Migrants wait to be assisted by the Spanish Red Cross at the Port of Tarifa, southern Spain, on June 23, 2018. 
A total of 418 migrants were rescued in three operations off the coast of Spain on Saturday, the national rescue service said. / AFP PHOTO / MARCOS MORENO

Migranti, il piano sovranista:
hotspot e Libia porto sicuro

Un’Europa “congelata” in attesa delle elezioni di maggio? Sembrerebbe questo lo scenario descritto da chi è tornato, nelle scorse ore, da Lione. Nella città francese si è svolto il G6 dei ministri dell’Interno, un summit a cui partecipano i titolari di tali dicasteri dei Paesi europei più importanti, assieme a quelli di Usa e di altri Paesi del Mediterraneo. Il vertice appare importante, da un lato, per la definizione della politica comune sull’immigrazione ma, dall’altro lato, in tanti hanno disertato. Problemi interni, come per esempio quelli che affiggono il governo francese alle prese con rimpasti e dimissioni, così come problemi di natura elettorale, come nel caso del ministro tedesco rimasto in patria per gli ultimi comizi prima delle regionali. Ma tutti, sia i presenti che gli assenti, sembrano oramai avere lo sguardo rivolto alle elezioni di maggio. 

La linea dell’Italia: hotspot extra Ue e convenzione di Ginevra firmata da Tripoli

“Star” del summit è senza dubbio Matteo Salvini. Il ministro dell’interno italiano appena poche ore prima è stato impegnato in un incontro con Marine Le Pen a Roma, circostanza questa che ha garantito al leader della Lega i riflettori da parte della stampa transalpina. Non a caso Salvini parla di “successo italiano”, in quanto l’intenzione emersa dal G6 sarebbe proprio quella di far passare la linea di Roma sul contrasto all’immigrazione. Due in particolare i punti che l’Italia vorrebbe mettere sul piatto per affrontare la questione relativa ai migranti: da un lato la costruzione di hospot al di fuori del territorio comunitario, dall’altro quello della firma da parte della Libia della convenzione di Ginevra. 

Per quanto riguarda il primo punto, lo stesso Matteo Salvini ha parlato di Albania: “Chiaro che prima serve accordo con loro – dichiara il titolare del Viminale – Ma credo che si troverà”. Del resto con Tirana l’interlocuzione sotto questo fronte appare positiva, specie dopo la vicenda Diciotti che ha visto il paese balcanico mostrare la propria disponibilità per prendere una quota di quei migranti a bordo sulla nave ancorata a Catania. Ma si potrebbe pensare anche ad altri paesi, con i quali ci sarebbero già dei contatti. Esclusa per il momento la Tunisia, che nei mesi scorsi ha subito fatto sapere di non essere disponibile ad ospitare hotspot all’interno del proprio territorio. 

Sul secondo punto invece la linea di Roma mira a rendere la Libia come porto sicuro. Attualmente Tripoli non viene ufficialmente riconosciuta sotto questo punto di vista, non solo per le oggettive difficoltà e per la grave situazione sul campo aggravatasi dopo gli scontri nella capitale libica, ma anche perché mai la Libia ha aderito ai trattati che impegnano al rispetto della dignità umana. Qualora l’Italia riuscisse a convincere il governo di Al Serraj, quello ufficialmente riconosciuto da Roma, a firmare la convenzione di Ginevra molti ostacoli verrebbero superati. La Libia verrebbe considerata porto sicuro e dunque i migranti potrebbero essere rimandati nel paese africano senza grossi ostacoli burocratici. Nelle intenzioni dell’Italia, ci sarebbe anche l’idea di togliere un’argomentazione alle navi Ong le quali, spesso, giustificano il trasporto verso l’Europa dei migranti soccorsi anche in acque libiche affermando come che il paese nordafricano non può essere considerato un approdo sicuro. 

Tutto rinviato a maggio 

Quello di Lione è un incontro informale, che serve a discutere ed a far discutere tra i ministri ed i responsabili della sicurezza dei paesi coinvolti. Ma il G6 storicamente non è la sede dove vengono prese decisioni o ratificati trattati. A maggior ragione, l’appuntamento francese è da considerare soltanto un incontro interlocutorio che ha sullo sfondo le elezioni europee di maggio. Tutto sembra essere rinviato a quella data. I futuri scenari e le future decisioni saranno stabilite dopo l’appuntamento elettorale, quando saranno chiari i nuovi equilibri in seno al vecchio continente. Fino ad allora attuali amministratori, papabili successori e potenziali interlocutori saranno impegnati nella più lunga e difficile campagna elettorale che il parlamento europeo abbia mai conosciuto. Mai come oggi la tornata elettorale per Strasburgo ha assunto, come già in questi giorni, un connotato politico e mediatico così rilevante. 

  • agosvac

    Per quanto riguarda la Libia dubito che l’interlocutore possa essere Sarraj. Ormai è Haftar che si accinge ad essere il n° uno delle Libia. Ha il via libera di Al Sisi, di Trump e di Putin nonché dell’Italia che con lui è andata a parlare non più con Sarraj. Del resto solo chi riesce a fare accordi con le tribù può aspirare ragionevolmente ad unificare la Libia, di certo non Sarraj.

    • Demy

      Giusto, ma bisogna stare attenti ai colpi di coda del nanoleone francislam, alias micron.

      • best67

        maccheron?

        • Demy

          scotto e non mangiabile, salvo essere ” gustato” da Orango Tango…-))

      • agosvac

        Al contrario del vero Napoleone che era molto amato dai francesi, quello “nano” i francesi lo sopportano a stento, pertanto deve stare più attento a continuare la sua Presidenza che a fare danni all’estero.

  • Demy

    Cosa dirà la UE visto che in Libia non esiste un porto sicuro? Forse faranno (?) gli hotspot nel deserto per poi incorrere nelle ire della “democratica” ONU?

  • Federico

    Nessun Hotspsot, se ne devono tornare a casa loro, oppure ci vanno rispediti malamente, basta coi ricatti finti umanitari e coi loro ricattatori migranti ed Ong:!