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Kim Jong-un ha già vinto:
ora tutti vogliono incontrarlo

Fino a pochi mesi fa, il concetto era semplice: Kim Jong-un era un folle e tutti dovevano fare muro per isolarlo e piegare la Corea del Nord. Su questa testata, abbiamo più volte ricordato che la follia del leader nordcoreano era una farsa. In realtà il giovane dittatore di Pyongyang si è rivelato uno stratega molto più raffinato di quanto si potesse immaginare, riuscendo ad avere un riconoscimento internazionale fino a pochi anni fa impensabile.

E così, mentre prima sembrava quasi impossibile tendere la mano a Kim, oggi sembra che sia sorta la gara a chi si dimostra più rapido nell’organizzare un summit con il leader nordcoreano, quasi a voler mettere una sorta di bandierina, prima degli altri, nei rapporti con la Corea del Nord.

Donald Trump è stato colui che ha per primo infranto quello che ra considerato un vero e proprio tabù. La sua volontà di sedersi al tavolo con Kim Jong-un non era per niente scontata, dal momento che continua a militarizzare il confine fra le due Coree. Ma mentre The Donald non ha ancora ricevuto risposte ufficiali da parte di Pyongyang, altri invece hanno non solo visto il leader nordcoreano ma sono anche pronti a vertici di alto livello.

La visita a Pechino è stata sicuramente un gesto di fondamentale importanza. Kim Jong-un l’ha definita un “dovere”, a ricordare il legame inequivocabile fra Cina e Corea del Nord nonostante le divergenze due due governi. Kim, arrivato nella capitale cinese, sembrava davvero il figliol prodigo di biblica memoria, che, abbandonato il padre cinese, è “ritornato” a Pechino per suggellare un patto che sembrava destinato a sciogliersi.

Adesso è la volta del presidente sudcoreano, Moon Jae-in, uno dei grandi artefici della distensione fra le due Coree. Il suo obiettivo era incontrare il suo omologo del Nord, parlarci a quattrocchi, capire se i due Stati potessero tornare a dialogare. E ci è riuscito. O almeno, per ora tutto rema in quella direzione.

I due capi di Stato si incontreranno il prossimo 27 aprile nella zona demilitarizzata al confine di Panmunjeom, per uno storico terzo vertice inter-coreano dopo quelli del 2000 e del 2007. A renderlo noto è stata l’agenzia di stampa Yonhap dopo che le delegazioni dei due Paesi si sono incontrate in queste ore sempre al confine.Il summit si terrà nella ormai nota Peace House e sarà il primo incontro a non svolgersi a Pyongyang. Mercoledì prossimo ci sarà una nuova riunione per discutere le questioni legate al protocollo e alla sicurezza del vertice.

Il summit tra le due Coree sarà il secondo impegno diplomatico di alto livello di Kim Jong-un dopo aver incontrato il presidente cinese Xi Jinping. Dall’isolamento, Kim è passato all’apertura, addirittura affrontando due viaggi: cosa che per il leader nordcoreano rappresenta una rarità. 

Il summit tra Kim Jong-un e Moon Jae-in precederà, se tutto va bene, l’altro (attesissimo) faccia a faccia: quello fra il leader della Corea del Nord e il presidente Usa, Donald Trump. Secondo le fonti, dovrebbe tenersi a maggio, ma va ricordato che da Pyongyang non è ancora arrivata alcuna conferma ufficiale. Il presidente Usa si è detto molto fiducioso e che non aspetta altro che incontrare il suo avversario. Ma dalla Corea del Nord sono molto cauti.

E mentre si attende la risposta sul vertice con Trump, intanto altre due potenze hanno avviato i primi contatti o fatto le prime aperture per un incontro con Kim o per vagliare vertici sul proprio territorio: Giappone e Russia. Secondo il quotidiano giapponese Asahi Shimbun, il governo di Tokyo avrebbe già chiesto la disponibilità della controparte nordcoreana. E stando ad alcune dichiarazioni e documenti riservati, il vertice potrebbe avvenire a giugno. E ci sono in ballo aiuti giapponesi alla Corea del Nord per circa 50 miliardi di dollari.

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, nel suo in un incontro con la stampa ha invece voluto sottolineare il costante lavoro della Russia, che “sta lavorando attivamente per consolidare le tendenze positive dello sviluppo della situazione nella penisola coreana”. La funzionaria russa ha ribadito che Mosca si sta impegnando per “l’organizzazione, nel prossimo futuro, di una serie di incontri a Mosca, con rappresentanti dei Paesi coinvolti”.