Militant Islamist fighters take part in a military parade along the streets of northern Raqqa province in Syria, June 30, 2014.  REUTERS/Stringer

Isis userà sciami di droni esplosivi

“È solo una questione di tempo: i terroristi utilizzeranno dei droni per colpire i grandi eventi sportivi in Europa e negli Stati Uniti”. Anche il think tank Open Briefing lancia ritiene plausibile l’impiego di uno o più droni per colpire i civili o figure di alto profilo. È senza dubbio un’ipotesi reale per una tecnologia fino a poco tempo fa di esclusiva pertinenza delle superpotenze mondiali. Il punto è proprio questo: soltanto Usa, Russia e Cina, ad esempio, hanno le risorse per costruire sistemi a bassa osservabilità, ma letteralmente chiunque può acquistare un piccolo drone. Quello che preoccupa è la capacità di adattamento dei terroristi, perché si ipotizza anche l’impiego di droni a sciami contro cui non ci sarebbe difesa.

Sappiamo già da tempo che lo Stato islamico impiega droni commerciali per la raccolta delle informazioni sia in Iraq che in Siria. La “naturale” evoluzione di una tale esperienza acquisita sul campo, potrebbe essere messa in pratica contro obiettivi occidentali come gli stadi. Questi ultimi ben si prestano per un “attacco” dal cielo. Gli stadi ospitano decine di migliaia di persone: alcune strutture sono in grado di contenere anche 90 mila tifosi. Non si prestano a tutti gli attacchi, perché a differenza della metropolitana, per esempio, attaccare con il gas uno stadio non avrebbe senso per il fatto che si trova in una condizione ottimale sotto il profilo del riciclo dell’aria.

Ma lo stadio in sé ha un fattore determinante: ospita una folla che potrebbe, in pochissimo tempo, diventare ingestibile. Lo stadio ha una caratteristica particolare: la diretta televisiva. Sappiamo che lo Stato islamico è, almeno ufficialmente, in lotta con al-Qaeda. Quest’ultima non riconosce la sovranità del Califfato. E’ in atto una sorta di guerra interna tra i due movimenti fondamentalisti.

Nonostante l’Isis abbia superato in tutto al-Qaeda (per numero di affiliati, creazione di uno stato geograficamente localizzato, etc…etc…), manca ancora del suo “spot” mondiale come quello indelebile dell’11 settembre. Ed è questo che cercano quelli dell’Isis: un “promo” del terrore in diretta mondiale per il califfo. Le decapitazioni e le torture pubblicate su youtube, possono essere viste da milioni di persone, ma tale raggio d’azione non è lontanamente paragonabile ad una diretta televisiva di una partita di calcio, seconda forse ad una partita di football americano. Un drone equipaggiato con una granata a frammentazione farebbe una strage. Il caos che seguirebbe ad un attentato del genere, farebbe il resto. Quei droni lanciati contro uno stadio che ospita un evento sportivo, sarebbero sicuramente dotati di telecamere che riprenderebbero gli attacchi per spot mondiali che resterebbero indelebili nella memoria degli occidentali. E ad oggi, contro un drone commerciale (o peggio uno sciame), non esiste contromisura, considerando che quelle standard, qualora venissero impiegate e rilevassero la minaccia, potrebbero avere anche effetti collaterali.

Nel 2013, un drone gestito dal German Pirate Party, riuscì ad atterrare vicino il cancelliere tedesco Angela Merkel, durante un evento sportivo a Dresda. Lo scorso aprile, un drone che trasportava sabbia radioattiva proveniente dalla centrale nucleare di Fukushima è atterrato sul tetto degli uffici del primo ministro giapponese a Tokyo.

Secondo gli analisti di Open Briefing, l’immediata contromisura per arginare un attacco terroristico sarebbe quella di raccogliere informazioni sulle persone sospette che hanno acquistato dei droni.

La tecnologia dei droni non è da tempo esclusiva pertinenza dei militari. Con poche centinaia di euro, chiunque può acquistare un drone stabilizzato dotato di telecamera HD e GPS. La pronta disponibilità di questo tipo di tecnologia offusca la linea tra elettronica militare e commerciale. La stessa tecnologia, ad esempio quella utilizzata nei cellulari, è già implementata nei droni. Senza considerare, infine, che un drone commerciale non deve essere necessariamente dotato di una testata esplosiva per creare un potenziale disastro. Sarebbe da stupidi, infatti, non temere la “remota” possibilità che qualcuno possa dirigere un piccolo drone acquistato pochi minuti prima al duty free, contro una turbina di un aereo in fase di rullaggio o decollo. Il fatto che sia un’ipotesi così “stupida”, non significa che non sia fattibile e potenzialmente disastrosa. L’implementazione degli esplosivi su dispositivi a basso costo, in alcuni casi rappresenta soltanto un dettaglio. L’Improvised Air Threat non deve essere necessariamente armata.

  • Mario L.

    E’ solo una questione di tempo appunto.

  • acam

    che quelli dello stato islamico siano pazzi criminali senza dubbio, ma il fatto degli sciami di droni commerciali mi sembra molto poco reale. esitono sistemi sofisticatissimi pe disattivare altrettanto sofisticatissimi sistemi d’ attacco quindi la disattivazione di telecomandi con protezioni bassissime non mi sembra il problema lo sciame di droni è ben visibile e il disturbo delle televisioni è altrettanto efficace. il trasporto di piccoli ordigni a frammentazione, mi sembra dispendioso in fatto di energia necessari, in quanto molto pesanti e le batterie dei droni commerciali non sono molto capaci, unica è il drone con un po di gas ceh sono si molto pericolosi c’è da vedere quanto que pazzi criminali siano capaci di utilizzarli senza autodistruggersi.
    per favore non mettete nel panico le vecchiette e i poveri sinistri, il ragazzino con la bomba in pancia è molto più pericoloso e subdolo

  • giuseppe 97

    quello che non capisco dalle immagini, come mai molti degli ISIS sono coperti da capo a piedi e tanti invece a viso scoperto. Che siano americani per non farsi riconoscere? Mi viene un dubbio.

    • Pier Francesco Sanvenero

      Quelli coperti da capo a piedi potrebbero essere occidentali convertiti alla causa islamica, così travisati per proteggere le famiglie nell’originaria patria (forse hanno ancora un pezzetto di cuore…).

  • Gian Paolo Cardelli

    forse all’estero, ma in Italia è impensabile: il calcio è il miglior alleato dell’ISIS…

  • agosvac

    C’è un “piccolo” problema: dove li prenderebbe l’isis questi droni armati visto che non sono in grado di produrli????? I soldi li avrebbero, ottenuti dalla Turchia col contrabbando di petrolio oppure con i sequestri o , più ancora col mercimonio dei profughi clandestini che è in mano loro. Ma gli unici che potrebbero vendere droni ad alto potenziale bellico sono gli Usa che, invece, dicono che “combattono” l’isis!!! Probabilmente se l’isis cominciasse a sfornare droni distruttivi, si saprebbe finalmente chi combatte realmente l’isis e chi, invece, ci fa dei bei soldini!!!!!

    • Pier Francesco Sanvenero

      L’articolo non parla di droni ad alto potenziale bellico, ma di oggettini radiocomandati che si trovano in libera vendita su internet. Piccoli, limitati, ma se usati come “kamikaze”, in grado di produrre grandi disastri. Questo dice l’articolo.

    • peter

      un drone costa qualche centinaio di €…

  • sandro

    Possiamo stare tranquilli, adesso Renzi gli toglie l’amicizia su facebook e la Boldrini gli organizza un flashmob contro.
    Che bello essere governati da un regime solo mediatico di perecottari circondati da belve feroci.
    Nel senso che i perecottari pur di far soldi ci venderebbero alle belve.