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Jobbik, la destra ungherese
che sogna il potere

“Vesszen Trianon! Abbasso il Trianon” urlano i nazionalisti ungheresi durante le loro manifestazioni per le strade di Budapest. Ragazzini con la testa rasata, bandiere ungheresi, grossi uomini pelati e tatuati a fare da sicurezza, preti che indossano lunghe tonache nere, striscioni retti da signore di mezza età che recitano “Ungheria agli Ungheresi”, dirigenti di partito in giacca e camicia, anziani, giovani ragazze che indossano appariscenti vestiti tradizionali, studenti universitari.

Il popolo di Jobbik, il partito di estrema destra che organizza queste manifestazioni, è molto eterogeneo. Tutti, però, gridano lo stesso slogan. Prendendosela con il Trianon, il trattato firmato nel 1920 a Versailles che privò l’Ungheria di due terzi dei propri territori. Con il quale i vincitori punirono il Paese per avere perso la Grande Guerra.

Quasi un secolo dopo la ferita inflitta dalla sconfitta non si è ancora riemarginata nel cuore di molti. Le mutilazioni territoriali che al tempo l’Ungheria subì sono ancora argomento di grande attualità: due milioni di persone di etnia magiara, infatti, vivono ancora fuori dai confini nazionali, in territori oggi appartenete a Romania e Slovacchia, dove hanno mantenuto viva la propria identità etnica e si organizzano in movimenti separatisti che puntano alla riannessione alla vecchia patria d’origine. Dove lo Jobbik li sta aspettando. Dal loro punto di vista il governo non tutela abbastanza i compatrioti rimasti fuori dalla patria e per questo noi non hanno votato a favore della nuova Costituzione da lui proposto.

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Questa Costituzione, fortemente voluta dal primo ministro Viktor Orban, è considerata dagli osservatori europei come illiberale, nazionalista e pericolosamente autoritaria. Per Jobbik, invece, è troppo moderata, e lo è anche per i milioni di ungheresi che lo sostengono. Alle ultime elezioni del 2014 il partito ha ottenuto il 20per cento dei consensi, diventando il partito di estrema destra più votato d’Europa. A seguito della crisi migratoria che ha interessato l’Ungheria la scorsa estate, poi, i nazionalisti hanno raggiunto il massimo storico della loro popolarità: i sondaggi li danno al 24per cento e li qualificano come la seconda forza del Paese, superata solo da Fidesz di Viktor Orban. Un partito, quest’ultimo, anche lui clasisficato dalla Ue come nazionalista e radicale.

Che origine ha il nazionalismo magiaro? Cosa porta così tanti ungheresi ad avere un senso di appartenenza etnico così profondo? Jobbik, in realtà, è solo l’ultimo interprete di una serie di movimenti che, negli ultimi 100 anni, hanno raccolto il diffuso senso di ingiustizia e umiliazione del popolo ungherese. Inflitto all’Ungheria dalle potenze imperialiste stranire: prima dagli Stati vicnitori nella Grande Guerra, che con il Trianon spezzarono il Paese; poi dai vincitori della Seconda Guerra Mondiale, che confermarono quanto stabilito dal Trianon per punire l’Ungheria per essersi schierata con le potenze dell’Asse; in seguito dai sovietici e dal loro totalitarismo; dopo di che dal mondo occidentale, che non appoggiò la rivolta popolare anti-comunista del 1956; infine dalla troika, dal libero mercato e dai politici liberali, accusati di avere svenduto le proprietà statali e i beni di interesse collettivo svendendo la sovranità nazionale del Paese per arricchirsi.

Il malcontento popolare verso il mondo occidentale è molto diffuso. “Le organizzazioni internazionali hanno tradito le nostre aspettative, dopo il 1989 è diventato tutto più difficile” dice un anziano manifestante. E’ soprattutto a questo diffuso malcontento a cui devono i propri consensi Fidesz e Jobbik. Mentre il primo è un partito borghese, Jobbik si caratterizza per essere proletario, rurale, militante e forte tra i giovani.

Nato nel 2002 come movimento studentesco nelle università – Gabor Vona, il suo leader attuale, è nato nel 1978 – è passato in pochi anni dall’avere consensi minimi ad essere la principale forza di opposizione. La sua popolarità è crescita anche attraverso la realizzazione di azioni eclatanti: come la sistemazione nel periodo natalizio di grosse croci di legno di fronte ai centri commerciali nel centro di Budapest, per ricordare il significato autentico del Natale contro il consumismo e il materialismo occidentale; o con la fondazione, nel 2007, della Guardia Ungherese, movimento paramilitare a difesa degli ungheresi dalle violenze di stranieri, minoranze e potenze imperialiste. Sciolte dalla magistratura con l’accusa di istigazione all’odio razziale, e per intimidazioni compiute nei confronti della comunità rom, le loro azioni non si sono però fermate, continuando per mano dei militanti di Jobbik.

La stampa internazionale ha a più riprese scritto degli attacchi fisici compiuti ai danni di persone di etnia rom, come ripercussione per dei furti commessi da questi ultimi. Episodi, questi, che sono stati evidentemente apprezzati dalla popolazione locale. Secondo un sondaggio solo il 7per cento degli ungheresi ritiene che le forze di destra siano una minaccia per il Paese. Gran parte degli intervistati, invece, ritiene che tali gruppi rappresentino la soluzione ideale per i problemi sociali ed etnici che affliggono il Paese. Molti di loro sostengono inoltre che l’unica soluzione per garantire agli ungheresi la sicurezza dalla criminalità siano le ronde di sicurezza dello Jobbik, che individuano nei rom una minaccia all’ordine pubblico.

Ma quali sono le differenze tra Jobbik e il Fidesz di Viktor Orban? Oltre alla diversa estrazione sociale della basemilitante e all’accusa rivolta al presidente di non occuparsi a sufficienza delle minoranze magiare presenti all’estero, Jobbik sosteine che la maggioranza non abbia mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale, di concedere troppe libertà alle banche e di non essere abbastanza duro nel contestare la Ue. Se infatti Fidesz è considerato un partito euroscettico, Jobbik si pone nell’eurocriticismo più spinto, che vorrebbe che la Ue cessasse di esistere. Non è raro, infatti, che durante le sue manifestazioni venga dato fuoco alle bandiere comunitarie.

Un altro punto su cui i due partiti divergono è il rapporto con la nutrita comunità ebraica ungherese. Se Orban ha più volte ribadito di considerare gli ebrei ungheresi come dei “compatrioti da difendere” lo stesso non vale per Jobbik, i cui dirigenti non hanno mai negato di non provare simpatia per gli ebrei e Israele, fino ad invitare il governo a schedare tutti i cittadini ebrei presenti nelle istituzioni.

Dove vuole arrivare lo Jobbik? Quali sono i suoi fini ultimi e come intende realizzarli? E che conseguenze avrà ciò per l’Ungheria e per l’Europa? Secondo Massimo Congiu, giornalista, fondatore dell’Osservatore Sociale Mitteleuropeo e autore del libro ‘L’Ungheria di Orban’, i nazionalisti puntano a governare. “Negli ultimi mesi hanno assunto una nuova strategia di comunicazione: si stanno dando una ripulita, sia nei toni che nei modi, per puntare all’elettorato borghese che oggi vota Orban. I suoi massimi dirigenti hanno smesso di attaccare pubblicamente zingare ed ebrei e si presentano come dei giovani politici pronti a dirigere le istituzioni. La sinistra ungherese è molto debole, per cui i voti che il il Fidesz perde finisce spesso allo Jobbik. Che sogna di diventare maggioranza”.