Kim Jong-un incontra Moon Jae-in (Getty)

Chi è Kim Yong-chol, l’inviato coreano
che tratta a New York con Pompeo

Tra Corea del Nord e Stati Uniti fervono i colloqui per ripristinare il summit di Singapore. E a New York sbarca il numero due di Pyongyang: Kim Yong-chol. Il 72enne coreano è l’uomo più potente e riconosciuto a visitare gli Stati Uniti dopo la visita di vice maresciallo Jo Myong Rok nel 2000. I tempi sono cambiati. Dopo 18 anni, ora sono Kim Jong-un e Donald Trump a governare. Ma il problema è sempre lo stesso: il nucleare coreano e la pace con Washington.

La visita a New York

Kim Yong-chol è a New York per incontrare Mike Pompeo. È partito da Pechino con un volo della Air China, ma non si recherà a Washington. La Casa Bianca ha avanzato alcune problematiche sulle autorizzazioni a recarsi nella capitale statunitense. Difficile capire però i motivi effettivi. Pompeo, quando è andato in Corea del Nord, si è recato tranquillamente a Pyongyang.

Lo scopo della visita è quello di ripristinare i contatti per salvare il summit di Singapore del 12 giugno. Una settimana fa, il presidente Usa l’aveva annullato con una lettera inviata a Kim Jong-Un e in cui puntava il dito sulla “ostilità” della Corea del Nord. Adesso la Casa Bianca sembra aver cambiato di nuovo idea. E Sarah Sanders, portavoce della presidenza, ha detto: “Stiamo lavorando e ci aspettiamo che si tenga il 12 giugno”.

Sul tavolo, il dossier è sempre lo stesso: la denuclearizzazione. Nelle ultime ore, sono sorte sempre più divergenze sui tempi e le modalità dello stop al programma nucleare nordcoreano. Gli Stati Uniti non si fidano. È uscito anche un report dell’intelligence pubblicato da Nbc, in cui si afferma che Kim non rinuncerà all’atomica. Rapporti che non sono certamente rilasciati in modo casuale. Ma dimostrano che a Washington sono in molti a non avere grande fiducia .

La scelta di Kim Yong-chol

Non è un caso che Kim Jong-un abbia scelto proprio il vecchio papavero nordcoreano per questa delicata missione in terra americana. Kim (il delegato) rappresenta perfettamente la burocrazia nordcoreana ma è anche un uomo che si è costruito una carriera partendo da guardia del corpo fino a diventare generale a quattro stelle e capo dell’intelligence. Nel mezzo anche la partecipazione ai colloqui con la Corea del Sdu dagli anni Novanta.

In lui è rappresentata la classe dirigente nordcoreana che vive parallela alla dinastia Kim. Ha servito sotto Kim Il-sung, Kim Jong-il e ora con Kim Jong-un. Ha sempre fatto parte dell’intelligence, sin dagli anni Ottanta. E dal 2009 al 2016 è stato direttore del Reconnaissance General Bureau, i servizi segreti esterni della Corea del Nord, coinvolti in quasi tutte le operazioni clandestine all’estero.

Questo ufficio, sotto il suo mandato, è stato accusato di numerose attività di guerra informatica rivolte al governo e alle istituzioni finanziarie sudcoreane e contro grandi imprese giapponesi. Ed è stato anche coinvolto nell’esplosione della corvetta sudcoreana Cheonan.

Nel tempo, si è guadagnato la completa fiducia della famiglia Kim, tanto da essere nominato vicepresidente del Comitato centrale Partito dei lavoratori e si occupa in particolare dei rapporti con la Corea del Sud. In sostanza, è lui a detenere i maggiori dossier della cancelleria di Pyongyang.

Come ricorda 38North, “È anche membro della Commissione per gli Affari dello Stato, membro dell’Ufficio politico del Partito dei lavoratori e membro della Commissione militare centrale”. Inoltre, è il direttore dello United Front Department (Ufd).

In questa posizione, è a capo del “Complesso del Terzo Ufficio”, un campus composto di dipartimenti di intelligence e istituti di ricerca incentrati sulle relazioni tra Corea del Nord e del Sud. Ma il suo ruolo si estende anche al mantenimento dei legami con Cina e Stati Uniti. Tra i suoi più fedeli collaboratori all’Ufd, il generale maggiore Ri Son Gwon, presidente del Comitato per la Riunificazione pacifica del Paese, la principale organizzazione del Nord per le relazioni con il Sud.

Ora, dopo aver partecipato alla delegazione in Corea del Sud e a tutti gli incontri di Kim con Moon Jae-in e con Mike Pompeo, è il suo turno: è lui negli Stati Uniti a dover parlare con la controparte americana. E sarà lui a rappresentare gli interessi nordcoreani in terra Usa. Non un compito facile, ma che poteva essere affidato soltanto a lui.