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La Cina alla conquista dell’Africa

Gli investimenti cinesi in Africa sono in continua espansione così come gli scambi commerciali, lo testimoniano gli accordi siglati durante il secondo Forum degli investimenti Cina-Africa, tenuto la scorsa settimana a Guangzhou, capoluogo della provincia meridionale del Guangdong.

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Il meeting ha rispettato il suo obiettivo di promuovere la condivisione delle esperienze tra i due blocchi, per fornire un ulteriore stimolo agli investimenti cinesi nel continente. Nell’ambito dell’iniziativa, sette Paesi africani hanno firmato accordi di cooperazione bilaterale nel settore agricolo e agro-alimentare, oltre che in materia di energie rinnovabili, formazione professionale, commercio e turismo.

Inoltre, imprese cinesi e leader africani provenienti da 38 Paesi hanno concluso piani d’investimento per un valore di due miliardi e mezzo di dollari, che consentiranno di beneficiare dell’esperienza nello sviluppo della più popolosa provincia cinese.

Il Forum di Guangzhou ha confermato l’andamento delle relazioni sino-africane, che negli ultimi sei mesi hanno sviluppato nuovi investimenti ed erogazione di prestiti, per un valore di oltre 50 miliardi di dollari.

Senza dimenticare, che nel dicembre 2015, durante il Forum sulla cooperazione Cina-Africa (Focac) tenutosi a Johannesburg, il presidente cinese Xi Jinping ha annunciato un fondo di 60 miliardi di dollari per incentivare l’industrializzazione, implementare le infrastrutture e sviluppare i servizi finanziari del continente.

Tutto questo ha reso il gigante asiatico il più grande investitore bilaterale unico in Africa e il suo principale partner commerciale, come dimostrano gli scambi trai due blocchi, che nel 2014, hanno superato i 220 miliardi di dollari. Nel frattempo sono diventate oltre tremila le imprese cinesi che operano nel continente, dove Pechino è attualmente impegnata in oltre mille progetti.

È evidente che l’ex Impero di Mezzo, nella sua ormai ventennale politica verso l’Africa non è mosso da zelo filantropico. Il quadro economico africano, sebbene problematico, ha un buon potenziale d’investimento e di opportunità che ha favorito l’espansione cinese nel continente. Un’espansione mossa principalmente da motivazioni di tipo economico e politico, che agiscono come leve della politica cinese in Africa e sono riassumibili nell’acquisizione di materie prime, ricerca di nuovi mercati e supporto africano nelle istituzioni internazionali.

La prima leva è senza dubbio la più efficace e ruota intorno all’elevato sviluppo economico, che ha consentito alla Repubblica popolare di entrare nel terzo millennio come il Paese a maggior crescita a livello mondiale, grazie ad una molteplicità di fattori, tra cui un notevole aumento della produzione industriale.

Proprio attraverso la straordinaria crescita di questo settore, la Cina ha superato gli Stati Uniti ed è diventata il primo importatore netto di petrolio al mondo, con una percentuale odierna di fabbisogno energetico superiore al 15% della domanda aggregata globale.

Per il governo di Pechino, è quindi diventato fondamentale orientare la sua politica estera verso l’obiettivo del mantenimento della sicurezza energetica. Di contro, le risorse africane sono abbondanti, relativamente poco sfruttate e spesso collocate in contesti di forte instabilità politica, quindi soggette ad una debole concorrenza internazionale.

Sulla base di questi fattori, il continente nero rappresenta quindi un bacino ideale per il rifornimento stabile e certo di risorse energetiche, dal quale la Cina riceve più del 30% del suo intero volume di importazione di greggio.

L’approccio cinese all’Africa è dunque ispirato più dai bisogni interni che da una visione politica globale e l’elemento fondante del partenariato sino-africano è il pragmatismo economico: nessuna condizione politica ma solo contratti da firmare.

Attraverso la lente della “non ingerenza”, dittature o democrazie sono identiche agli occhi di Pechino, che pone un’unica condizione: il rispetto del principio della cosiddetta one-China policy, attraverso cui riconosce particolare attenzione agli Stati che hanno rotto le relazioni diplomatiche con Taiwan, per supportare la causa della riunificazione cinese.

Una clausola alla quale hanno ormai aderito quasi tutti gli Stati del continente, che la potenza asiatica ripaga con varie forme di aiuto economico. Secondo Pechino, tale sistema è alla base di un rapporto paritario e di mutuo interesse tra due economie complementari, nel quale entrambi i partner guadagnano e che, non a caso, gli africani francofoni chiamano gagnant-gagnant.

Detto sistema, però, non tiene conto di certi criteri internazionali in materia di investimento e di diritti umani e pone il rischio che l’Africa non sia in grado di gestire al meglio l’eccezionale flusso di finanziamenti.

Effettivamente l’economia africana ha una dipendenza troppo marcata rispetto a quella cinese e gran parte del recente sviluppo del continente dipende dalle performance dell’ex Celeste Impero, penalizzando i Paesi ricchi di risorse ma con un basso reddito medio.

Per questo, un grande mercato come l’Africa dovrebbe ridurre la propria dipendenza dal colosso asiatico e avviare un processo di sviluppo maggiormente autonomo per riequilibrare il rapporto economico sviluppatosi tra i due blocchi.

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  • Fabio Giovanzana

    Sin dal Gennaio 2013,commentavo:”Hanno dato forfait alla politica del figlio unico:…Perchè?Non per un fatto “democratico”,come lo intendiamo noi,nel “rispetto dei diritti” etc.,ma per costruirsi la manodopera da esportare nei prossimi 20-30 anni,nei Paesi che stanno sistematicamente COLONIZZANDO”(sopratutto in Africa),accaparrandosi terreni a non finire,attività locali a tutto spiano,televisioni locali,con martellante attività di propaganda commerciale-imprenditoriale).
    La religione dei Cinesi,è il DIO SOLDO! Ricordatelo!”….Questo è quanto scrivevo e dicevo a tante persone.

    • giuseppe 97

      ed agli indigeni fannulloni, 4 soldi per imbarcarsi verso l’Europa, così se ne liberano per sempre. Per ognuno di loro costa, per un biglietto d’imbarco, 10mila euro unatantum, a noi per mantenerli più di 30mila all’anno(considerando che non c’è solo la retta dei 35 euro giornalieri, ma tutto il sistema che ci costa parecchio)

      • Fabio Giovanzana

        Aggiunga il “costo” di perdità,il degrado della nostra identità culturale,e del degrado ambientale.

      • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

        Quando uno deve sopravvivere ma la circostanza locale non lo permette allora si incammina verso laddove è possibile sopravvivere. Altri invece si arrangiano in loco e svuotando le tasche al prossimo.

    • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

      Ragiona due secondi: una femmina e un maschio con solo un figlio si dimezzano come numero. Da due esseri umani nasce uno e appena che i due che lo hanno concepito muoiono si ha questa circostanza che, ripetuta, appunto diminuisce i cinesi. Eppure è accaduto altro, sono aumentati e come tali si stanno espandendo all’infuori del loro paese. Cioè ci stanno fregando.

  • quinti.dorado

    bene cinesi voi commercialmente conquistate la Cina mentre gli italiani conquistano questi fuorilegge clandestini la Italia.

  • Idleproc

    Riveduto e corretto è il “vecchio” modello italiano.
    Classe dirigente con visione strategica di lungo respiro.
    Sistema economico misto e semipianificato che lascia largo spazio all’iniziativa privata all’interno della strategia generale.
    Hanno delle fortissime contraddizioni interne legate alle specifiche peculiarità del loro modello che potrebbero esplodere e sulle quali la “concorrenza” spera di far leva anche con “inneschi” per aver campo libero alla spolpatura.

  • Ilario Fontanella

    Quasi come facciamo noi: ENI scopre e gestisce pozzi di petrolio in Libia, quando gli investimenti cominciano a fruttare, si fa la guerra al dittatore di turno, lasciando quello che non è stato distrutto nelle mani di francesi e americani. Ma dei depositi di gas Egiziano nel Mediterraneo, scoperti dagli “italidioti” e mi ci metto dentro anch’io, non se ne parla più? Una volta, quando al re non piacevano i sudditi, quello andava a comprare altri sudditi dal vicino, scacciando i suoi che non ubbidivano abbastanza, Quando ai ns. “politici” gli elettori non vanno bene li cambiano con altri (sperano loro) più duluttili. E mi avevano pure convinto di essere in democrazia…

    • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

      Gheddafi è semplicemente impazzito e come tale minacciava il flusso del petrolio su cui tutti noi basiamo la nostra sopravvivenza. Ciò che conta è l’ordine che permette il detto flusso del petrolio, petrolio con cui facciamo anche le medicine. Sembri essere in un altro mondo, quello che non vede da ciò che dipende semplicemente perché se ne è sempre fregato.

  • Stefano61

    I cinesi si prendono le risorse africane e a noi ci prendiamo i negri da mantenere, battezzati risorse. La differenza tra la politica estera di due stati, uno emergente e uno in fase di fallimento.

    • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

      Piuttosto è arrendersi alla Cina, la rassegnazione che ogni tua frase esprime.

  • Giuseppe Abenandi

    bene la cina fa’ affaroni in africa ,si prende materie prime gasolio diamanti rame zinco tunksteno acciaio ,e l’italia ed europa si assorbano l’immigazione a loro spese , ma’ a che mondo siamo

  • schiatt’e muort

    I due paesi al mondo che hanno più denaro?Gli unici?Cina e Russia.

    • Ale Ale

      La russia ha il PIL inferiore a quello dell’Italia. La Cina maneggia il denaro degli altri ma come ricchezza procapite è al 85 posto nella classifica mondiale. Gli USA al 6. Mi spiace: ma i ricordi di tuo nonno comunista ti fanno “tifare” nazioni dittatoriali, inquinate e senza un’ECONOMIA INTERNA (con 400 milioni di POVERI …). Se ti va a breve si potrebbe introdurre un corso di “come spiegare l’economia ad un socialista”. Ti farebbe bene.