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Honduras, golpe del Pentagono

Era il 28 giugno del 2009, quando il presidente democraticamente eletto Manuel Zelaya venne prelevato a casa sua in pigiama dalle forze armate del suo paese. Molto si scrisse all’epoca su questo colpo di stato, Mel – così tutti chiamavano il presidente –  si rifugiò prima nell’ambasciata brasiliana sino a quando gli fu consentito di mettersi in salvo, prima in Costa Rica e poi in Nicaragua. Sul ruolo degli Stati Uniti Barack Obama negò qualsiasi coinvolgimento di Washington dicendo pubblicamente che il golpe honduregno era “illegale”.

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Tutto bene dunque? Niente affatto perché se, al solito, le parole dell’allora inquilino della Casa Bianca furono impeccabili dal punto di vista del politically correct – ovvero in linea con quanto già sostenuto, nel 2001, da Colin Powell: “gli Usa non appoggeranno mai più colpi di stato contro governi democraticamente eletti in America latina” – la realtà si scopre ora essere totalmente diversa.

Già perché c’è una storia che vale la pena qui raccontare e forse dimostra che l’allora neo-Nobel per la Pace aveva mentito sull’Honduras, anche se il condizionale è d’obbligo, visto il modus operandi dei soggetti coinvolti, poco inclini tanto alla disciplina gerarchica quanto alla trasparenza. Insomma se Obama sapeva è stato complice, in caso contrario poco vigile. Una storia che comunque stravolge la recente storiografia su quanto accadde nel piccolo paese centroamericano, per la cronaca oggi il più pericoloso per attivisti di diritti umani ed ambiente, come dimostra l’omicidio della coraggiosa Berta Caceres.

A denunciarlo agli Occhi della Guerra è l’ex corrispondente per l’America latina da Buenos Aires per Newsweek e Washington Post, Martin Edwin Andersen, dal 2005 al 2010 professore e responsabile della comunicazione strategica del William Perry Center for Hemispheric Defense Studies (CHDS), il think-tank di riferimento del Dipartimento della Difesa Usa per quanto concerne la politica estera da implementare nelle Americhe e che dipende direttamente dallo US Southern Command (che guarda caso proprio nei giorni del golpe honduregno soffriva un vuoto di potere).

La denuncia di Andersen è gravissima: il colpo di Stato in Honduras è stato appoggiato da alti funzionari Usa del CHDS e del US Southern Command, questi alti funzionari che hanno appoggiato i golpisti del paese centroamericani sono ancora tutti al loro posto né sono stati puniti da un’istituzione che si pregia di essere “formativa” ma dove, almeno sino al 2014, insegnava un docente accusato in Cile di essere stato un ex torturatore di Pinochet. Andersen, ça va sans dire, ha ricevuto più di una minaccia, perdendo come altri whistleblowers (denunciante in italiano) in passato, la tranquillità, economica e personale, di chi ha come unica colpa quella del coraggio di raccontare la verità.

A seguire alcuni estratti in anteprima della denuncia di Andersen in merito al ruolo ricoperto da CHDS e US Southern Command nel golpe in Honduras del 28 giugno 2009.

“In realtà una parte rilevante dell’appoggio al colpo di stato in Honduras si è verificato real time a pochi isolati dal Campidoglio”, scrive Andersen. Come fa a saperlo? Semplice, era là, anche se prima che sia aperta un’inchiesta ufficiale su quanto accaduto mi precisa che “deve andarci con i piedi di piombo, soprattutto a fare i nomi delle persone coinvolte”, compresi un paio di agenti della CIA che lui definisce “eroi”.

“Lo so bene perché ho lavorato come assistente per gli affari sulla sicurezza nazionale e come responsabile della comunicatore strategica del centro di formazione di Southcom alla National Defense University – continua Andersen – Nonostante il mio ruolo, sono stato cacciato fuori dalle riunioni del personale di alto livello del CHDS in quanto erano preoccupatissimi solo su come mettere un coperchio per occultare all’opinione pubblica come alcuni loro colleghi avevano aiutato il tentativo di colpo di stato honduregno”.

Per inciso, Andersen non ha mai ammirato Zelaya e, anzi, nei suoi rapporti aveva sempre sottolineato questo pur ribadendo come fosse bene chiarire sin da subito l’assenza di qualsiasi coinvolgimento statunitense nel colpo di stato.

Perciò, forse ingenuamente, lo stesso giorno del golpe, il 28 giugno 2009, aveva scritto un’email a Frank Mora, l’uomo di Obama per i rapporti con le Americhe, di indagare sugli incontri con il generale honduregno Romeo Vasquez Velasquez – il personaggio principale del golpe – ed i suoi collaboratori.

“Sono stato naif forse, ma di fatto pochi giorni dopo ho scoperto che un altro membro senior del CHDS, questo di estrema destra e critico feroce di Obama, aveva coordinato incontri tra i suoi accoliti e i militari del colpo di stato in Honduras in Campidoglio, persino nell’ufficio di un senatore oggi in pensione, e in altri luoghi della nostra capitale, proprio mentre a Tegucigalpa e nelle campagne gli stessi militari golpisti avevano iniziato i rastrellamenti mortali”.

Attraverso suoi contatti Andersen scopre “che due funzionari della CIA e un ‘agente’ una volta appurato il ruolo clandestino del CHDS” in Honduras erano “letteralmente furenti” e, a quel punto, la preoccupazione principale del William Perry Center for Hemispheric Defense Studies diventa una sola: coprire tutto. A tal punto che nel centro si discute a lungo su come “comprare” almeno uno dei tre funzionari dell’intelligence USA.

La testimonianza resa martedì 31 gennaio scorso all’Ufficio della Comunità dell’Intelligence dell’Ispettorato Generale USA in cui Andersen ribadisce punto per punto “le illegalità” (per usare le parole di Obama) avvenute nei giorni precedenti al golpe honduregno del 2009 presso il William Perry Center for Hemispheric Defense Studies di Washington arriverà domani ai Comitati d’intelligence di Senato e Camera dei Rappresentanti USA – e sarà contrassegnata come Congressional Disclosure, No. 1703. Vedremo che decideranno di fare e se, i co-responsabili del golpe honduregno di Washington saranno finalmente puniti e denunciati dallo US Southern Command, da cui il CHDS dipende.

Per la cronaca, Andersen è stato appoggiato in questa sua battaglia per la verità tra gli altri anche da due agenti Cia che lui stesso definisce “eroici” e hanno confermato le sue denunce, nonostante le minacce ricevute ed i tentativi di “acquisto”.

Il caso, i cui sviluppi sono appena agli inizi, dimostra ancora una volta semmai ce ne fosse ancora bisogno, la salute tutt’altro che buona dell’intelligence statunitense, vuoi per la presenza di troppe agenzie che negli USA si occupano di sicurezza (sono 16 servizi “segreti” a Washington), vuoi per metodi che, soprattutto nei due mandati dell’osannato Obama, tutti pensavano fossero stati lasciati alle spalle.

  • marcot

    Il 28 Giugno del 2009 solo un imbecille o una persona in cattiva fede poteva credere che gli USA non c’entrassero niente. È chiaro che, di facciata, il governo americano condannasse il golpe, tanto più che era stato fatto contro un governo democraticamente eletto e per di più con un presidente democristiano, quindi non era giustificabile di fronte all’opinione pubblica. Zelaya voleva allinearsi economicamente cin Venezuela e Cuba, e questo agli USA non andava giù. Siamo sempre alle solite: la democrazia esiste fintanto che fai gli interessi delle multinazionali. Quando non li fai, ti levano subito la democrazia. Zelaya docet.

    • Paolo Manzo

      Intanto domani la questione arriva alle commissioni Intelligence di Senato e Camera e si spera che i responsabili degli incontri non autorizzati con i golpisti di Velasquez vengano finalmente puniti ed allontanati. Il che non mi pare cosa da poco oltre a sottolineare il doppiogiochismo (o l’ignoranza che è sempre colpevole per un presidente) di Obama sul tema, mai sottolineato dai media mainstream né all’epoca né oggi. E anche questo non mi pare cosa trascurabile

      • marcot

        Non è cosa da poco: è meno di niente. Condannare un paio di pesci piccoli (ammesso che si arrivi alla condanna) non riporterà la libertà in Honduras, dove l’opposizione legata a Zelaya è ancora perseguitata con la violenza, le squadre della morte e le camere di tortura. Questa storia delle commissioni intelligence sono l’ennesima operazione di facciata, che non cambierà di un millimetro la situazione politica ed economica del paese colpito dal golpe.

  • Ling Noi

    Film già visto, che i campioni del “Destino Manifesto” ci propinano da più di un secolo.

  • antonio

    e poi il cattivo era Hitler

  • giovanni

    Ma che gli fregava ad Obama dell’America latina, a lui interessava di più inondarci di musulmani che rubano, stuprano e spacciano, dalla Svezia alla Sicilia.
    Obama, il diversamente negro (ed islamico).

  • Julian

    A partire dagli anni venti del secolo scorso gli Usa hanno sempre difeso i loro interessi in America Centrale prima supportando gli affari della United e Standard Fruits co. (Piantagioni di banane) fino agli anni 90 quando avevano trasformato l’Honduras nel caposaldo di difesa contro i Contras del Nicaragua con migliaia di soldati. Uno dei responsabili fu il colonello North – divenuto poi senatore con poca fortuna -braccio di Reagan. Poi degli Usa non se ne è sentito parlare fino alla destituzione di Zelaya…