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La comunità maronita in Libano

I conventi si inerpicano sulla montagna, escono fuoriescono da grotte, in alcuni casi sembrano proprio parte della parete rocciosa, come se fosse stata la natura a crearli. La catena montuosa del Monte Libano si alza a tal punto da essere ricoperta di neve negli inverni libanesi. Poco più sopra gli alberi secolari di cedro sopravvissuti convivono con le piste della stazione sciistica dei Cedri. Da un lato il mare, dall’altro lato delle montagne la Valle della Bekaa con le sue vigne, le sue città cristiane e le sue campagne a maggioranza sciita controllate da Hezbollah. Pochi chilometri più in la dietro le montagne dell’Anti Libano, la Siria con la sua storia millenaria e il sangue che scorre per le strade.

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Il lato delle montagne dei Monti Libano che da sul mare, la Qadisha Valley è da sempre il luogo di rifugio dei cristiani maroniti (cattolici) libanesi.

La chiesa maronita nacque nel quarto secolo dopo Cristo per volontà di San Marone, un asceta siriano compagno di Giovanni Crisostomo. Dopo la sua morte i discepoli costruirono un monastero nei pressi della sua tomba ad Apamea. La comunità seguiva il patriarca di Antiochia, in Siria. Nel settimo secolo i primi gruppi di maroniti vennero rifondati da un santo monaco, l’abate del monastero di Brad in Siria.

In quell’anno, un maronita, Giovanni Marone, fu eletto patriarca di Antiochia, ma per sfuggire a una persecuzione a seguito delle molte divisioni sulla natura di Cristo che proliferavano in quei secoli, andò in Libano portandosi dietro la reliquia più sacra per i maroniti, il cranio di San Marone, che portò in un monastero appena fondato a Kfarhy in Libano. Luogo che ancora oggi è la sede del patriarcato maronita.

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Alla fine del settimo secolo crearono un patriarcato autonomo viste le spaccature nelle chiese orientali che si dividevano accusandosi reciprocamente di eresia. In quest’epoca si accentuarono le migrazioni verso il Libano. Fu proprio in questi anni che nacquero i monasteri dei monaci eremiti. La valle di Qadisha fu scelta proprio perché molto impervia e piena di grotte dove i monaci potevano nascondersi per proteggersi dalle altre chiese.

Questi cristiani erano si eremiti, ma crearono certe forme di vicinato con gli altri monaci per funzioni difensive. Alcuni vivevano in grotte davvero impervie. Sono stati trovati resti archeologici in luoghi in cui ancora oggi si fa fatica a capire come si potessero raggiungere. I contadini davano da mangiare ai monaci per mezzo di cestini che venivano calati. Quando il cibo non veniva preso capivano che erano morti.

Vi erano semplici cavità naturali nella roccia dove vivevano gli eremiti e monasteri veri e propri costruiti per metà nella roccia, sfruttando le grotte, e per metà in muratura. Spesso avevano splendidi affreschi, molti dei quali fotografati negli anni sessanta, ma poi andati perduti durante la guerra civile libanese, sia per incuria, che a causa di restauri a dir poco disastrosi.
Secondo alcuni storici, i maroniti, che oggi sono una delle poche chiese mediorientali cattoliche, aderirono all’eresia monotelista, per rientrare nell’ortodossia nel dodicesimo secolo.

All’arrivo dell’Islam aumentarono i cristiani che cercarono rifugio sul Monte Libano e i maroniti si fecero riconoscere come comunità separata dal Califfo Marwan II nel 740. Da quel momento godettero di autonomia sia civile che religiosa.
La chiesa Maronita, secondo alcuni osservatori non si era mai formalmente separata da Roma, pur non avendo avuto per secoli quasi nessun contatto. La situazione mutò con le crociate. Ma fu solamente nel 1584, con la fondazione del Collegio Maroniano a Roma, che la chiesa Maronita tornò ad essere davvero parte integrante del mondo cattolico. La liturgia della chiesa è in siriaco. Una delle principali particolarità dei maroniti è che non hanno mai adottato la regola del celibato per i sacerdoti che quindi possono sposarsi pur essendo cattolici. Tanto che metà dei sacerdoti libanesi sono sposati.

I monasteri della Valle di Qadisha furono di nuovo centrali in questi anni perché tra il 1571 e il 1634 i maroniti furono perseguitati dalle autorità ottomane che ritennero la fedeltà al Papa una sottomissione al suo potere temporale.
Nel 1860 scoppiò invece un duro conflitto con i drusi, religione misterica non islamica, che ha il suo centro nelle montagne vicine al Monte Libano. A favore dei drusi si schierarono gli ottomani, a favore dei maroniti, la chiesa cattolica e le maggiori potenze europee del tempo.

I maroniti furono i principali promotori della nascita di un Libano autonomo e della costituzione del 1943 che garantiva al presidente cristiano maronita la maggioranza dei poteri, mentre il primo ministro, che aveva meno poteri era sunnita e il presidente del parlamento, che contava ancora meno era sciita. Secondo i censimenti dell’epoca, i maroniti erano la maggioranza della popolazione. A seguito della sanguinosa guerra civile libanese, tra il 1975 ed il 1990 molti dei cristiani emigrarono ribaltando così la demografia del paese. Oggi il primo gruppo sono i musulmani sciiti, poi i cristiani delle varie fedi (circa il 40 per cento), e poi i sunniti. Le cariche costituzionali non sono state modificate, ma l’Arabia Saudita, potenza regionale che andava per la maggiore quando si firmarono gli accordi di pace che posero fine al conflitto civile libanese, ottenne che si togliessero poteri al presidente maronita per darli al primo ministro sunnita. Da allora i cristiani si sono spesso divisi formando partiti che sono alleati sia dei partiti sciiti, come la formazione politica dell’attuale presidente cristiano del Libano Michel Aoun, o con i sunniti come il partito cristiano che fa capo a Samir Geagea.

I cristiani libanesi, di tutte le confessioni diverse, sono un po’ come le piante che crescono nei crepacci delle aspre montagne libanesi, nonostante la natura sembri spesso ostile, riescono a fondersi con il paesaggio locale e con le altre specie in modo spesso sorprendente.