CORRECTION - China's President Xi Jinping applauds during a celebration meeting marking the 40th anniversary of China's reform and opening up at the Great Hall of the People in Beijing on December 18, 2018. (Photo by WANG Zhao / AFP) / ìThe erroneous mention[s] appearing in the metadata of this photo by WANG Zhao has been modified in AFP systems in the following manner: [correcting Source to AFP instead of Pool]. Please immediately remove the erroneous mention[s] from all your online services and delete it (them) from your servers. If you have been authorized by AFP to distribute it (them) to third parties, please ensure that the same actions are carried out by them. Failure to promptly comply with these instructions will entail liability on your part for any continued or post notification usage. Therefore we thank you very much for all your attention and prompt action. We are sorry for the inconvenience this notification may cause and remain at your disposal for any further information you may require.î

La Cina adesso punta sulla Serbia
per espandersi in Europa Orientale

Pechino gioca a tutto campo in Europa orientale e in questo periodo punta fortemente sulla Serbia per rilanciare la sua proiezione nel continente nel quadro della sua “Nuova Via della Seta“. Con Belgrado la Cina rinnova in questo periodo una sintonia consolidatasi sin dagli Anni Ottanta, quando la Jugoslavia post-titina divenne per Pechino un punto di riferimento in Europa Orientale, e rimasta intatta durante le guerre balcaniche sino al nuovo millennio, quando la crescita impetuosa della Repubblica Popolare e il suo crescente interesse per la connettività euroasiatica hanno incontrato la fame di investimenti della Serbia contemporanea.

Dragana Mitrović, docente dell’Università di Belgrado, ha dichiarato all’Osservatorio Balcani e Caucaso che “posizione geografica della Serbia gioca certamente un ruolo molto importante” in questo rapporto economico sempre più intenso: la Cina vuole creare corridoi nell’Europa sudorientale, dal porto del Pireo verso l’Europa centrale, e quando si tratta delle infrastrutture più importanti, come il porto, vuole essere direttamente coinvolta nella loro gestione”.

La crescente affinità tra Cina e Serbia

Interessata a connettere a Budapest i porti da lei controllata nel Pireo ateniese ma ostacolata dai crescenti controlli imposti dalla Commissione Europea sui suoi investimenti, la Cina punta su Belgrado, che non fa parte dell’Unione Europea e della Nato, per giocare una carta “non allineata”. Il Ministro delle Costruzioni serbo, Zorana Mihaljovic, ha dichiarato che in termini relativi “la Serbia è il più importante partner della Cina in Europa”, ovvero la nazione con cui l’affinità politica, economica e strategica è più consolidata.

Tanto da trasformarsi in convergenza anche nel cruciale settore della Difesa, come fatto notare nei mesi scorsi da questa testata: “La Serbia vuole acquisire il know-how tecnologico militare cinese per colmare le sue lacune militari. Il ministero della Difesa di Belgrado ha annunciato la negoziazione con i principali produttori del settore aeronautico di Pechino per un acquisto iniziale di “droni da ricognizione armabili” da destinare alle forze armate serbe – ma il rapporto commerciale potrebbe proseguire su diversi piani; e riaffiora il problema del gap nelle vendite di droni militari all’estero che il governo cinese potrebbe colmare”. 

I progetti di Pechino in Serbia

Il versante energetico ed infrastrutturale risulta in ogni caso il più promettente per i rapporti bilaterali. Nel 2018 la Cina ha avviato a seconda fase della modernizzazione della centrale termoelettrica di Kostolac, continua a monitorare la possibilità di completare la ferrovia da Belgrado a Budapest e sta realizzando il ponte Zemun-Borca. La  China Road and Bridge Corporation (CRBC) è in prima linea nella realizzazione dei numerosi progetti che Pechino e Belgrado hanno in comune. Tra le opere della Crbc, sottolinea The Diplomat, spicca il tratto “Surcin-Obrenovac dell’autostrada E793, che conduce al “Parco industriale Cina-Serbia”. Nell’estate del 2018, inoltre, è stato annunciato che “la cinese Shandong Linglong avrebbe investito un miliardo di dollari in una nuova compagnia produttrice di pneumatici dall’aprile 2019 nella zona di libero scambio serba di Zrenjanin”. 

Commercio, incontri bilaterali, debito

L’interscambio sino-serbo è triplicato dal 2005 al 2016, toccando 1,6 miliardi di dollari, ma rimane fortemente sbilanciato a favore di Pechino, che per le opere infrastrutturali finanziate in Serbia usa una percentuale rilevante di materiali e manodopera cinese.

Il Presidente serbo Aleksandar Vucic ha più volte incontrato Xi Jinping, che nel 2019 visiterà nuovamente il Paese nell’ambito di un tour che lo porterà in alcuni dei Paesi del partenariato 16+1 che riunisce la Cina all’Europa Orientale. Sulle rotte della “Nuova Via della Seta”, inoltre, la Serbia beneficia della crescente sintonia tra Cina e Russia, si inserisce in un contesto più ampio, ma non deve perdere le priorità dei suoi interessi nazionali: il caso del vicino Montenegro, il cui debito è completamente egemonizzato da Pechino, insegna che un Paese deve tenere ben presente le sue potenzialità e la sua traiettoria di sviluppo nel momento in cui i capitali esteri alimentano il suo decollo.

Per la Cina, la Serbia rappresenta un partner strategico e non solo una pedina. Belgrado beneficia dell’amicizia cinese ma deve sapersi bilanciare nella relazione con i vicini del Vecchio Continente e i rispettivi dubbi sull’operato di Pechino. Perché in attesa del completamento della “Nuova Via della Seta”, è l’Europa che continua a essere il continente della Serbia.