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Una banca dell’uranio
per salvare il mondo dall’atomica

Mentre sul mondo, dopo l’ultima provocazione di Kim Jong-un, torna ad incombere lo spettro di una guerra termonucleare, in Kazakhstan si moltiplicano gli sforzi per costruire un mondo libero dalle armi atomiche.

Un passo avanti verso la non proliferazione nucleare

È proprio tra i grattacieli di Astana, infatti, l’avveniristica capitale kazaka che in questi giorni ospita l’Expo dedicato all’energia del futuro, che è stata inaugurata la prima riserva di uranio a basso arricchimento di proprietà dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. L’obiettivo della Low Enrichment Uranium (LEU) Bank, questo il nome del fondo, è quello di fornire l’ingrediente principale del combustibile nucleare a tutti i Paesi che rispettano gli obblighi sulla non proliferazione, evitando così che nuovi Stati – sono almeno 30 nel mondo quelli che vogliono costruire la loro prima centrale atomica – decidano di avviare programmi autonomi di arricchimento dell’uranio. Se è vero, infatti, che sempre più Paesi scelgono il nucleare per ridurre le emissioni di CO2 ed allentare la dipendenza dal petrolio, è anche vero che gli impianti con cui si produce il combustibile per l’energia sono gli stessi usati per sviluppare le armi atomiche. È il caso dell’Iran. Ma soprattutto della Corea del Nord, che in queste ore, con il lancio del primo missile in grado di trasportare una testata nucleare a largo della provincia giapponese di Hokkaido, continua a tenere la comunità internazionale con il fiato sospeso. Garantire lo stoccaggio continuo di 90 tonnellate di combustibile nucleare, disponibili in caso di interruzioni improvvise delle forniture all’interno del mercato tradizionale, significa, quindi, per l’AIEA, promuovere lo sviluppo dell’energia atomica e, allo stesso tempo scongiurare l’avvio di nuovi programmi nucleari militari, con tutto ciò che ne consegue.

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Una banca dell’uranio per salvare il mondo dall’atomica 

Un passo avanti cruciale, dunque, verso un mondo più sicuro e libero dalle armi atomiche, per il quale sono stati stanziati 150 milioni di dollari. La parte più consistente delle donazioni arriva dal miliardario statunitense, Warren Buffett. Cinquanta milioni versati attraverso la fondazione americana Nuclear Treath Initiative, perché, come ama ripetere spesso l’imprenditore americano, “non c’è investimento migliore che aiutare a ridurre i rischi della proliferazione nucleare”. Tra i maggiori finanziatori ci sono poi gli Stati Uniti con 49 milioni di dollari e l’Unione Europea con 24,4 milioni di euro. Seguono gli Emirati Arabi Uniti e il Kuwait con 10 milioni di dollari ciascuno, la Norvegia con 5 milioni di dollari e il Kazakhstan con 400mila. “Iniziative come quella della Leu Bank possono prevenire la proliferazione nucleare, lanciare un messaggio ai Paesi del Medio Oriente esteso sul fatto che non è necessario sviluppare programmi nucleari propri e trasformare la competizione per la costruzione di centrali nucleari in una forma di cooperazione”, commenta il professor Paolo Cotta-Ramusino, segretario generale della Pugwash Conference on Science and World Affair, sentito da Gli Occhi della Guerra. Ma come funzionerà la Leu Bank? Se, per motivi politici, uno Stato membro dell’Agenzia non fosse in grado di acquistare l’uranio a basso arricchimento dai suoi fornitori tradizionali, l’AIEA sarà pronta a vendere il combustibile nucleare al suo prezzo di mercato al momento dell’acquisto. L’uranio a basso arricchimento, che non si deteriora e può essere immagazzinato per anni in sicurezza, verrà quindi trasportato, allo stato solido, dentro robusti cilindri di acciaio che viaggeranno in treno verso il Paese acquirente attraversando il territorio di Russia e Cina, che in questo modo contribuiscono all’iniziativa.

L’impegno del Kazakhstan per il disarmo nucleare

Ad ospitare la banca sarà l’impianto metallurgico di Ulba, ad Oskemen, città attraversata dal fiume Irtysh che sorge a circa mille chilometri dalla capitale Astana, nelle steppe del Kazakhstan nord-orientale. Le stesse che per anni hanno ospitato il poligono nucleare sovietico di Semipalatinsk. Un’area estesa per diciottomila chilometri quadrati, dove per oltre quarant’anni sono stati effettuati 456 test atomici, per una potenza complessiva 2,5mila volte superiore a quella dell’ordigno sganciato ad Hiroshima. La scelta del Kazakhstan per la sede della Leu Bank, dunque, non è casuale. Oltre ad essere il leader mondiale nella produzione di uranio e a costituire un ponte naturale tra Europa e Asia grazie alla sua collocazione geografica strategica lungo l’antica Via della Seta, il Paese da anni è uno dei più impegnati, sul piano internazionale, per la non proliferazione nucleare. Fare i conti con l’eredità sovietica, infatti, non è stato facile. Il bilancio dei test atomici che si sono susseguiti dal 1949 al 1963 a Semipalatinsk è stato di duecentomila malati di cancro e oltre 1,3 milioni di persone esposte alle radiazioni. Senza contare i danni all’ambiente. Per questo, il 29 agosto del 1991, il presidente kazako, Nursultan Nazarbaev, ha deciso di chiudere il più importante poligono nucleare sovietico rinunciando al quarto arsenale atomico del mondo. Da quel momento si sono moltiplicati gli sforzi diplomatici del Paese per costruire un mondo senza armi nucleari. E oggi, nell’anniversario della prima esplosione a Semipalatinsk, nel 1949, il Kazakhstan è pronto a fare un passo ulteriore verso l’eliminazione della produzione di materiale fissile per le armi, ospitando la banca dell’AIEA.

Un modello per la crisi nordcoreana?

L’impegno del Kazakhstan per il disarmo nucleare e la sicurezza globale è stato riaffermato, inoltre, dal presidente Nazarbaev nel discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione della Leu Bank all’hotel Hilton di Astana. “Stabilità e sicurezza dipendono dalle superpotenze nucleari, la loro iniziativa è cruciale per la comunità internazionale”, ha detto il presidente kazako sottolineando, quindi, l’importanza del dialogo fra Stati Uniti, Russia e Cina per la risoluzione della crisi nordcoreana. Crisi nella quale il Kazakhstan è pronto a fare la sua parte come mediatore, attraverso lo strumento del proprio seggio non permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’esempio del Paese centrasiatico, infatti, mostra concretamente come il percorso verso il disarmo atomico conduca ad una condizione di sviluppo e stabilità. “Penso che il Kazakhstan sia un esempio per il mondo intero e che possa essere d’aiuto nelle discussioni con la Corea del Nord nel caso in cui decida di disfarsi del proprio arsenale nucleare”, ha detto a Gli Occhi della Guerra Sam Nunn, ex senatore per lo Stato della Georgia e co-presidente della Nuclear Treath Initiative, a margine della cerimonia di inaugurazione della Leu Bank. La chiave per risolvere la crisi tra Washington e Pyongyang, secondo l’ex senatore statunitense “è il dialogo con la Cina, la sola che, sul piano economico, può mettere alle strette il regime di Kim Jong-un interrompendo le esportazioni”. Poi, secondo Nunn, bisognerà “rafforzare le sanzioni delle Nazioni Unite”. Ma non sono soltanto i test missilistici ad impensierire l’ex senatore Usa. A destare preoccupazione, infatti, c’è soprattutto la questione del “materiale nucleare“,  “che potrebbe finire nelle mani dei terroristi”. “Ci sono una serie di organizzazioni terroristiche che stanno tentando di sviluppare armi di distruzione di massa”, spiega Nunn, “presto le nazioni non avranno più il monopolio su questo tipo di tecnologie, e questo già accade, ad esempio, nel campo della cyber security”. Insomma, più sono le mani appoggiate sul bottone, più il rischio di una nuova guerra atomica si fa concreto. In uno scenario del genere, quindi, le iniziative per la non proliferazione nucleare sono sempre più importanti per la promozione della sicurezza globale.

  • Curioso31

    Va tutto bene, una bellissima notizia in termini teorici. Ma con chi gia’ possiede la bomba atomica che si fa? Occorre solo sperare nel buonsenso dei governanti di turno in quanto credo, nessuono e’ disposto a privarsi dell’opzione atomica.