Kim Jong-alla Accademia di scienze della difesa

Kim Jong-un cambia i vertici militari:
scelta di apertura o paura di un golpe?

Kim Jong-un si appresta ad incontrare Donald Trump a Singapore. Nel mentre, qualcosa cambia anche nei piani alti della Difesa di Pyongyang.

Secondo le indiscrezioni ricevute dall’agenzia sudcoreana Yonhap e confermate da un funzionario dell’intelligence degli Stati Uniti a Reuters, Kim avrebbe deciso per un ricambio ai vertici militari nordcoreani.

Un repulisti per ora non confermato da fonti della Corea del Nord, ma che avrebbe un impatto molto interessante sulle politiche strategiche nordcoreane. Soprattutto in chiave di apertura verso Seul e Washington.

Chi sono i sostituiti e i successori

I due militari congedati in questi ultimi giorni sono il capo della Difesa, Pak Yong-sik e il capo di stato maggiore dell’esercito, Ri Myong-su. I due si aggiungono al direttore dell’ufficio politico delle forze armate, Kim Jong-gak

Come riporta Yonhap, “No Kwang-chol, primo vice ministro del ministero delle Forze armate popolari, ha sostituito Pak Yong-sik come capo della difesa, mentre Ri Myong-su, capo di stato maggiore, è stato sostituito dal suo vice, Ri Yong-gil”.

Il direttore dell’ufficio politico, Kim Jong-gak, era stato invece sostituito dal generale Kim Su-gil. Ma la sostituzione è stata confermata soltanto il mese scorso dai media statali della Corea del Nord.

Il perché di queste sostituzioni

Secondo alcuni analisti, il congedo dei tre vertici militari è soltanto il frutto di un ricambio generazionale. Ri Yong Gil, ad esempio, ha 63 anni, e va sostituire Ri Myong-su che ha già varcato la soglia degli ottanta. Gli altri due hanno tra i 68 e i 77 anni. 

Ma sono sostituzioni che hanno anche un evidente messaggio politico. Innanzitutto perché sono tre fedelissimi del leader Kim Jong-un. Inoltre, il loro ricambio anticipa nuovi viaggi del presidente nordcoreano e aumentano il timore endemico della dinastia Kim per un golpe militare. Ma anche il cambiamento della strategia economia e politica del nuovo corso impostato da Kim.

Come ha spiegato al Washington Post Kim Yong Hyun, professore di studi nordcoreani alla Dongguk University di Seul, le nuove nomine portano esperienza nella gestione degli affari economici da parte delle forze armate piuttosto che nuovi modelli di combattimento o nuove scelte strategiche. C’è quella che il professore definisce “la ricerca di una nuova politica per diventare un Paese in via di sviluppo senza armi nucleari”.

“Kim Jong-un ha scelto una nuova leadership che riflette il suo nuovo approccio e può propagare così le sue nuove politiche in un modo più naturale, per portare stabilità all’interno dell’esercito”, continua Kim Yong Hyun.

Il motivo è anche legato al malcontento nei vertici della Difesa nordcoreana per la scelta di Kim di dialogare con il mondo divincolandosi dalla rigida nuclearizzazione imposta in questi decenni. Avere uomini nuovi e più fedeli alle linee programmatiche del leader, conferma anche la volontà di sedare l’opposizione interna alle forze armate.

E non è un problema di poco conto. Le forze armate rappresentano il pilastro della dottrina del Paese insieme al nucleare. La dottrina nota come Songun identifica lo Stato nelle forze armate e i militari sono considerati il fulcro dello sviluppo economico e delle politiche della Corea del Nord. È così dagli anni Novanta, con l’avvento di Kim Jong-il. E questo concetto ha assegnato un ruolo preponderante a tutti i militari nordcoreani.

Questo ha fatto sì che spesso i militari fossero considerati non solo l’opposizione al regime, ma anche una minaccia per sovvertite il potere dei Kim. L’idea non è inverosimile: la Corea del Nord è stata teatro di almeno tre tentativi di colpo di Stato dal 1992. E il cambio di strategia del Partito condurrà inevitabilmente a un irrigidimento della posizione dei vertici della Difesa. Soprattutto con la decisione di trattare con gli Stati Uniti sulla denuclearizzazione. Ma anche con l’apertura nei confronti del Sud e di Moon Jae-in.