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Il ruolo dell’Italia in Libano
Guida di Unifil tra Israele e Hezbollah

La missione Unifil torna al centro del dibattito dopo le parole di Matteo Salvini, che da Israele ha definito Hezbollah come terroristi islamici. Parole che hanno scatenato reazioni molto fredde da parte della Difesa, che ha tenuto a precisare, in diversi sedi, che avrebbe gradito maggiore moderazione da parte del ministro dell’Interno. E il motivo nasce dall’esigenza di tutelare i soldati italiani presenti in Libano e che operano proprio nell’ambito della missione Unifil.

Il portavoce della missione, Andrea Tenenti, è intervenuto sul tema con una dichiarazione molto diplomatica: “La missione Unifil è autorizzata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ed è composta da 43 Paesi membri. Il comandante e capo missione è nominato dal Segretario generale e non dal proprio Paese, quindi è un rappresentante dell’Onu. La missione ha una posizione imparziale e non commenta le posizioni politiche di altri Paesi”. Ma dal ministero trapela “preoccupazione e imbarazzo”. E la preoccupazione nasce dal ruolo delicatissimo dei nostri soldati impegnati in Libano, a ridosso del confine di Israele.

La missione Unifil

La missione Unifil (acronimo di United Nations Interim Force in Lebanon) è nata con la Risoluzione 425 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 19 marzo 1978. La risoluzione fu adottata in seguito all’invasione del Libano da parte di Israele. Da quel momento, periodicamente, è stato prorogato il mandato della missione a cadenza semestrale.

La missione ha cambiato radicalmente il contesto in cui opera dal luglio del 2006, quando è scoppiata una nuova guerra fra Israele e Libano durata 34 giorni. Il conflitto ha posto le basi per un intervento molto più complesso delle Nazioni Unite. L’11 agosto 2006, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la Risoluzione 1701 in cui si richiedeva il disarmo di Hezbollah e il ritiro delle truppe israeliane dal Libano. Successivamente le forze delle Nazioni Unite e quelle libanesi hanno dichiarato che non era previsto nei loro compiti il disarmo di Hezbollah, mentre Israele si è ritirato dal territorio libanese occupato.

L’Italia e Unifil

L’Italia ha avuto da sempre un ruolo fondamentale nella gestione delle tregue fra Israele e Libano. E la conferma viene non solo dalla nostra storia nel Paese dei cedri, dove l’Italia intervenne già nel 1982 in una missione che sancì il ritorno delle forze italiane nel Mediterraneo, ma anche dalla serie di comandanti italiani che hanno guidato e continuano a guidare la missione Unifil.

Il contingente italiano è attualmente il secondo più numeroso della missione. Il primo è quello indonesiano. Ma sopratutto, da agosto 2006, per quattro volte è stato scelto un generale italiano quale Unifil Head of Mission e Force Commander (HoM/FC). Prima il generale Claudio Graziano (attuale presidente del Comitato militare dell’Unione europea), poi il generale Paolo Serra, successivamente Luciano Portolano e, dal 7 agosto 2018, l’incarico di Head of Mission e Force Commander è del Generale di Divisione Stefano Del Col.

In questi anni, l’Italia ha assunto un ruolo sempre più importante a Beirut. Grazie al lavoro alla guida di Unifil, a quello del contingente e sopratutto grazie ai rapporti diplomatici messi in campo fra le varie fazioni che compongono il mosaico libanese, l’Italia è diventato il primo partner commerciale europeo del Libano, diventando un interlocutore fondamentale sia per le forze armate libanesi che quelle di Hezbollah. A conferma di ciò, attualmente quello italiano è uno dei contingenti più attivi nelle attività di supporto e addestramento delle Forze armate libanesi.

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Unifil e i rapporti con le autorità locali

La capacità del contingente italiano di operare nel sud del Libano è stata dovuta in particolare alla bravura delle forze italiane di dialogare proprio con Hezbollah. L’area meridionale del Paese è infatti a forte maggioranza sciita, e quindi il legame con il Partito di Dio è profondo. La capacità di ritagliarsi uno spazio sempre più autonomo e di mediatore fra Israele, Libano ed Hezbollah ha permesso al contingente italiano di diventare un elemento imprescindibile nel rapporto di forze del sud del Libano. E non è un caso che l’incolumità dei soldati italiani sia sempre stata garantita dallo stessa organizzazione sciita, nonostante il contingente Unifil venga considerato da Hezbollah come una “forza straniera in Libano”.

La forza militare e politica di Hezbollah

A questa opera di mediazione italiana, si è aggiunto in questi anni il ruolo sempre più preponderante di Hezbollah non solo in Libano ma anche in tutto il Medio Oriente. Considerato una sorta di braccio armato e politico dell’Iran nel Mediterraneo orientale, il Partito di Dio è diventato un movimento non solo militare ma anche politico capace di controllare quasi del tutto la strategia libanese.

A conferma di questo ruolo sempre più importante, il presidente del Libano, Michel Aoun, leader del principale partito cristiano maronita a sua volta alleato di Hezbollah, ha definito le milizie sciite come “complementari all’esercito libanese nella difesa del Paese”. Una legittimazione che era già arrivata durante il governo di Fouad Siniora, che aveva ribadito il diritto di Hezbollah a “liberare le terre del sud” durante la guerra del 2006.

Cresciuto a livello esponenziale in termini di consensi, come dimostrato dalle ultime elezioni, la guerra in Siria ha reso anche evidente le ottime capacità militari di Hezbollah. Le milizie sciite sono intervenute, su richiesta di Bashar al Assad, in territorio siriano e nei villaggi di confine in Libano. Saldamente legati all’Iran, alleati di Damasco e partner delle forze russe, i soldati di Hezbollah hanno combattuto ribelli e terroristi dello Stato islamico, diventando un pilastro della guerra al Califfato. Ed è proprio dalla presenza delle forze sciite, che è scattata la serie di raid di Israele in territorio siriano.

Netanyahu chiede a Unifil di intervenire

Proprio per questa forza di Hezbollah e per i rapporti fra gli sciiti e gli italiani, la Difesa ha preso con estremo imbarazzo le parole di Salvini, che arrivano in un momento molto delicato, in cui Israele ha iniziato una campagna di distruzione dei tunnel al confine. Una scoperta che Unifil ha definito comunque “un fatto preoccupante”, ma che il comando delle Nazioni Unite vuole evitare si trasformi in un’escalation militare

Benjamin Netanyahu ha detto a Salvini che Unifil “dovrebbe fermare Hezbollah dal fare questi atti di aggressione contro Israele”. “Noi pensiamo che debba fare un lavoro più forte, più duro, ma alla fine la responsabilità è della comunità internazionale”, ha sottolineato il premier israeliano. E in conferenza stampa, ha ricordato che la missione Onu “ha un comandante italiano”. Parole che hanno un significato preciso. E l’Italia non può commettere errori.