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I jihadisti del Maghreb si uniscono ad Al Qaeda

Le sigle jihadiste del Nordafrica hanno deciso di unirsi in una grande confederazione del terrore. Il nome dell’unione di queste sigle è «Jamaat Nusrat Al Islam wa Al Muslimin», che tradotto vuole dire «Fronte di supporto all’Islam e ai Musulmani». Un nome che fa tremare le intelligence del mondo africano quanto quello occidentale, perché per la prima volta nella storia recente del terrorismo islamico nordafricano, una serie di gruppi terroristi decide di unirsi in un’unica coalizione per colpire più a fondo i Paesi nemici. In particolare, a far preoccupare ancora di più, è il fatto che quest’unione del terrorismo nordafricano si è posto sotto la leadership e guida di Al Qaeda nel Maghreb, l’AQIM, una vera e propria minaccia per la parte occidentale dell’Africa e l’Europa.

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«Jamaat Nusrat Al Islam wa Al Muslimin» preoccupa, perché dentro di esso si nascondono tante sigle che rappresentano, unite, una forza dirompente nel panorama terrorista del territorio africano. In essa si trovano gruppi e gruppuscoli della costellazione jihadista nordafricana, ma anche forze più potenti come il gruppo Al Murabitun dell’Algeria, Ansar Dine e katiba Macina del Mali. Gruppi che da anni imperversano nell’area e che, sotto la guida di Al Qaeda, possono crescere e colpire in modo più incisivo. La loro ideologia è sempre la stessa: lo jihadismo salafita.

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L’obiettivo dichiarato è colpire l’Occidente e gli Stati del Nordafrica che ne sono complici. Una minaccia ancora più forte, se si pensa che operano a pochi chilometri dal confine spagnolo di Ceuta e Melilla. E la scelta del nome del loro mezzo di propaganda non lascia spazio ad interpretazioni sulla loro volontà di colpire la Spagna e infine l’Europa: Al-Zallaqa. Un nome evocativo, che ricorda a tutti quello di un’antica battaglia del 1086 tra gli eserciti cristiani guidati da Alfonso di Castiglia e gli eserciti almoravidi, che per la storiografia cristiana è passata sotto il nome di battaglia di Sagrajas. I        cristiani subirono una disfatta tremenda, gli almoravidi giunti dal Marocco devastarono le truppe ispaniche e al campo di battaglia diedero il nome di Al-Zallaqa, che voleva dire “terreno scivoloso”, per ricordare la quantità di sangue versato dai cristiani su quella terra.

Dopo quasi mille anni, Al Zallaqa ritorna nell’immaginario collettivo magrebino e della Spagna. Lo fa con il terrorismo. In particolare quello di Al Qaeda, rete che in Africa è ancora molto potente e che, soprattutto nel Maghreb, tiene testa da tempo alle sigle affiliate allo Stato Islamico. AQIM è ancora quasi sconosciuta e vive in un sistema di clandestinità che desta allarme in tutte le forze di sicurezza della regione. Negli ultimi tempi, alle minacce sono seguiti i fatti: un attentato al quartier generale delle truppe maliane a Gao che ha ucciso 77 soldati. Ed è proprio la presenza del Daesh in Africa, in particolare in Libia, ad aiutare AQIM nel perseguimento della propria politica di affiliazione e di ombra. Tutti gli occhi sono puntati sul Califfato, tralasciando il fatto che altre sigle in altre parti dell’Africa settentrionale, intraprendono il jihad e controllano le rotte che dal Sahel portano al Mediterraneo. Una cintura del terrore che parte da Boko Haram in Nigeria e nelle nazioni limitrofe, sale su, verso il Sahara, dove incontra le sigle affiliate ad Al Qaeda, e poi giunge nel Mediterraneo e in Europa, dove è il Daesh a dominare incontrastato sugli altri gruppi terroristici.

Quello che preoccupano in particolare i servizi sia nordafricani sia europei, è l’afflusso di uomini, di foreign fighters, che al ritorno dal fronte siriano e iracheno potrebbero unirsi alle milizie jihadiste rinforzate sotto il comando di Al Qaeda. Marocco e Tunisia hanno migliaia di loro cittadini coinvolti nella guerra del Califfato e, con l’accerchiamento delle ultime roccaforti di Al-Baghdadi, potrebbero tornare, o essere già tornati, per unirsi al fronte salafita nel proprio Paese. Qui i primi Paesi a essere colpiti sarebbero il Marocco, l’Algeria, la Mauritania e anche la Tunisia. Paesi fragili e soprattutto confinanti con l’Europa. Non a caso, negli ultimi tempi, l’Unione Europea, in particolare la Francia e la Germania, ha posto l’attenzione sul ruolo centrale che deve avere la scurezza del Sahel e del Nordafrica. La sensazione è che sia da lì che potrebbe partire una nuova ondata di terrore, che sfrutterebbe da una parte la Libia ormai dissolta e dall’altro, la debolezza cronica di molti Stati dell’Africa centrosettentrionale. Stati che per Daesh, Al Qaeda e i gruppi loro affilati sono i primi Paesi ad essere considerati apostati e traditori per essersi alleati all’Occidente nella lotta al terrorismo salafita. Stati che rappresentano, in ultima analisi, la porta di accesso dell’Africa per l’Europa.