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Iran, le rivendicazioni delle donne vanno oltre il velo

Uno scatto diventato iconico presso l’opinione pubblica occidentale sulla base di un vero e proprio equivoco o che comunque ha fornito un’immagine impropria di cosa stava realmente accadendo realmente nel Paese. Come vi avevamo raccontato in un articolo pubblicato lo scorso 3 gennaio su Gli Occhi della Guerra, infatti, l’immagine virale della ragazza che, senza il velo e con i capelli sciolti, protesta in una strada del centro di Teheran, in Iran, mentre brandisce il suo hijab non ha nulla a che fare con le recenti manifestazioni contro il carovita che hanno interessato la Repubblica Islamica e che hanno preso il via a Mashhad

A circa due settimane dalla conclusione delle proteste è un’analisi pubblicata su Al-Monitor a fare definitivamente chiarezza sul vero ruolo delle donne nelle proteste. Come ha spiegato Mahnaz Shirali, ricercatore presso la Sciences Po Paris e autore di “The Mystery of Contemporary Iran”, la copertura delle manifestazioni iraniane da parte dei media europei e americani è stata spesso “parziale e talvolta superficiale”.

Cosa chiedono (veramente) le donne in Iran

“È vero che la questione del velo è importante ed è un simbolo, ma le richieste della società iraniana – e delle donne – non dovrebbero essere semplicemente ridotte al velo come motivo alla base delle manifestazioni”, ha affermato l’esperto ad Al-Monitor .”Le donne si lamentano per l’aumento dei prezzi, per la corruzione e la mancanza di trasparenza e le loro lamentele riguardano gli stessi temi cari agli uomini”, ha detto Sabahi. Anche se molte donne si sono unite al movimento nelle strade, il velo “non è la motivazione principale”, ha aggiunto. Ali Fathollah-Nejad, del Brookings Doha Centre, ha spiegato che sebbene la maggior parte dei manifestanti fossero giovani uomini della classe operaia, le lamentele espresse durante le proteste e i loro slogan “trascendevano i confini di genere e persino di classe”.

“Immagine caricaturale”

Ridurre tutto – e solamente – al velo è perciò riduttivo e altrettanto superficiale. Come scrive Stefania D’ignoti, poiché le donne politicamente impegnate del Medio Oriente sono le più gettonate dai media occidentali, le fotografie che le ritraggono vengono spesso usate per raccontare le proteste, spesso in maniera impropria o strumentale. “Il velo – osserva- anche quando ha un ruolo minore, sembra essere diventato un simbolo della partecipazione femminile ”. La campagna promossa da Masih Alinejad – My Stealthy Freedom – inoltre ha poco a che fare con l’origine delle proteste in Iran dovute al carovita e all’aumento dei prezzi, ed è più probabile che l’attivista residente a Londra e New York abbia deciso di “cavalcare” le manifestazioni antigovernative per dare risalto alla sua battaglia. 

Non è un caso se molte donne che hanno aderito alle manifestazioni erano velate e provenivano chiaramente dai segmenti più tradizionalmente conservatori della popolazione, esprimendo delle rivendicazioni dunque di carattere sociale più che civile – completamente diverse da quelle di My Stealthy Freedom. D’altro canto non va dimenticata nemmeno la nutrita presenza femminile alle manifestazioni a sostegno dell’establishment islamico che si sono svolte per più giorni di fila nel Paese, a testimonianza di una società complessa che non si presta a troppe semplificazioni.  

Rouhani torna in tv

Il presidente Hassan Rouhani ha rilasciato la prima intervista televisiva dopo la fine delle manifestazioni pro e contro il governo. Citando i disordini, Rouhani ha osservato che “la protesta nell’ambito della legge è accettata, ma le tensioni e le inquietudini indebite causano preoccupazioni per il popolo”. In risposta a una domanda sul fallimento di alcune istituzioni finanziarie che non sono state in grado di restituire il denaro ai correntisti – uno dei motivi alla base del malcontento – il presidente della Repubblica islamica ha osservato che “alcune istituzioni finanziarie hanno defraudato la gente con vuote promesse di alti tassi di interesse” ma ha assicurato che il suo governo “risolverà il problema”.