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In tre giorni Putin si è preso la Crimea

Simferopoli (Crimea) – «La Crimea è sempre stata e rimane una parte inscindibile della Russia» dichiara Vladimir Putin, il nuovo Zar della Grande Russia che si profila all’orizzonte. Dal salone di San Giorgio del Cremlino, il presidente sancisce a chiare lettere l’annessione della penisola davanti al Parlamento riunito. «Per me Putin è come Dio. Non ha paura neppure degli americani. Il suo discorso mi riempie di speranza per il futuro dei nostri figli e una vita migliore» dice credendoci veramente, Tatiana Bunevskaya. A 24 anni fa la cassiera in una stazione di servizio di Simferopoli, capitale della Crimea, dove la tv manda in onda in diretta il discorso dello Zar. In 47 minuti interrotti da una trentina di applausi, Putin cambia la carta dell’Europa.

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«Accettiamo la Crimea e la città di Sebastopoli (sede della flotta del Mar Nero, ndr) nella Federazione russa. Non rispondere alla richiesta di aiuto sarebbe stato un tradimento» sottolinea il padrone del Cremlino. Una coppia venuta a consumare velocemente un panino guarda con distacco lo schermo. Prima di andarsene la signora ammette: «È solo bla bla. Non pensate che tutti siano contenti dell’annessione». Nel frattempo Putin bacchetta l’Occidente ricordando che a Pristina ha permesso quello che contesta in Crimea. «Dicono che il Kosovo fosse un caso eccezionale. Perché durante il conflitto ci sono state molte vittime». E poi aggiunge: «Se non fossimo intervenuti in tempo ci sarebbero state anche in Crimea».

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Poche ore dopo il discorso, l’occupazione senza sparare un colpo registra i primi caduti. Kiev sostiene che Sergey Kokurin, un soldato ucraino sia stato colpito da un cecchino durante un assalto fallito alla base che difendeva a Simferopoli. L’esercito filo russo giura invece che sia stato ammazzato uno dei suoi. E comincia a circolare la voce che il cecchino abbia sparato su tutti e due per provocare un casus belli. Il risultato è che i militari ancora fedeli a Kiev adesso hanno l’ordine di sparare a vista. «Siamo contrari che la Nato spadroneggi alle porte di casa» ha ribadito Putin da Mosca. E annunciato che «non vogliamo ulteriori divisioni dell’Ucraina, ma l’Occidente si è comportato in modo grossolano e irresponsabile passando il segno». Il riferimento è all’appoggio ai rivoluzionari che hanno preso il potere a Kiev. Il presidente con una buona faccia tosta sostiene che le forze armate russe non hanno invaso la Crimea «essendo già presenti sul posto» nella basi della flotta del Mar Nero con 25mila uomini. Putin garantisce che «russo, ucraino e tataro saranno le lingue ufficiali» e promette la «riabilitazione» della minoranza islamica decimata da Stalin. Nelle stesse ore si svolge il funerale di Reshat Ametov, attivista tataro rapito da uomini in mimetica, che lo hanno torturato e ucciso.  L’inserviente della stazione di servizio intenta a pulire ascolta il discorso. «Dopo che ci hanno deportati e massacrato i russi ci proteggeranno? Belle parole, ma non ci credo» sostiene Dilyara, tatara, che parla guardinga e sottovoce.
Alla fine del discorso, Putin firma davanti alle telecamere il trattato di annessione della Crimea con l’autoproclamato premier di Simferopoli, Serghiei Aksionov, il presidente del parlamento della penisola, Vladimir Kostantinov e il sindaco di Sebastopoli, Alexiei Cialyi. L’accordo dovrà essere ratificato dal Parlamento. L’annessione costerà a Mosca 3 miliardi di dollari l’anno, ma Gazprom, colosso russo dell’energia, si è già fatto avanti per sfruttare i giacimenti di petrolio e gas della penisola.

Il premier ad interim ucraino, Arseny Yatseniuk, ha bollato la secessione come «una rapina su scala internazionale». L’Occidente sta preparando nuove sanzioni. Le prime hanno fatto solo il solletico. Per il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, le mosse di Mosca «sono una minaccia alla pace» e il presidente americano vuole indire un G7 all’Aia escludendo la Russia. La Ue protesta, ma il segno dell’indecisione si ha quando Mosca annuncia che il presidente del consiglio europeo Van Rompuy incontrerà Putin. Poi il dietrofront: secondo fonti di Bruxelles Van Rompuy avrebbe annullato l’appuntamento perché reso pubblico. I francesi sono ridicoli. Prima il ministro degli Esteri, Laurent Fabius, annuncia con un tweet che la Russia è sospesa dal prossimo G8. Poi Parigi fa marcia indietro spiegando che si vuole solo boicottare i lavori preparatori del G8 a Sochi, in casa di Putin. E sull’onda dell’annessione lampo della Crimea anche la dimenticata repubblica separatista della Transnistria, nella Moldova orientale, chiede di entrare nella Grande Russia.