Il mercato che non conosce crisi

Il mercato delle armi non conosce crisi. Anzi, è in costante aumento e negli ultimi cinque anni ha raggiunto il livello più alto dalla fine della Guerra fredda. C’è chi esporta tank e aerei d’attacco. E chi si riempie di fucili, rpg e munizioni. A rivelarlo è il rapporto pubblicato dal Sipri – Peace Research Institute di Stoccolma –, un istituto indipendente specializzato nelle statistiche del settore bellico dagli anni Cinquanta. Dallo studio emerge che le importazioni sono cresciute principalmente in Asia e in Medio Oriente. I maggiori acquirenti sono stati l’India e l’Arabia Saudita, con una quota del 13 e dell’8 per cento nel periodo che va dal 2012 al 2016, seguiti poi da Emirati Arabi Uniti, Cina e Algeria.

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Nuova Delhi, in particolare, ha acquistato il 68 per cento del materiale bellico dalla Russia. Proprio da Mosca, ad inizio febbraio, l’azienda che produce il famoso fucile d’assalto AK47, forse uno dei protagonisti principali dei conflitti negli ultimi decenni, aveva annunciato l’intenzione di aumentare il personale a causa di una mole di ordini molto elevata. L’India, da sola, rappresenta il 13 per cento del mercato mondiale, con una quota molto superiore alla Cina. Questo, ha spiegato Siemon Wezeman, ricercatore del Sipri, avviene “perchè Pechino è più capace di sostituire le importazioni di armi con produzioni locali”.

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Riad, invece, impegnata nella brutale guerra in Yemen contro i ribelli sciiti, ha triplicato le spese rispetto al quinquennio precedente. Gli armamenti acquistati arrivano soprattutto dagli Stati Uniti – quasi il 50 per cento – e dalla Gran Bretagna. Anche se a tassi più ridotti, l’import degli altri Stati della regione è cresciuto. “Nonostante i bassi prezzi del petrolio, i Paesi dell’area hanno proseguito il trend in crescita nelle commesse di armamenti nel 2016, individuandole come gli strumenti cruciali per risolvere i conflitti e le tensioni regionali”, ha spiegato Wezeman.

In cima alla lista degli esportatori di armamenti troviamo gli Usa, la Russia, la Francia e la Germania. Il Paese governato ora da Donald Trump, rimane il principale venditore del settore bellico. Le esportazioni dagli Stati Uniti sono aumentate del 21 per cento rispetto al periodo tra il 2007 e il 2011 e quasi la metà delle vendite è stata destinata ai paesi dell’area mediorentale. “Washington fornisce armamenti ad almeno cento paesi in tutto il mondo, molto più di qualsiasi altro stato fornitore”, ha precisato Aude Fleurant, direttore del programma dell’istituto indipendente sulle spese militari. E ha aggiunto: “I velivoli d’attacco avanzato con missili da crociera e di precisione e i sistemi missilistici di difesa aerea di ultima generazione rappresentano una quota significativa delle esportazioni di armi del Paese”.

Per quanto riguarda l’Italia l’export è cresciuto del 22 per cento negli ultimi cinque anni. Il nostro primo cliente è la Turchia di Recep Tayyp Erdogan, con il 14 per cento degli acquisti. A seguire troviamo l’Algeria di Abdelaziz Bouteflika e l’Angola guidata da José Eduardo dos Santos, da 37 anni consecutivi protagonista della scena politica del Paese. Roma fa affari anche con gli Emirati Arabi Uniti e con Israele.

@fabio_polese