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La nuova guida di Hamas

Dopo la recente modifica del suo statuto, della Carta di Hamas, in cui l’organizzazione palestinese, per la prima volta, ha riconosciuto come possibilità la nascita di uno Stato palestinese con i confini del 1967, ora cambia anche gerarchia. Il nuovo leader di Hamas è Ismail Haniya, che succede a Khaled Mesh’al dopo vent’anni di leadership indiscussa di quest’ultimo.

Un cambiamento annunciato già da qualche tempo ma che diventa di fondamentale importanza per comprendere il percorso intrapreso dall’organizzazione palestinese e per capire il suo prossimo futuro. E per fare questo ragionamento, non si può che non partire dalla persona del suo nuovo leader: Ismail Haniya. Nato 54 anni fa ad Al Shati, in un campo profughi a nord di Gaza, Haniya è sempre vissuto lì. Una vita passata nella Striscia di Gaza, tra i profughi e il senso di rivalsa contro Israele. Un sentimento di odio nei confronti di Israele, che Haniya si è portato dentro per anni, e che l’ha condotto a militare, sin da giovane, nell’organizzazione di Hamas. Ma è anche un sentimento che, nel tempo, si è tramutato in qualcosa di più di un semplice muro contro muro.

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Nonostante la sua vita passata tra i profughi, i suoi trascorsi nelle carceri israeliane, la sua esperienza continua dentro Hamas, Haniya è sempre stato un cosiddetto “moderato”. Moderato, naturalmente, sempre all’interno di un’organizzazione considerata terroristica, non certo un moderato in senso occidentale del termine. Ma è sempre stato un personaggio di spicco dell’ala cosiddetta “pragmatica”. Un pragmatismo che lo condusse a sconfiggere Fatah alle elezioni, movimento riconducibile alla figura storica e indiscutibile di Yasser Arafat. Storiche le sue parole in una lettera inviata al Washington Post, nel 2006, quando si lesse per la prima volta, tra le righe, il fatto che Israele poteva essere riconosciuto soltanto nel momento in cui anche i diritti dei palestinesi sarebbero stati riconosciuti legittimi. Una lettera dal forte valore simbolico, soprattutto perché spedita al giornale che porta il nome del cuore della politica americana, della capitale del più grande alleato di Israele.

L’annuncio di Khaled Mesh’al del passaggio di testimone è stato quindi non soltanto un annuncio di cambiamento di leadership, ma anche un cambiamento programmatico. Il pragmatismo di Haniya deve essere il paradigma del nuovo corso di Hamas, che vuole ora spezzare le catene di un isolamento in cui si era condannato da sola quando, al comando di Gaza, aveva ostacolato ogni percorso di pace e di unità nazionale palestinese. Un’unità d’intenti di tutto il popolo palestinese che, al contrario, Haniya aveva sempre desiderato, anche a costo di farsi da parte da leader di Hamas e da primo ministro dell’Autorità nazionale palestinese.

Il fatto che questi cambiamenti dentro Hamas avvengano contemporaneamente all’incontro di Abu Mazen a Washington con Donald Trump è un segnale fondamentale per il presente e il futuro del conflitto arabo-israeliano. Il Qatar, sede di Hamas in esilio, ha esercitato nel tempo pressioni su tutto il gruppo affinché rompesse con i Fratelli Musulmani e s’impegnasse per giungere a un accordo che desse stabilità a tutta la Terra Santa. La rottura con i Fratelli Musulmani rappresenta un passo fondamentale in questa logica, perché significa riallacciare i rapporti con l’Egitto di Al Sisi e ripristinare buone relazioni con tutte le monarchie del Golfo Persico. In questa prospettiva, la scelta di designare Ismail Haniya come guida di questo faticoso processo può essere considerata una base di partenza molto importante. Nonostante la ferrea volontà di Israele di rifiutare il cambiamento di statuto di Hamas e soprattutto il fatto che consideri il nuovo leader un terrorista al pari di tutta l’organizzazione, è chiaro che questi segnali di sostanziale volontà di giungere a un primo larvale accordo non possono lasciare indifferente il governo di Tel Aviv. La visita di Trump in Arabia Saudita, in questi giorni, potrebbe essere un ulteriore banco di prova nel difficile cammino verso una pacificazione della Palestina.