Nicolas Maduro

La controffensiva del Venezuela:
la guerra di Maduro al dollaro

Pressato da tempo dagli Stati Uniti, oggetto di una lunga serie di sanzioni economiche da parte di Washington ed etichettato a più riprese come “minaccia eccezionale alla sicurezza nazionale” della superpotenza americana in numerosi ordini esecutivi firmati da Barack Obama e Donald Trump, il Venezuela ha recentemente deciso di rispondere alle mosse statunitensi avviando una transizione monetaria che, sul lungo periodo, eliminerà il dollaro dal paniere utilizzato dalla Repubblica Bolivariana nei suoi commerci internazionali.

Ad annunciarlo è stato il Presidente Nicolas Maduro in un discorso indirizzato ai membri dell’Assemblea Costituente da poco insediatasi a Caracas, nel corso del quale sono stati annunciati diversi interventi di politica economica con cui l’esecutivo si ripropone, dopo l’affermazione politica di agosto contro la frangia più radicale delle opposizioni, di porre un freno alla dilagante crisi che da anni affligge il Paese: oltre a interventi volti a calmierare i prezzi dei generi di prima necessità, a incrementare i salari del settore pubblico, a rilanciare l’industria mineraria e il settore agroalimentare, infatti, è stata annunciata la volontà di riqualificare il paniere monetario su cui Caracas pesa i suoi scambi internazionali, fondati essenzialmente sulla vendita di petrolio greggio e derivati. L’estromissione del dollaro aprirà la strada a un paniere costituito da quattro divise: l’euro, la rupia indiana e, soprattutto, il rublo russo e lo yuan cinese. 

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La mossa a sorpresa annunciata da Maduro segna un’importante discontinuità nella crisi politico-diplomatica tra Caracas e Washington: se prima, infatti, il piano del confronto dialettico era stato perturbato principalmente dalle manovre statunitensi volte a mettere sotto pressione l’attuale governo della Repubblica Bolivariana, ora è il Venezuela a prendere l’iniziativa con una manovra dall’elevatissimo valore simbolico e dalle pressanti ricadute concrete. “Un’impennata d’orgoglio che potrebbe fare scuola”, ha scritto Geraldina Colotti su L’Antidiplomatico portando la battaglia sul piano monetario, infatti, il Venezuela ha qualificato una volta di più il suo posizionamento nel campo multipolare e la volontà di formare un asse di solidarietà con quei Paesi che si sono dichiarati contrari alle ingerenze straniere nella crisi venezuelana e si oppongono al rilancio dell’interventismo USA nell’area latinoamericana. Russia, India e Cina, infatti, sono state le principali firmatarie dell’appello specifico presentato da 57 nazioni dell’ONU, tra le quali si segnalano anche Iran, Siria, Pakistan, Cuba, Nicaragua, Bolivia ed Ecuador. In particolare, la Repubblica Popolare Cinese ha a più riprese manifestato un profondo interesse verso l’America Latina e mettendo sotto la sua tutela monetaria la Repubblica Bolivariana potrebbe garantirsi quella proiezione strategica che la Russia va gradualmente implementando attraverso accordi economici imperniati sulla raffinazione e sulla commercializzazione di derivati petroliferi stipulati con Cuba e con lo stesso Venezuela. Assieme a Cile, Perù e Bolivia, il Venezuela è uno dei pochi Paesi latinoamericani membri dell’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) a trazione cinese, che con i suoi programmi economici si sta dimostrando uno dei principali strumenti dell’azione di Pechino per la redistribuzione degli equilibri di potere planetari.

Sfidare il dollaro, inoltre, significa sfidare quella che è la vera e propria “unità di misura” della potenza economica, geopolitica e simbolica statunitense: il potere del dollaro su scala planetaria rappresenta, allo stato attuale delle cose, l’ultimo residuo del progetto monopolare statunitense sviluppato dopo la fine della Guerra Fredda, e contribuendo a eroderlo il Venezuela pone in essere, come detto, una sfida che potrebbe conoscere repliche in altre aree dell’America Latina e del mondo. 

La scelta del Paese con le più grandi riserve petrolifere al mondo ha dei precedenti storici molto significativi e interessanti a riguardo: il primo è quello dell’Iraq di Saddam Hussein che, per reagire alle sanzioni internazionali imposte dopo la Guerra del Golfo e fortemente rafforzate dall’embargo dell’amministrazione Clinton, nel 2000 annunciò la sua intenzione di vendere il petrolio greggio sui mercati internazionali quotandolo in euro. Tale scelta fu addirittura riconosciuta come convincente dalle Nazioni Unite, sorprese dal miglioramento generalizzato delle condizioni economiche del Paese in un report pubblicato nel 2003 e rilanciato dal Guardian un mese prima dell’invasione statunitense. 

Il secondo caso riguardò invece la Libia del colonnello Gheddafi, che nel 2009 propose un’unione monetaria panafricana volta a garantire un miglioramento delle condizioni commerciali del continente, in riferimento principalmente alle esportazioni di materie prime. Tale motivazione, come ricorda da Tyler Durden di Zero Hedge, è risultata essere, stando ai leaks della mail di Hillary Clinton, il motivo principale delle pressioni e dell’intervento occidentale volto a rovesciare il regime di Gheddafi nel 2011.

La sfida di Maduro, in sostanza, si basa sul presupposto che oramai la dichiarata contrapposizione al dollaro non può più rappresentare un casus belli tale da giustificare un intervento unilaterale da parte degli Stati Uniti: alle sanzioni e all’assedio economico il Venezuela reagisce con la principale arma a disposizione. In questo modo, la Repubblica Bolivariana si affida al sistema multipolare per garantirsi un’adeguata tutela sul piano internazionale. 

 

 

  • Nerone2

    Ottima soluzione.

  • SAMING

    Ma , tolto il dollaro, con le monete del paniere potrà comperare meno cose ed in meno paesi. Purtroppo i demagoghi queste cose non le sanno. Comunquwe, contenti loro, tra andare a piedi ed andare con una bicicletta indiana c’è già un passo avanti.Però la bicicletta resterà indiana e poco affidabile.

    • Nerone2

      Chi le ha suggerito questa formula economica monetaria?

      • SAMING

        Sicuramente un coglione, se è un consulente, un demagogo se è un politico.

    • Michele

      “Potrà comprare meno coe in meno paesi” ahahahah cos’è la barzelletta- diocesana-domenicale?
      Con l’Euro, la moneta più forte del mondo potrà comperare di meno?
      Cuba, Corea del Nord, Iran hanno ripudiato completamente il dollaro, altri paesi come l’India, la Malesia, la Russia, la UE ne hanno ridotto l’uso al minimo, eppure comprano tutto quello che vogliono, almeno sembra.
      I paesi UE non usano più il dollaro per gli acquisti internazionali, eppure non siamo alla fame. ah ah, chiederò ai miei cugini in Germania se sono in carestia ah ah

      • SAMING

        Ma l’Euro è una moneta forte ed acquistarla costa molti rubli, yen e cartaccia varia. Quindi per copmperare una bicilcletta indiana Maduro avrà due scelte: o comperare a carissimo prezzo Euro e pagare la bicicletta indiana in Euro e sarà costosissima ma sempre poco effeciente, o comprarla in Europa e gli costerà come una moto. Quei paesi che non usano più il dollaro, moneta abbondante sul mercato mondiale (vedi petrodollari) sono tutti in miseria ed i prodotti immessi nei loro mercati sono di pessima qualità perchè l’Euro per loro è troppo caro e scarseggia sui mercati internazionali.(non ci sono i petroeuro)
        I paesi UE, con l’Euro sempre più forte, comprano a basso prezzo Dollari per le transazioni internazionali e risparmiano circa il 15%..

        • Michele

          Da che parte ha letto queste fesserie da bar? su topolino?
          La Germania non usa più il dollaro, è in miseria la Germania?
          Se fossero vere le fesserie che Lei racconta, coloro che acquistano prodotti industriali europei nel mondo col dollaro li pagherebbero carissimi?????
          Le ricordo che industrialmente l’Europa vale USA+Cina.
          La Germania è il primo esportatore mondiale (non la Cina, ne l’India) e vende in Euro.
          La Cina è inguata con dollaro, se domani la Cina dovesse liberarsi imrpovvisamente dei suoi asset in dollari dopo-domani il dollaro lo puo usare come carta da toillet

          • SAMING

            Certo che vende in Euro, vorrei capirre perchè incassare yuan per la vendita dei suoi prodotti.Ma compera in dollari perchè il cambio è favorevole di ben il 15% e le assicuro che nessun paese rifiuta i dollari.
            Il petrolio è quotato tot dollarri al barile e non tot euro al barile. Si calcola il cambio.Cioè è come dire che compero dollari con il mio euro e poi con i dollari compero il barile di petrolio.
            Non le è chiaro ? Non so che farci.
            La Cina ha sempre più bisogno di fare acquisti in Usa ed UE e non può pagare in yuen mentre può pagare in dollari E’ l’unico modo di usarli. Oppure pensa che per liberarsi, come dice lei, del suo asset di dollari li spargerà gratuitamente in Africa ?

    • Denisio

      Se non fosse che oramai anche i migliori telaisti di bici in carbonio li fanno realizzare in Cina…Ma in Venezuela è più facile usare un motorino che una bici visto il costo ridicolo della benzina.

      • Michele

        I cinesi sono loro malgrado inguaiati col dollaro e se si fa avanti qualcuno che paga in monete alternative danno loro la precedenza.

        • Denisio

          Eh certo, stanno lentamente ed inesorabilmente vendendo i titoli in $ e sopratutto vogliono togliere loro la possibilità di rimanere l’unica valuta di riserva mondiale, tra un pò lo yuan lo diventerà e tutto il caos attorno al Venezuela imbastito dalle destre non è altro che la strategia di washington di mantenere il proprio status…

          • SAMING

            Bravo! M;a devo dirti una cosa che quelli di sinistra non sanno: il dollaro è l’unica moneta di ristrva e scambio mondiale perchè l’America è una grande pootenza industriale che vende una quantità enorme di prodotti industriali di altissima qualità. Se una compagnia aewrea vuole un areoplano affidabile e duraturo deve andare a comperarlo in America e non in Cina nè da Maduro. Allora può pretendere di essere pagata in dollari e non in yuan. Capito? Forse no perchè leggerai Repubblica o l’Unità,

          • Denisio

            Ma quale grande industria! Da quando hanno in mano l’avionica della NATO e hanno tentato di monopolizzare la fornitura di caccia ai paesi membri attraverso la locked martin si è rivelata la loro totale incapacità di portare a termine un progetto (f35) che sia valido delegando a destra e manca la soluzione dei mille problemi. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti, ordini annullati, dimezzati, costi in aumento etc..etc…grande industria! ma lascia perdere va che tra un pò persino la cina supererà dal punto di vista tecnico gli yankee dato che la Russia ormai li ha surclassati di un bel po’. Con Repubblica, l’espresso e tutto il codazzo mainstream al massimo accendo il fuoco del caminetto

      • SAMING

        Sbagliato. I miglioiri telaisti di bici li faranno pure fabbricare in Cina ma sono o europei o americani quelli che li vendono sul mercato. In Venenzuela la benzina scarseggia per due motivi: 1) perchjè la produzione è molto bassa in quanto molti macchinari sono in disususo per l’embargo USA che non fa entrare in Venenzuela pezzi di ricambio, 2) perchè quella poca che estraggono va venduta quasi per intero all’estero ed a basso prezzo. Quindi girare in motorino è quasi impossibile. Rimane sempre e solo la bicicletta indiana.

        • Denisio

          Fatti pure un giro su Aliexpress, di telai Pro a ottimo prezzo li trovi anche tu, non vedo perchè i produttori cinesi non possano vendere in Venezuela nel momento in cui si creerà un circolo virtuoso che risollevi il valore del Bolivar…i Cinesi hanno cosumi petroliferi in costante aumento, avere un referente affidabile significa intrecciare rapporti economici win-win il che potrbbe significare nel tempo anche accordi di mutua difesa…altro che biciclette e petrodollari del cazzo… spero bene perchè il popolo Venezuelano è unito e come si dice: El pueblo unido jamàs serà vencido!

          • SAMING

            I cinesi, come tutti, comprano dove possono anche vendere. La bilancia commnerciale fra Venemzuela e Cina è sbilanciata perchè i cinesi comprano più petrolio di quanto vendano al Venenzuela loro prodotti
            Quiindi, approfittando dell’occasione che il Venenzuela deve vendere solo petrolio, se vuole sopravvivere, lo pagano a basso prezzo. L’unica ragione per cui comprano petrolio Venenzuelano. .Oltretutto i cinesi hanno una moneta debole, sopravvalutata da un cambio forzoso con il dollaro. I ciknesi non possono permettersi di comperare Euro per pagare Maduro
            e quindi cercheranno di dargli dollari, di cui abbondano, oppure Yuan, con cui Maduro può pulire le biciclette indiane.

          • Denisio

            Tu stai delirando.

  • gianfranco

    Maduro ha certamente grossi problemi da risolvere, ma fossi in lui non darei certe cose sempre per scontate, dovrebbe tenere a mente che la Russia non potrà intervenire all’infinito per salvare il Paese dal default come ha fatto un paio di mesi fa, oltre al miliardo di… ops! DOLLARI di Aprile!! Nemmeno Cuba potrà continuare ad aiutarlo, soprattutto per la sicurezza interna come ha fatto in passato e continua ancora oggi.

    Dopo aver di fatto chiuso LUI per primo TUTTI gl’interessi americani nel Paese, anche la CocaCola è introvabile, ora sta sperimentando sulla propria pelle, soprattutto quella della popolazione purtroppo, cosa significa impossibilità di fare trading. Obama, l’eterno indeciso, non ha mai voluto affrontare la questione per non inimicarsi gli amici politically corret della sinistra americana, ma ora il registro è cambiato, infatti da una ventina di giorni, l’amministrazione americana ha vietato alle compagnie americane di fare affari con le società energetiche controllate dallo Stato venezuelano, oltre al divieto di sottoscrivere titoli di stato e obbligazioni con le imprese venezuelane con periodo di rimborso superiore rispettivamente a 30 e 90 giorni.

    Che cosa ha detto Maduro? Ha accusato Trump di ignorare il diritto internazionale e di non rispettare l’America Latina. COME? tu impedisci a me di fare trading ed io non posso applicare la reciprocità?

    Il divieto di fare affari con società petrolifere venezuelane significa fin da subito con la compagnia energetica Citgo, di proprietà del Venezuela ma è situata negli Stati Uniti, ovvio che così è destinata a fallire presto. Citgo è proprietaria anche dei marchi Texaco e Sunoco, dal 2004 fornitore ufficiale del Nascar, ma sopratutto, strano ma vero, da qualche anno esporta[va] benzina e prodotti petroliferi in Venezuela. Mica tanto strano considerato che le raffinerie venezuelane sono ferme per un’infinità di motivi sempre dovuti al bolivarismo di Maduro.

    A parte che con le banane ti farebbero concorrenza Equador e Colombia, sopravvivi con l’export di petrolio? Citgo e le altre compagnie americane sono impossibilitate ad importarlo, gli USA sono sempre stati i principali importatori di petrolio venezuelano, petrolio che non è certo il migliore che si possa estrarre dalla crosta terrestre e per questo neanche troppo ben pagato sui mercati internazionali, portarlo lontano diverrebbe over-priced, farlo ritornare in Patria ancora di più.

    Ora PER RIPICCA non vuoi più dollari? e le montagne di dollari che tu e la tua cricca avete accumulato negl’anni pagandoli al prezzo ufficiale anziché al mercato nero? Tutti i venezuelani hanno dollari per fare la spesa… di ogni giorno

    E tutta la droga e contrabbando di pietre preziose che parte dal Paese? no USD?

    • Ling Noi

      Tante parole per dire che gli stati sudamericani sono sudditi degli Usa e non devono fare irritare il loro Padrone e Signore che se no li fa fallire o li invade.

      • gianfranco

        Fin dall’inizio Chavez ha sempre fatto sparire gl’oppositori, in una sola notte a Ciudad Bolívar sono SPARITE migliaia di persone con la complicità di persone addestrate a Cuba per tali scopi, anzi i cubani sono ancora oggi presenti, inoltre Maduro ha proseguito l’opera di distruzione della ex-fiorente economia venezuelana, la terza nel continente americano prima di Chavez. Ora gl’investitori non solo americani sono scappati tuttora creditori nei confronti dello Stato, persino le compagnie aeree non voleranno più a Caracas fino a quando non verranno pagati i debiti, cioè MAI.

        … e lei & Denisio mi venite a raccontare….
        ma andate, guardate e parlate con la gente del luogo, inutile replicare e chiarire fintantoché vorrete tenere i paraocchi e parlare per sentito dire, voi certamente in S.America non ci siete mai stati, men che meno in Venezuela!! Io ci vado ogni tre mesi, basta poco per vedere e capire i danni che il bolivarismo ha fatto su una grande Nazione come il Venezuela, il peronismo, compresa la reinterpretazione della famiglia Kirchner (pieni di USD all’estero) o “il partito dei lavoratori” fondato da Lula, proseguito da Dilma, che doveva ispirarsi, guarda caso al bolivarismo, socialdemocrazia mentre invece, ops che novita!, in un’accozzagli di corrotti e corruttori.

        Inutile sprecare altre parole, se vi piace… perché non partite? ovvio, non come turisti, anzi portate la vs solidarietà concreta…. In alternativa avete sempre Pyongyang… provate VERAMENTE sulla vs. pelle un po’ di socialismo/bolivarismo e poi…

        • Ling Noi

          Io non ho fatto un elogio di Maduro, dico che In tutto il sudamerica queste sono sempre state cose normali, l’importante è essere alleati degli Usa e non pestare loro i piedi che se no cercano di farti fare la fine di Noriega, anche se prima era un loro uono.

          • SAMING

            E si che Gianfranco è stato molto chiaro ed ha fatto una esposizione lucida ed esauriente. Io condenso così il dioscorso: la guerra è fra facanzissti sudamericani e grandi lavoratori USA. I Sudamericani non meriterebbero nemmeno la cartà che abbondantemente gli viene fatta dal’ Europa ed USA ma di quel famoso consiglio cinese che dice : “non fare la carità ad un povero, insegnagli a pescare” Ma vorranno imparare a pescare ? Penso di no. Guarda il Brasile che è il più ricco paese del mondo in risorse naturali ed è in miseria.

          • Ling Noi

            Tutti quei posti in sudamerica hanno queste caratteristiche, risorse naturali, preferenza per la siesta e un alto tasso di violenza, Forse gli unici un po’ scarsi come risorse sono il Perù e la Bolivia. Il Papà di un mio amico che aveva lavorato negli anni ’90 in Venezuela, mi aveva detto che lui stava in un residence con fuori le guardie armate, che in più gli dicevano che se uscendo fosse andato da una parte invece che l’altra loro non l’avrebbero protetto.

    • Denisio

      Lo scenario Venezuelano è questo finchè era in rapporti con gli USA, non escluderei che l’esportazione di petrolio verso altri paesi, in primis la Cina non inneschi un circolo di scambi che potrebbero tranquillamente comprendere la costruzione di infrastrutture come già accade in Brasile per esempio.

      Il governo, a prescindere dagli aspetti economici dovrebbe occuparsi della formazione di tecnici, cosa in cui ha peccato tutto il periodo Chavez e che ha reso lo stato troppo dipendente dall’esportazione di materie prime.

  • Andrea Marocco

    Sembra che la politica aggressiva degli USA degli ultimi 60 anni gli si stia ritorcendo contro. Forse rovesciare Governi non-filo statunitensi o attaccare Nazioni nel lungo periodo non si è rivelata la politica USA migliore. Adesso rimane da vedere come reagiranno gli Americani e se questa scelta di Maduro e del suo staff non si rivelerà catastrofica nei prossimi anni. Se è vero che Russia e Cina grazie esclusivamente ad accordi economici equi con altre nazioni stanno espandendo le loro zone di influenza politica a livello globale, negli anni potrebbe rivelarsi problematico per gli Stati Uniti

    • SAMING

      I monopoli fanno più male a chi li usa che a chi li subisce. E’ ovvio che una grande nazioine come gli USA possa avere dei problemi (come li aveva l’ impero romano) ma è anche ovvio che hanno le capacità economiche, le capacità indutrilali, le capacità finanziarie, le capacità militari e le capacità intellettuali per risolverli. Nessun paese, nemmeno Russia e Cina possiedono contemporaneamente queste capacità. Manca sempre qualcosa. Oltretutto Russia e Cina usano abbondantemente il “domping” nei loro commerci internazionali. Quindi sono spesso molto scorretti. Ma quelli sono affari loro.
      Ti faccio un esempio di equità del commerciante che sta sotto casa tua: se egli mette in vetrina un prodotto ad un prezzo ed un mese dopo fa una svendita e mette in vetrina lo stesso prodotto ad un prezzo dimezzato, quale reazione pensi debba avere dal cliente che lo ha acquistato un mese prima ad un prezzo maggiore? Quindi quel commerciante avrà fatto felice l’ ultimo cliente che ha comperato a prezzo scontato e disgusterà il primo.
      Ma, guarda caso, probabilmente il primo cliente aveva i mezzi per comperare il prodotto a prezzo pieno e quindi poteva essere un cliente sicuro, il secondo, probabilmente, ha comperato il prodotto a prezzo scontato perchè non aveva i mezzi per comperare a prezzo pieno. Comunque da quel momento in poi tutti e due i clienti aspetteranno la svendita per comperare e quel commjerciante farà magrissimi affari. Non ti pare ?

      • Andrea Marocco

        1 – Purtroppo quelle capacità economiche degli USA hanno avuto un costo non indifferente, uno dei debiti pubblici più alti del pianeta ed un indebitamento dei privati mai raggiunto da altre Nazioni. Non credo possano andare avanti così in eterno
        2 – Il ‘dumping’ è fatto da tutte quelle Nazioni con risorse esportabili qualora esse abbiano un crollo del loro prezzo a livello globale per farlo rialzare, oppure addirittura utilizzano la procedura internazionale dell’ Anti-dumping magari per scoraggiare possibili competitor nella produzione di uno stesso bene. Quindi metodi di dumping a livello internazionale USA, Cina e Russia (ma anche altri sicuramente) lo usano qualora facesse loro comodo, non è una cosa strana, scorretta magari, ma non strana
        3 – Sul fatto che poi faccia meno affari sì è innegabile, ma ciò accade solo in caso di crisi. Qualora l’economia andasse bene nessuno vieta al commerciante di non fare gli sconti (i famosi Saldi)durante l’anno, è una scelta, e normalmente si attua quando il proprio magazzino è pieno o quel determinato bene non riesci a venderlo, quindi per aumentarne le vendite abbassi il prezzo. In totale guadagnerai meno, ma sempre di più che averli nel negozio invenduti. Come però ho detto, in tempo di Crisi questo sistema va in cortocircuito.

  • alberto_his

    Mossa coraggiosa, quella della repubblica bolivariana. I precedenti non lasciano ben sperare, ma ormai la diga del monopolio USD inizia a far acqua da tutte le parti

    • SAMING

      Ma vah ! Allora annegheremo tutti.

  • johnny rotten

    Benissimo, si va ad aggiungere a Cina, India, Russa, Iran ed altri paesi dell’ex blocco Sovietico, persino la stessa arabia saudita il petrolio alla Cina lo deve vendere in yuan, senza il monopolio del petroldollaro tutto il mondo ne guadagnerà, solo quei cretini degli euro-dementi non hanno il coraggio di staccarsi dal dollaro, che devono acquistare per rifornirsi sul mercato energetico, troppo scemi per vivere.

    • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

      Un ex PCI che non vuole rassegnarsi … che ha sbagliato tutto ma che ha amici illusi come lui …

  • SAMING

    La Cina vende i titoli del tesoro americano, di cuii possiede una quantità enorme, per monetizzare dollari o per diversificare gli investimenti. Poichè quei titoli sono come una cambiale, quindi hanno una scadenza, chi li compera potrà incassarli solo alla scadenza. Quindi alla scadenza gli USA rimborseranno quei titoli indipendentemente dal possessore La notiozia che la Cina vende i titoli USA fà gioire i coglioni di sinistra, la notizia che Maduro non userà più il dollaro per pagare i suoi acquisti internazionali, fa giore i coglioni di sinistra. Maduro non ha più dollari e da buon demagogo comunista fa come la volpe con l’uva.