dare il via all’ennesima fallimentare fase di una politica americana priva di qualsiasi strategia lineare e sensata.

Ha detto bene l’ambasciatore Nebenzya: “ovunque andate portate il caos”; non solo, ovunque arrivano prosperano islamisti e jihadisti: Libia, Iraq, Siria, Afghanistan, Somalia.

A questo punto è persino difficile credere a ciò che viene da tempo chiamata dagli USA la “guerra al terrore”, perché stranamente i terroristi proliferano proprio dove Washington colpisce.

  • Ernesto Pesce

    Egregio Giovanni, vorrei aggiungere al tuo presente articolo, quanto segue:
    La “Coalizione” Americana non perpetua offensiva alle organizzazioni terroristiche da loro create. Hanno speso miliardi e miliardi di dollari per sostenere I tagliagole.
    E hanno reclutato ed addestrato I mercenari da tutti gli angoli del mondo, compreso l’Europa. I governi europei, compreso quello italiano, hanno spedito i foreign fighters (combattenti stranieri) in Siria.

    Oggi con la scusa di sostanze chimiche, in prima linea USA, Franciane UK, tentano di lanciare una aggression armata contro la siria, per coprire il loro totale fallimento e negare la ricostruzione dei territori liberati dai terroristi.

    Ben detto, I terriristi proliferano proprio dove Washington colpisce, e di conseguenza anche i terroristi proliferanno in Europa
    maggiormente.

    Grazie Giovanni e ti saluto sinceramente

  • johnny rotten

    I popoli occidentali a questo punto, cioè prima che avvenga l’irreparabile proprio qui in europa, dovrebbero svegliarsi perchè la cosiddetta “cura Syriana” a base di terroismo islamista contro la popolazione civile è in preparazione da anni anche in europa, basti vedere il prolificare di no-zone governate dalla sharia nei paesi nord europei, si può tranquillamente affermare che tale preparazione è già a buon punto, o si previene la guerra per le strade europee oggi o non resterà più molto tempo per evitare che le città europee diventino come Aleppo o il Goutha di Damasco.