OUVERTOURE

In missione con i militari italiani

DIGA DI MOSUL – I fanti dell’aria della brigata Friuli, veterani dell’Afghanistan, scattano sull’attenti sul bordo della pista, al passaggio degli ufficiali, con il saluto che ricorda gli antichi legionari. La missione Prima Parthica dei 1500 soldati italiani in Iraq prende il nome da una gloriosa legione, che si era spinta fino in queste terre ai tempi dell’impero romano.

La task force Praesidium ha il compito di difendere la grande diga di Mosul a soli 38 chilometri dal centro della “capitale” del Califfo stritolata dalla furiosa offensiva delle truppe irachene contro le bandiere nere. Per raggiungere l’opera strategica voluta da Saddam Hussein ci imbarchiamo su un elicottero Nh 90 dell’aviazione dell’esercito scortati da un Mangusta d’attacco. I mitraglieri sui portelloni aperti controllano di continuo il terreno. Sopra la diga i piloti sganciano i bengala prima di atterrare, che servono a deviare eventuali razzi o missili terra aria.

I bersaglieri del primo reggimento della task force Praesidium sono già pronti a muovere lungo il cerchio di postazioni che con 500 uomini garantisce la sicurezza della diga lunga 3 chilometri. E dei 2400 civili, compresi 300 italiani, che ci lavorano per puntellarla. L’opera sul fiume Tigri sta cedendo. Se il bacino di 9 milioni di metri cubi d’acqua esondasse il Vajont iracheno travolgerebbe non solo Mosul, ma pure la capitale, Baghdad, in sei ore.

Elicotterista italiano DSC_0036 Elicotterista italianoDSC_0609 Elicottero d'attacco Mangusta nel nord del'Iraq DSC_0014 Elicottero d'attacco Mangusta nel nord dell'Iraq DSC_0012 Elicottero italinao Nh 90 atterra nella base della diga di Mosul DSC_0826 Elicottero Nh 90 in atterraggio nella base della diga di Mosul DSC_0830 Pilota di un celiottero Nh 90 in volo verso la diga di Mosul IMG_6065 Elicottero italinao sorvola la diga di Mosul DSC_0678

Le postazioni sulle colline sono trincerate. Un bersagliere è piazzato con un missile controcarro dietro dei sacchetti di sabbia. “Il dispositivo italiano è integrato con le forze di sicurezza irachene all’esterno della base” spiega il generale Francesco Maria Ceravolo. E ci fa notare una colonna di mezzi italiani e dei Peshmerga, i combattenti curdi, che pattugliano assieme l’area al di là dei reticolati. Il vicecomandante della coalizione di 63 nazioni che combatte lo Stato islamico è l’unico autorizzato a parlare. Per ordine di Roma gli altri militari devono tacere e non si può nemmeno chiedere ai giovani bersaglieri cosa provano a difendere la diga ed in fondo a far parte di un piccolo pezzo di storia, che sarà ricordato come l’inizio della fine dello Stato islamico con la liberazione di Mosul.

“La coalizione in Iraq ha il compito di sconfiggere Daesh (il Califfato nda). – sottolinea il generale – In quest’ambito i militari italiane si dedicano principalmente all’addestramento delle forze di sicurezza irachene e con un assetto dell’aviazione dell’esercito al recupero di personale isolato o disperso nel nord dell’Iraq. Anche a Mosul se necessario”.

Arma controcarro a difesa della diga di Mosul DSC_0707 Bersagliere di guardia sulla diga di Mosul  DSC_0760 Arma conrtocarro a difesa della diga di Mosul DSC_0708 Bersagliere di guardia sulla diga di Mosul DSC_0759 Al centro con il basco il generale Francesco Maria Ceravolo vicecomandante della colazione alleata in Iraq DSC_0725 Bersagliere di guardia alal diga di Mosul DSC_0768 Bersagliere di guardia sulla diga di Mosul DSC_0762 Bersagliere in una postazioen trincerata a difesa della diga di Mosul

Le bandiere nere sono appena a 12 chilometri sulle montagne di Badoush, che si stagliano all’orizzonte. Per resistere hanno scavato tunnel e negli ultimi mesi non sono mancati lanci di razzi o colpi di artiglieria contro la diga.

“I terroristi hanno provato a colpire la diga con attacchi suicidi e lanci di ordigni, ma con l’aiuto dei soldati italiani abbiamo sempre sventato i loro tentativi” spiega il colonnello Mohammed Abdullah, che comanda le forze curde attorno alla diga. “Non ci sono notizie di volontari jihadisti giunti dall’Italia a Mosul, ma abbiamo trovato documenti che minacciano Roma, obiettivo di conquista per Daesh (lo Stato islamico)” rivela l’ufficiale.

La ditta Trevi si è aggiudicata l’appalto di 273 milioni di euro per rimettere in sesto la struttura che sprofonda. I lavori dureranno tutto l’anno. Si lavora nel tunnel interno alla diga, ma anche nel bacino con i sommozzatori. “Alla battaglia di Mosul non ci pensiamo. Ci sentiamo sicuri con l’esercito italiano” spiega l’ingegnere capo Pierluigi Miconi. Il problema, più che di un attacco diretto, sono le centinaia di lavoratori locali che ogni giorno entrano ed escono dalla diga. Tutti vengono sottoposti a rigorosi controlli, ma in Iraq spie o quinte colonne possono annidarsi ovunque.

Bersagliere italiano  sulla torretta di un Lince che fa parte del dispositivo di sciurezza della diga di Mosul DSC_0735 I bersaglieri che presidiano la diga di Mosul DSC_0699 Bersagliere italiano nella torretta di un blindato Lince DSC_0728 Bersaglieri italiani in difesa della diga di Mosul DSC_0713 Blindato Lince sulla diga di Mosul DSC_0771 I bersaglieri che presidiano la diga di Mosul DSC_0694 Mortaio da 120 millimetri in difesa delal diga di Mosul  DSC_0809 Il tunnel nella diga di Mosul dove lavora la ditta italiana Trevi DSC_0777 Le postazioni dei bersaglieri a difesa della diga di Mosul DSC_0703 team italiano di osservazione di movimenti sospetti con il drone attorno alla diga di Mosul DSC_0741 .jpg DSC_0744 Mortaio da 120 millimetri in difesa delal diga di Mosul DSC_0805 team italiano di osservazione di movimenti sospetti con il drone attorno alla diga di Mosul DSC_0741 Postazioen difensiva italiana per la diga di Mosul DSC_0709

I bersaglieri hanno a disposizione anche sistemi di segnalazione speciali, che rivelano a chilometri di distanza movimenti sospetti. Una volta scattato l’allarme una squadra specializzata lancia un drone, gli occhi dal cielo dei nostri militari.
Il contingente italiano impegnato in Iraq è secondo solo agli americani come numero di uomini. Oltre alla protezione della diga i nostri militari hanno già addestrato 20mila iracheni e curdi. A meno di 10 chilometri dalla prima linea di Mosul sono dislocati delle squadre dei corpi speciali presso il comando avanzato della divisione di reazione rapida irachena, che sostiene l’assalto da sud. I militari arrivano dal 9° reggimento d’assalto paracadutisti Col Moschin, dagli incursori del Comsubin della Marina e dai commando del 17° stormo dell’Aeronautica. In Iraq operano anche i carabinieri del Gruppo intervento speciale.

I compiti principali sono addestramento e consulenza alle unità irachene. Le squadre a ridosso del fronte hanno l’ordine draconiano di non avvicinarsi alla linea del fuoco, ma forniscono “supporto a domicilio” come spiega la Difesa in linguaggio politicamente corretto. Ovvero informazioni di intelligence o tramite i droni sugli obiettivi oppure grazie ai nostri caccia che decollano dal Kuwait e vanno a finire nel flusso di informazioni della coalizione. Molti alleati non hanno restrizioni. Americani, francesi, inglesi, neozelandesi, canadesi, australiani e pure finlandesi seguono i corpi speciali iracheni in prima linea e combattono la battaglia storica della fine del Califfato a Mosul.

  • Lino G. Beretta

    Encomiabile l’impegno delle nostre FFAA. Incomprensibili le restrizioni sulle regole d’ingaggio imposte ai nostri reparti. Per fortuna gli altri corpi di spedizione devono rispondere a una gerarchia militare e un potere politico autorevoli, e non a un certo Franceschiello di bianco vestito, che a Roma ha funzioni di capo di Stato Maggiore e supremo referente politico. Cosa che neppure Churchill nelle due guerre mondiali….

  • Beppe Casciano

    Coalizione di 63 paesi che combatto il califfato? E quali sarebbero questi 63 paesi???

  • Maria

    E passata inosservata la notizia giunta da n fonti non mediatiche ne da bufale giornalistiche che cellule dormienti di DASH minacciano Francia Belgio e Germania di un attacco alla bomba sporca chimica proveniente dai ribelli in Iraq e in Siria in fuga.Maria

  • Adriano da Cingoli

    Possiamo stare tranquilli?
    Nassirya è solo un esempio, come pure i blindati Lince.
    Io mi fido degli uomini che sono valorosi, non conosco i Comandanti e nemmeno le regole d’ingaggio ma, se fosse vero, ne riparleremo domani.
    Intanto dormiamoci sopra e vedremo.
    Shalòm.

  • Piersabatino Deola

    Perchè i nostri a Mosul sono in guerra? Perchè 500 itliani stanno alla diga lasciando 500 americani o altri a sparare per conto nostro ammazzando innocenti. Ecco perchè anche noi siamo in guerra nonostante le apparenze pacifiste.

    • Fracaxxodavelletri

      Non ammazzano innocenti. Ammazzano invece dei tagliagole.

      • Piersabatino Deola

        America e soci non ammazzano tagliagole loro amici. Provvedono a finanziali,nutrirli,addestrali e usarli. Se volessero ammazzarli non ne sarebbero rimasti più in tutti questi anni e invece sono sempre forti e arroganti. Sono altri quelli che combattono i tagliagole ma sembrano antipatici ai cretni.

  • Arch Stanton

    “Molti alleati non hanno restrizioni”.
    La solita vergogna italiana di politici pavidi e vigliacchi che vogliono prendersi i meriti senza rischiare. Non c’è niente di cui vergognarsi ad essere in guerra contro l’Isis, ma da una azzimata donzella ministro delle difesa non c’è niente di meglio da aspettarsi.