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Johnson e Gove contro la May:
un nuovo assist per Corbyn?

Il governo britannico di Theresa May, costituitosi come compagine fragile dopo l’esito deludente della snap election primaverile, non accenna a stabilizzarsi: dopo essere stato azzoppato nelle ultime settimane  dalle dimissioni di Michael Fallon, Ministro della Difesa, e Priti Patel, Ministro per lo Sviluppo Internazionale, coinvolti da forti scandali personali, l’esecutivo risulta ulteriormente minato dalle gravi tensioni interne al Partito Conservatore.

Ad agitare le acque sarebbe stata la decisa di presa di posizione contraria all’attuale Primo Ministro della corrente interna alla formazione di governo guidata dal Ministro degli Esteri Boris Johnson e dal Ministro dell’Ambiente Michael Gove, pronti a lanciare una fronda interna a causa dei malumori suscitati dall’attuale situazione venutasi a creare nei negoziati sulla Brexit. 

Nella giornata di sabato 11 novembre il Daily Mail ha pubblicato in anteprima la notizia di una presunta lettera che Johnson e Gove, falchi pro-Brexit nel 2016 e in seguito divisi nella corsa alla leadership Tory avviata dalle dimissioni di David Cameron, avrebbero inviato a Theresa May per dettare un vero e proprio ultimatum, chiedere un irrigidimento della posizione negoziale e strigliare l’attuale Primo Ministro e i suoi accoliti più intimi. Se confermata, si tratterebbe di un’azione assolutamente irrituale, dai risultati potenzialmente esplosivi: Johnson e Gove si sarebbero scagliati in particolar modo contro Philip Hammond, Cancelliere dello Scacchiere accusato di eccessiva debolezza nei negoziati sul futuro rapporto commerciale tra Londra e Bruxelles, e avrebbero richiesto di fissare il giugno del 2021 come mese improrogabile in cui terminare il periodo di transizione avviato dal perfezionamento della Brexit, previsto per marzo 2019.

Dal Numero 10 di Downing Street non sono giunte conferme a riguardo, ma ulteriori insinuazioni raccolte dal Guardian e dal Sunday Times parlerebbero di un’altra lettera firmata da 40 deputati conservatori che equivarrebbe a una prima, chiara mozione di sfiducia verso Theresa May, forte di una fragilissima maggioranza garantita dall’appoggio esterno degli unionisti nordirlandesi a Westeminster. Nella giornata del 13 novembre il Guardian ha nuovamente approfondito il tema del potenziale danno che potrebbe venire apportato all’esecutivo dai colpi intestini di Johnson e Gove, nuovamente in corsa assieme dopo che il loro sodalizio era stato temporaneamente messo in discussione dal mancato appoggio del secondo al primo nella corsa alla leadership del 2016, che aprì a Theresa May le porte di Downing Street.

Rajeev Syal ha scritto che nelle prossime settimane i Laburisti potrebbero supportare l’opera della fronda interna ai Tories per minare l’esecutivo su numerosi voti chiave riguardanti la legge di ritiro dall’Unione Europea e incentivare un gioco che prosegue a loro esclusivo vantaggio: le manovre di delegittimazione di Theresa May portate avanti dall’ala capeggiata da Johnson non fanno altro che ampliare il novero di coloro che ritengono i conservatori inadatti a gestire il futuro della Gran Bretagna post-Brexit e stanno orientando le loro preferenze verso il Labour Party guidato da Jeremy Corbyn, che con assidue e coinvolgenti campagne pubbliche e proposte di aperta rottura con il passato si sta aprendo la strada verso il governo. L’intransigenza di Johnson e Gove, desiderosi di portare avanti in autonomia il loro disegno di hard Brexit sta di fatto aprendo la strada a Jeremy Corbyn, “negativo della variante populista” secondo il sito di finanza I Diavoliche perora visioni sul futuro del Paese totalmente antitetiche alle loro. Ma di fatto, Corbyn potrebbe essere la nemesi stessa dei potenziali pugnalatori di Theresa May: un eccesso di tracotanza potrebbe portarli a rovesciare un esecutivo debole, ma in tal caso essi non farebbero altro che accelerare la fine dei loro disegni politici, che difficilmente potrebbero risultare vincenti dopo una nuova crisi di governo e un ritorno alle urne che porterebbe, realisticamente, a un successo laburista. La May trema per i malumori in casa Tories, ma ad essere più preoccupati dovrebbero essere i leader della fazione che maggiormente la avversa, che difficilmente potrebbero sopravvivere politicamente alla fine di un esecutivo di cui essi sono, al momento in cui scriviamo, parte integrante.