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La fuga dei cristiani dalle montagne del Libano

Il rumore penetrante del flex si propaga tra la vuota strada principale e i vicoli collegati senza ostacoli. Nel silenzio rimbombano i suoni delle martellate di un manovale che solitario lavora alla costruzione di un enorme edificio. Molto più alto delle modeste palazzine del piccolo villaggio di Masmura. Mancano ancora croci, simboli cristiani e dalle pareti di anonimo cemento non si capisce che da quella struttura verrà fuori un luogo di culto. Procedendo lungo la strada nella zona di Bhifa si passa da un piccolo villaggio all’altro: trecento, cinquecento abitanti al massimo. Le persone in giro sono pochissime. A Msrada il presepe è allestito curando al massimo i particolari. Di alberi di Natale addobbati se ne incontrano quasi a ogni incrocio. Insieme alle luminarie e altri simboli del Natale. E poi Ishlaeliah, un’altra chiesa, enorme, su una piccola collina, cui mancano tutti gli allestimenti ma spicca distintamente il campanile che ospiterà le campane. Non si sa quando. Ovunque regna una calma irreale e un silenzio profondo. Le tracce della cristianità sono le uniche visibili in tutta l’area. Tante da lasciar pensare che la maggioranza dei residenti sia cristiana. Eppure non supera il 10%. Nulla rispetto al 60% precedente alla guerra civile, meno di quarant’anni fa.

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Ad essersi sostituita a quella cristiani è stata la comunità Drusa, molto presente anche prima dell’inizio degli scontri divenuti inter confessionali di fine anni ’70. Indipendente, inserito nella lista delle ‘alternative’ islamiche, quello druso è un credo avvolto dal mistero nei dogmi e nelle pratiche che non prevedono manifestazioni all’esterno, né luoghi di culto. Niente simboli, foto di leader, immagini sacre. Per questo l’area dove i drusi sono maggioranza può sembrare popolata da altri. Settari, chiusi, autoreferenziali, i drusi non vedono di cattivo occhio quanto accade intorno alla propria comunità e non si oppongono alla costruzioni di luoghi sacri altrui, non avendone di propri. Le chiese in costruzione nella ‘loro’ area in Libano sono decine, ma in sostanza la montagna del Libano è cosa loro. Qui si concentrano molti dei circa 200mila drusi stimati nel Paese.

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Durante la prima fase della guerra civile libanese tra il 1975-76, poi con intensità maggiore a partire dal 1983, grazie al sostegno della Siria, interi villaggi furono rasi al suolo e le chiese distrutte. I repentini cambi di alleanze, e la rabbia confessionale che armò di volta in volta l’una o l’altra milizia, ha visto finire l’area di Chouf nel mirino delle razzie delle milizie facenti capo alla comunità drusa, guidata da Jumblatt. Portando a un cambio sostanziale della demografia. I cristiani scapparono verso Beirut, Junieh o altri luoghi sicuri. Bastioni dove la comunità maronita era numerosa e poteva stringersi compatta e fare fronte comune evitando le aggressioni. L’area di Monte Libano, lo Chuf, Bhifa, furono le aree maggiormente colpite dal crollo della presenza cristiana. Qui dove le radici della cristianità sono antiche come la stessa esistenza di questo spicchio di Libano attorno al quale si sono coagulate tutte le altre regioni fino a costituire il territorio del Libano contemporaneo.

Un triste bilancio della guerra e della fase di crisi economica successiva a questa lo traccia padre Atef Moualuad, uno dei preti maroniti nel convento di Naameh. “Il convento – afferma con la voce di chi avverte ancora un brivido dietro la schiena – è stato completamente distrutto. Bombardato dagli israeliani perché qui si erano rifugiati i palestinesi durante la guerra. Durante la battaglia i palestinesi arsero vivi 3 monaci che erano qua”. E la comunità tutta intorno è scappata. “Dall’80% che eravamo, ora siamo sotto il 30%. Prima eravamo in tutti i villaggi, anche se non maggioranza. Ora ci sono moltissimi villaggi che sono completamente musulmani. Tutti sono andati via: Italia, Francia, Svizzera. Quelli che sono rimasti sono quelli che non hanno avuto possibilità di farlo. E le possibilità economiche per loro sono sempre inferiori”. La speranza di vedere rimanere la comunità cristiana, almeno come traccia di un passato felice, è affidata a quei pochi che tornano dopo anni, per ricostruire la vita tra le montagne del libano. Intorno alla struttura di cemento di oltre quaranta metri che domina su una vallata è un brulicare di persone. Anche sulla cima, intorno alla statua della madonna. Quella di nostra signora di Mtolleh però non è un ricordo ma una realtà. E’ stata appena posizionata li, e la struttura di cemento, coperta con gli addobbi rappresenterà l’albero di Natale. “E’ il più grande di tutto il Monte Libano, forse anche di tutto il paese” dice sorridente una signora. “Per la prima volta che la vergine è qui con noi”. I cittadini sono stati rifugiati per oltre vent’anni e ora, guidati dal sindaco Arnest Eid provano a ricominciare. “Questo è un luogo simbolico non soltanto perché è un villaggio cristiano, dove festeggeremo il Natale. Sotto la base di questo albero infatti c’era una trincea. Questa era la prima linea durante la guerra. Intorno era tutto distruzione. Ora ripartiamo da qui: dalla Madonna e da quest’albero, convinti che sarà un Natale speciale per tutti i cristiani di Chouf”. La comunità lavora insieme agli operai per allestire le ultime cose. La commozione è tanta. E una signora non trattiene le lacrime solo a sentirsi dire “noi siamo cristiani”.

Foto di Marco Negri

  • best67

    e il nostro pastore bacia piedi islamici!

    • Mariagrazia Vianello

      Un po’ strano no?

    • eusebio

      Ma pastore de chè?

  • venzan

    E dove vanno questi cristiani?, se vengono in Europa siano ben accolti.

  • bonoitalianoma

    Adesso capisco perché tutti quei migranti che approdano in Italia sono definiti dalle nostre amate autorità risorse che integrano la nazione Italia … è molto più facile disintegrare un popolo bruciandogli il cervello, lobotomizzargli il centro della logica connettiva, che andargli incontro con fare minaccioso. Poi tutto il resto è una scampagnata accompagnata da lazzi e frizzi di dispregio.

  • pensaepoiagisci

    MA PERCHE’ NON VENGONO IN EUROPA ED IN ITALIA TUTTI I CRISTIANI DEL MONDO..E GLI ISLAMICI SE NE VADANO NEI LORO PAESI NATII

  • Jono Fakenhole

    CRISTIANAZZI MERDONI MERITATE SOLO CAMERA A GAS E FORNO CREMATORIO!!!