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Il rave party dell’ultradestra

Le teste lucide e rasate rimbalzavano a ritmo convulso e le braccia tese vibravano nella luce fluorescente, ricordando un gesto e un’epoca maledetti, che si credevano gettati alle spalle da tempo. “Per i nostri 30 anni di carriera abbiamo pensato a un brano, Allucinazione, che parlasse del tema attuale della migrazione,” spiega a Gli Occhi della Guerra Petrovity Zorán, cantante della band ungherese Egészséges Fejbőr, appena riconoscibile dai suoi fan, con la testa liscia e il corpo tatuato avvolto in una felpa nera. “Proprio come in un’allucinazione, che è una distorsione della realtà, noi immaginiamo il mondo in futuro invaso da immigrati-criminali che creano problemi e stuprano le nostre donne,” aggiunge, prima di sfilarsi il cappuccio e, con addosso la polo Longsdale simbolo dei naziskin d’annata, salire sul palco del Felvidéki Magyar Sziget di Dunajská Streda, nel sud della Slovacchia.

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“Il nostro è un modo di vivere e di pensare, e con questo festival diamo agli ungheresi sparsi tra Slovacchia, Transilvania, Serbia e Ungheria l’opportunità di confrontarsi su tutte quelle questioni che li interessano e per cui si battono,” spiega Gergely Dobay, rappresentante del Movimento Giovanile di estrema destra delle 64 Contee (o HVIM dalle iniziali del nome in ungherese) fautore dell’evento. L’HVIM è stato fondato nel 2001 da László Toroczkai, che pur essendosene distaccato nel 2013 per diventare sindaco della cittadina ungherese di confine di Assotthalom ogni anno è invitato a parlare al festival, e si batte per la riunificazione delle minoranze ungheresi che risiedono fuori dall’Ungheria e per la revisione del Trattato di Trianon, che ha ridisegnato i confini attuali del Paese. Il nome del Movimento rimanda alle 63 contee della Grande Ungheria, diventate con loro anacronisticamente 64. “Oggi la nostra sfida più grande è sopravvivere,” ammette Dobay, facendo riferimento alla difficile situazione dell’HVIM in Serbia, Romania e Ucraina, dove i suoi membri sono banditi o dietro le sbarre per accuse di terrorismo, e alle continue difficoltà affrontate in Slovacchia.

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Il successo di un festival come il Felvidéki Magyar Sziget(Isola Ungherese nella Terra Alta, cioè il sud della Slovacchia) consiste nel saper raccogliere anime ultra-nazionaliste diverse attorno, da un lato, al mito del Regno Ungherese prima della Grande Guerra e, dall’altro, all’odio o rifiuto per le minoranze etniche e i migranti di oggi. Così, prendendo ad esempio gli Egészséges Fejbőr, che si sono imbevuti di retorica neo-nazista negli anni ’80 e hanno visto alcuni dei loro membri e fan venire arrestati negli anni per antisemitismo, possono ancora contare su un discreto seguito perché al vecchio odio mai sopito per “quelli dai nasi con la gobba” – come Zorán non smette di chiamare gli ebrei, ridendo – accompagnano il diffuso e facile disprezzo per i nuovi arrivati.

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Il 10 giugno il festival ha aperto le porte nel primo pomeriggio e dopo appena un’ora si sentivano già le risate sguaiate, di chi si era riunito sull’erba a fumare sigarette e berepalinka, la grappa locale, a fiumi. “È tutto un parlare delle tensioni tra ungheresi e slovacchi ma… prendi noi,” dice una donna dai capelli rosso fuoco e i denti neri striati dal troppo tabacco, indicando una coppia di amici. “Noi siamo dell’ovest dell’Ungheria, e loro di un paesino poco distante da qui, ma da anni partecipiamo a questi eventi assieme”. Il marito, con dei buffi baffi grigi e una canottiera macchiata e attillata, che a stento ne conteneva l’addome, conferma che sono lì “solo per la compagnia, la musica e gli Szkítia”, la prima band folk-rock a esibirsi quella sera. “Se devo essere sincero, però, sono molto preoccupato per tutti quei migranti che stanno arrivando da noi a Sopron,” continua, “sia perché sono criminali senza voglia di studiare e lavorare, sia perché hanno trasformato un tranquillo paesino di 30,000 persone in una città di 80,000 .” Il prato si riempie di tende e roulotte e ai primi arrivati si aggiungono ragazzi palestrati dalla testa rasata, pantaloni aderenti, anfibi, polo e bretelle. Non si mischiano al resto del gruppo,  ma stanno in disparte a bere una birra dietro l’altra e a parlare tra loro. “La nostra nazione ha una storia secolare ma oggi siamo una minoranza”, bisbiglia scocciato Adrian, ungherese cresciuto in Slovacchia. I suoi amici guardano altrove, rifiutandosi di aggiungere altro.

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Poco prima del calare della sera, si sentono i primi scricchiolii degli amplificatori e gli strumenti che vengono accordati. Poco più in là, sette uomini e una donna si affrettano a finire gli avanzi di salsiccia e patate fritte rimasti sui loro piatti: è loro, degli Szkítia, lo spettacolo che sta per iniziare. Muovendo la lunga chioma bionda, è il cantante Levente Raduly a riassumere velocemente lo spirito della band e del festival. “Io sono un venditore e tratto con tutti, ma penso che da ungherese – e vale anche per le minoranze come me, che vengo dalla Romania – tu abbia il diritto di stare in Ungheria e mantenere questa cultura,” afferma pacato, “mentre se vieni da un altro posto… devi andartene, è semplice. Tanto più che se sei scappato per colpa di guerre e persecuzioni, perché decidi di mantenere la tua di cultura, invece di assimilare la nostra?”

Non c’è tempo di aggiungere altro, che gli Szkítia salgono sul palco e accennano le prime note di Europa, Il Calvario delle nazioni.Mentre il testo della canzone paragona i migranti ai giustizieri ebraici che hanno crocifisso Gesù, e indica il multiculturalismo e la migrazione di massa come le cause dietro la morte delle nazioni europee, il pubblico si accende. Se all’inizio sono gli ungheresi alticci e dai look bizzarri fuori dal tempo a occupare la pista, e le teste rasate si muovono impercettibilmente ai lati, quando cala la notte le proporzioni s’invertono. E diventa impossibile distinguere un gruppo dall’altro, come in una lunga e paurosa allucinazione.

Ha collaborato Costanza Spocci

  • Unopercento

    Reportage banale infarcito di infantile “luogocomunismo” consiglio alle due fanciulle di postare i loro “reportage” sull’osservatorio delle nuove destre . Da “gli occhi della guerra” mi aspettavo di più e di meglio

  • ago ago

    PIU CHE GLI OCCHI DELLA GUERRA ORMAI SEMBRA GLI OCCHI DELLE TESTE DI CAZZO, NAZISTI DI MERDA, CREPATE VOI E CHI SCRIVE QUESTI ARTICOLI

    • Lucius

      coglione ce sarai

    • Stefano Tatai

      La rinascita di certi estremismi, stupidi finché volete, è conseguenza della immensa incoscienza di chi ha acconsentito all’invasione dei paesi europei. Questi migranti non sono profughi in cerca di asilo, sono orde di avventurieri ignoranti e spesso delinquenti, o elementi pericolosi al servizio dell’Islam conquistatore. Purtroppo la reazione va oltre i limiti e diventa incontrollabile quando incontra il muro di gomma di governanti incapaci di capire l’inaccettabilità delle loro politiche.

      • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

        Trascuri che prima c’è stata l’invasione dell’Africa e pensa ai fascisti nostrani del secolo scorso. Altrimenti propaghi io posso e tu no, cioè esprimi, volente o nolente, la prepotenza.

  • random640

    questi sono i fisologici “anticorpi” della società, alla reazione verso idiote, corrotte, criminali azioni di cd “governi” democratici che dovrebbero fare IN PRIMIS gli interessi degli AUTOCTONI..in PRIMIS l’interesse NAZIONALE, poi..evventualmente il resto..Restano però fenomeni bordeline “folcloristici” l’altra faccia della medaglia dei rave con le trecce e le canne, degli antagonisti..dei giovani invasati conniventi con il degrado dell’immigrazione a sinistra. Piuttosto vedo una impressionante assenza della società civile “borghese” imprenditori, commercianti, professionisti, artigiani, che si mobilitino in massa, gente di dx o cdx, la gente stanca delle angherie di questa porcata americana chiamata Ue, vedo molti ignavi, ipocriti “io non sarei razzista..ma” cosa centra il razzismo con la difesa legittima da invasioni criminali di nullafacenti, oramai PROVATO, furbi, poco di buono, inidentificati dall’africa? è chiaro che negli spazi vuoti lasciati dalla società civile(che manco va a votare..e non scende in piazza, ma si indigna e blattera) si inseriscono questi fenomeni. da rockettari frustrati, di dx e sx..

    • Ettore Cimadomo

      bravissimo

  • venzan

    E allora?, e allora ogni popolo ha il diritto di difendersi, e difendere la propria terra e cultura. E che dobbiamo essere tutti anarchici e nemici di noi stessi?

    • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

      Ciò significa non invadere quella degli altri ma che esempio il land grabbing è.

  • ago ago

    COSTANZA SPOCCI, E’ IL CASO DI DIRE CHE LEI PUO’ SOLAMENTE LAVARE I PIATTI DOPO PRANZO, MA CHE REPORTAGE E’? LO POTEVA SCRIVERE CHIUNQUE E PURE GRATIS, IDIOZIA PURA

    • Lucius

      coglione

      • Mr.Joe

        ù cugghiuni sì tu!

  • MLF

    Un rave party, con bands locali. E allora? Cosa c’e’ di “allucinante”? Il fatto che vogliano mantenere la propria identita’ di ungheresi e non diventare ugandesi?
    Onore al merito. Hanno ragione. Lo sanno gia’ cosa vuol dire essere “occupati e dominati” da un altro padrone, e non vogliono finirci di nuovo, sotto un dominio ancora peggiore. Punto.
    Come dargli torto.

    • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

      Tutti abbiamo torto dal momento che esiste la povertà umana.

  • Marco Pizzale

    Ad ogni Rave che si rispetti ci sono sempre gli spacciatori…….

  • soldellavvenire

    ai rave party, ecco dove spendono i soldi che gli regalate, bananas

  • Andrea Soncina

    Non c’era bisogno di andare in Ungheria per fare ste articolo da 2 soldi. Provo disgusto nel vederlo in prima pagina, occhi della guerra sempre più politically correct e sensazionalista. Le signorine dovrebbero imparare da biloslavo, non da lucignolo.

  • Ettore Cimadomo

    ho vissuto all’estero, ho avuto per amici molti stranieri, ho fatto venire in Italia alcuni poveri cristi, pur partendo da vicinanza all’MSI, sono sempre stato avverso alle dittature, giungendo, per molti versi, a sentirmi di sinistra per tematiche sociali (la vera sinistra che non è rappresentata da PD e varie). Mai avrei pensato di poter levare il calice osannando degli scalmanati che parlano di sterminio. Oggi? Oggi, grazie alla finanza internazionale che ha distrutto, con sistemi subdoli) i nostri paesi, mi vedo costretto a farlo. Occorre fare barriera e svicolare dal pensiero unico.

  • luca63

    Per le allucinazioni vai fuori di una qualsiasi stazione della nostra italia di merda.
    Tieniti i negri,gli zingari e gli arabi.
    Io preferisco i concerti degli europei bianchi .

    • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

      In un’altra stanza, quella che parla della Puglia, ti dici però favorevole al lavoro sottopagato dei non bianchi.

  • Ettore Cimadomo

    Anche io sono molto deluso dal reportage. Vero. Anche Libero si adegua al politically correct. D’altronde, con Berlusconi che parla ancora d’Alfano …

  • Livio

    E allora? (Non sarà che Lei è ebrea e, perciò, non europea?)

  • Mr.Joe

    Cercati un altro lavoro Spocci come lava cessi in un centro della Caritas! Ormai si sa che il Giornale è un covo di giornalisti sionisti! Vi devo fare i nomi?

    • Mario Bosco

      coglionazzo!

      • Mauro Estrandal Romanelli

        E piantala di dire coglionazzo a chi critica questo articolo pro buonisti.
        Qui l’unico coglionazzo e’ lei.

  • Andronikos

    Rave party? Vuol dire con la droga? Si fottessero allora questi amici…i veri europei cristiani non si drogano. Ci fanno fare figure del czzo.

  • Rifle Leroy

    Il giornale titola in home “il nazismo pop” ,riferito a quelli di generazione identitaria.
    Ma come si fa a fare tale disinformazione ? e questo è un giornale di destra ? nemmeno repubblica arriva a certi livelli di manipolazione. Vergognatevi!

    • https://www.youtube.com/watch?v=wDJjcL9Ya4c Anita Mueller

      La destra e la sinistra sono finti avversari.